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Dagli annali di un secolo appena cominciato.

La mia perfida amica Sissa Festi mi ha inviato il seguente apologhino:




Nei primi anni di questo millennio si cominciò a parlare dell’ esordio di un geniale critico musicale, nato nella città di  Bologna e formatosi in quella dotta università, donde tanti illustri spiriti sono usciti per dare gloria al paese. Nelle articolate riflessioni sui concerti degli artisti che si esibivano nelle varie sale bolognesi, non una nota sfuggiva all’orecchio del nostro, che, grazie ad una prodigiosa memoria, riusciva a comparare l’esecuzione della serata con altre precedenti del medesimo musicista o con esecuzioni di maestri del passato. Nulla sfuggiva al suo orecchio attentissimo. E, purtroppo, pochi uscivano indenni dal suo esame. Anzi nessuno. Quanto più la fama del critico si  allargava, determinando una sorta di titolo discriminante, snobistico, l’aver letto e degustato quei motivati giudizi, tanto meno frequenti divennero le occasioni concertistiche nella città: infatti, gli artisti – dagli esordienti ai già affermati ma timorosi di uscire malconci dalle severe analisi del famoso critico – cominciarono a rifiutare gli ingaggi. E siccome anche nella competizione più accesa sopravvive lo spirito di corpo, erano essi stessi a mettere in guardia  gli incauti che, talvolta si lasciavano tentare da offerte vantaggiose.  Nel corso di qualche anno nella città di Bologna non si programmarono più concerti, né in teatro né in sale private. Il nostro critico musicale cominciò a frequentare teatri di città vicine e ,poi, sempre più lontane: dovunque andasse lo seguiva la fuga di solisti, orchestre, cori etc.
           DOPO DI LUI IL SILENZIO
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