Cameristica

Krystian Zimerman – Bologna Musica Insieme 21 Gennaio 2019


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Un concerto ….A very crowded concert
   .. ovviamente affollatissimo del grande pianista polacco di 62 anni che a partire dal suo trionfo al concorso Chopin del 1975 ha ininterrottamente goduto di un successo planetario. Un grande artista (che mantiene – ormai fra i pochissimi – l’abito di scena, il frac), fra  i pochi che hanno il diritto di scegliere all’ultimo momento il programma eseguito anche in funzione delle sue condizioni di salute che soffrono di un’infanzia in Slesia vicino alle miniere di carbone. E uno dei pochi (insieme a Pogorelich e in passato Richter) a valersi dello spartito durante le esecuzioni, seppure non esibito sul leggio. Una fama comunque sicuramente meritata che però non può sottrarsi a considerazioni valutative oggettive. Nello Zimerman odierno le due componenti dionisiache e apollinee sembrano essersi sempre più distanziate dando luogo a un contrasto interpretativo che in certi casi può risultare discutibile. E’ il caso certamente della sonata brahmsiana. Va ricordato che Brahms appartiene al circolo schumanniano coagulato intorno al  Neue Zeitschrift für Musik la rivista fondata e diretta dal compositore di Zwickau, che in una polemica furibonda (anche a base di colpi bassi – si pensi alla polemica con Heine e Berlioz) si pose a difesa dei valori tradizionali della musica tedesca in contrasto alle tendenze emergenti rappresentate da Liszt e i suoi fautori, polemica che si trascinerà fino alla fine del XIX secolo contrapponendo appunto Brahms e il post-lisztiano Wagner.  Brahms quindi come compositore del suo tempo ma con una impostazione “classica” come peraltro comprovato dal formalismo (inteso come struttura) delle sue composizioni maggiori.  Ma proprio come dei grandi compositori (personalmente considero Brahms come il vero gigante musicale dell’800) capace anche di innovazione nei confini della impostazione succitata. E’ il caso della grande sonata op. 3 che vede l’inserzione di un intermezzo una forma musicale sostanzialmente ignota al tempo e comunque mai usata in un contesto sonatistico, quasi un presagio di quel tipo di composizione che tanta parte avrà nell’ultimo periodo della produzione pianistica del musicista di Amburgo (si pensi alle opere dal 115 al 119) e che come da lui affermato furono “l’espressione del suo profondo dolore”. Qui l’intermezzo si pone come una cesura prima dell’ultimo tempo (sempre con un incipit minimalista come nel secondo concerto) inserendo una sorta di pausa meditativa che però in un’interpretazione estremamente romantica come quella di Zimerman non trova la sua cifra di mistero e suspense.  E’ questa una delle caratteristiche esecutive del pianista polacco che è un assoluto maestro dei toni espressivi e delle sonorità (quello che un tempo si sarebbe impropriamente chiamato “tocco”) che sono le caratteristiche che fanno delle sue interpretazioni schubertiane un capolavoro. Questi eccessi tardoromantici (che si ritrovano in tutta l’esecuzione della sonata) non trovano rispondenza nel dettato di una partitura che fa della sua impostazione classicistica il pilastro su cui si basa tutta la sonata. Senza dimenticare che siamo alla metà del XIX secolo e che Brahms allora ventenne aveva la necessità di proporsi a partire da solide basi strutturali. Tutto questo solo per un’analisi quanto più possibile razionale dell’esecuzione (per quanto questo termine possa avere un significato), che è invece magistrale all’ascolto e che è stata premiata da applausi sentiti (anche se non strepitosi come sarà per l’ascolto della seconda parte dove gli scherzi chopiniani e in particolare il secondo – finalmente della musica nota, che sollievo!) a riprova che la larga maggioranza del pubblico applaude più la musica che l’esecutore soprattutto se per brani noti all’orecchio. E proprio per venire ai brani del compositore di Żelazowa Wola non si può non sottolineare come la succitata componente dionisiaca si trasformi in certi casi in una vera e propria furia che nuoce alla comprensione del discorso musicale. Eccesso di velocità (mentre l’età gioca il suo ruolo..) e di sonorità che fanno persino presumere una certa ansia prestazionale e che ricordano – in termini diversi – il primo concerto di Zimerman in Italia alla Pergola di Firenze dove il finale dell’op. 58 di Chopin fu un vero e proprio disastro per un eccesso di velocità.  Zimerman non ha certo necessità di épater le bourgeois vista la sua fama e soprattutto le sue doti eccezionali e potrebbe tenere presente le sagge trasformazioni di Sokolov e soprattutto di Lupu che fanno del passare degli anni un asset più che un difetto compensando con la saggezza musicale l’inevitabile riduzione delle capacità tecniche: non si debbono commettere gli errori dell’ultimo Pollini. In conclusione un concerto di un grandissimo che però pare denunciare l’inizio di alcune carenze (manierismo?) che si può solo auspicare siano comprese e temperate. Del successo di pubblico abbiamo già detto. Nessun bis anche per le evidenti condizioni di salute.
Prima del concerto abbiamo avuto modo di ascoltare una (finalmente almeno breve!) introduzione nella quale per esemplificare la ritimica degli scherzi si è persino ascoltato un “taratata” che ha ricordato a molti il ben noto “zazaza” di Paolo Conte. E per onore di verità NON è vero che lo scherzo ha sempre occupato la terza posizione di una sonata. A partire da Beethoven nelle due sonate op. 106 e 110 per continuare con Chopin nelle due sonate op. 35 e 58 etc. lo scherzo, proprio per la sua importanza musicale e la sua estensione viene inserito subito dopo il primo tempo. In seguito poi lo scherzo come tale sfuma in altri tempi (o viene semplicemente omesso) e quindi non è più individuabile come tale.
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.. by the great Polish pianist 62 years old that since his triumph in the Chopin competition of 1975 has continuously enjoyed a planetary success. A great artist (who maintains-now among the very few – the dress of the stage, the black tie), among the few who have the right to choose at the last moment the program performed also according to his health conditions that suffer from a childhood in Silesia near the coal mines. And one of the few (along with Pogorelich and in the past Richter) to use the score during the performances, although not exhibited on the lectern. A fame certainly deserved that however cannot escape an objective evaluation. In today’s Zimerman, the two components dionysian and apollinean seem to have become more and more distant, giving rise to an interpretative contrast that in some cases can be questionable. It is the case certainly of Brahms sonata. It should be recalled that Brahms belonged to circle around the Neue Zeitschrift für Musik the magazine founded and directed by the composer of Zwickau, who in a furious controversy (not always fair – think the controversy with Heine and Berlioz) which defended the traditional values of German music in contrast to the emerging tendencies represented by Liszt and his followers, contrast which will be dragged until the end of the nineteenth century opposing Brahms and the post-Lisztian Wagner. Brahms as a composer of his time but with a “classical” approach as evidenced by the formalism (understood as structure) of his major compositions. But just like the great composers (I personally consider Brahms as the true musical giant of the ‘800) also capable of innovation in the boundaries of the aforementioned setting. This is the case of the great sonata op. 3 that sees the insertion of an intermezzo, a musical form substantially unknown at the time and anyway never used in a sonata, almost an omen of that type of composition that so much will count in the last period of the piano production of the musician of Hamburg (think of the works from 115 to 119) and that as he said were “the expression of his deep sorrow“. Here the Intermezzo constitues a break before the last tempo (always with a minimalist incipit as in the second concert) inserting a sort of meditative pause, but in the extremely romantic interpretation like that of Zimerman does not find its characteristic of mystery and suspense. This is one of the executive features of the Polish pianist who is an absolute master of expressive tones and sounds (what once would be improperly called “touch”) that are the characteristics that make his Schubert’s interpretations a masterpiece. These tardoromanthic excesses (which are found throughout the sonata’s execution) do not correspond to the dictation of a score that makes its classicistic setting the pillar which the whole sonata is based on. Without forgetting that we are in the mid-nineteenth century and that Brahms then twenty years old had the need to propose himself from solid structural bases. All this just for an analysis as rational as possible of the execution (as long as this term may have a meaning), which is rather masterful to listen and that has been rewarded by a warm applause (even if not sensational as that listened in the second part of che concert  for the Chopin scherzi  (and especially the second – finally a well known music, what a relief! – to prove that the large majority of the audience applauds more the music than the performer). And for the pieces of the composer of Żelazowa Wola it cannot be overlooked how the aforementioned dyonisian component is transformed in some cases in a real fury that harms the comprehension of the music. Speed (while age plays its role..) and sounds that make even to presume a certain performance anxiety and that remember – in different terms – the first concert of Zimerman in Italy at the Pergola in Florence where the final of the Op. 58 Chopin’s was a real disaster beacuse of the speed. Zimerman has no need of épater le bourgeois given his fame and above all his exceptional talent and could keep in mind the wise transformations of Sokolov and especially of Lupu that make the passing of years an asset more than a fault compensating with the musical wisdom the inevitable reduction of technical capacities: the errors of the last Pollini must be avoided. In conclusion a concert of a great performer that however seems to denounce the beginning of some shortcomings (manierism?)  that one can only wish to be understood and tempered. Of the public success we have already said. No encore for the obvious bad health conditions.

Before the concert we had the opportunity to listen to one (finally at least short!) introduction in which to exemplify the rhythmic of the
scherzi we have has even listened to a “taratata” that reminded the well-known “zazaza” by Paolo Conte. And for sake of truth it is NOT true that the scherzo has always occupied the third position of a sonata. Starting with Beethoven in the two sonatas op. 106 and 110 to continue with Chopin in the two op sonatas. 35 and 58 etc. the  scherzo, because of its musical importance and its extension is inserted immediately after the first piece. Afterwards the scherzo as such fades (or is simply omitted) and therefore is no longer detectable as such.
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Programma
J. Brahms Sonata n.3 op. 5  
F. Chopin 4 Scherzi
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5 risposte a "Krystian Zimerman – Bologna Musica Insieme 21 Gennaio 2019"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Ottimo come sempre: un ritorno in grande spolvero, grazie Professore!
    Ho avuto il piacere di ascoltare Gehraher alla scala: buon concerto, certamente imperdibile per i Milanesi che hanno poche occasioni del genere. Purtroppo pubblico rado e rumoroso e recensione sul Sole piuttosto… creativa. Della serie: quando non si sa di cosa si parla improvvisa. Col “cuore” ed un eccesso di fantasia, ovviamente…

    Ancora grazie per esserci…

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  2. carlo giulio lorenzetti settimanni ha detto:

    Concordo con il suo accuratissimo commento. I tempi troppo veloci, soprattutto negli scherzi, sono forse l’unico piccolo addebito che si può muovere all’interpretazione di Zimerman. Quanto agli applausi, tanto più calorosi quando il pubblico riconosce dei brani che ama, non è detto che sia sempre indice di superficialità. Il fatto di avere familiarità con quel pezzo e di avere magari nella testa le esecuzioni di altri interpreti può anche aiutarlo a meglio valutare le qualità di chi lo ha eseguito. D’altra parte andiamo a teatro per godere della buona musica e tributare un riconoscimento all’autore, oltre che all’interprete mi pare del tutto naturale.

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