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Sarebbe troppo facile etichettare la messa in scena come l’ennesima “michielettata”. Semplicemente non c’è un solo elemento che rapporti la scenografia all’opera. E non si tratta di vieto conservatorismo. Semplicemente sembra di trovarsi davanti a un rompicapo che non ha una soluzione definita e che induce gli spettatori a faticose quanto improbabili interpretazioni. Cosa c’entra la vasca da bagno iniziale con acqua che deborda e nella quale Elsa lava gli indumenti del fratello (vasca che, quale Moloch, si ripresenta nel finale dell’opera)? E che dire di un Lohengrin che arriva dal Monsalvat trascinando (avete capito bene trascinando) a fatica una bara che rappresenterebbe il cigno (forse andato in “panne”, perché alla fine dell’opera viene aperta con spargimento di piume mentre Lohengrin semplicemente scompare?). E perché Heinrich è claudicante? E che dire del povero Friederich von Telramund sconfitto nel duello con Lohengrin non da una spada ma da una melassa piovuta dal cielo e che poi si aggira sul palcoscenico con una canotta stile Bossi ad Arcore? Ma il top è rappresentato da un profluvio di uova che appaiono dal cielo mentre una è presente sul palcoscenico che coperta di vernice nera che progressivamente ricopre il proprio guscio di nero accecando con il colore la povera Elsa. In fondo più facilmente accettabile è il vestito nero anni ’50 di Ortrud completato da cappellino con veletta di ordinanza. Potrei continuare ma sarebbe inutile.
Qui la scenografia non è una parte dell’opera, se vogliamo la sua rappresentazione visiva. Qui semplicemente siamo in presenza di un’azione teatrale (chi non ricorda il terzo atto di Bohème?) avulsa del contesto musicale alla quale dovrebbe fare riferimento. Se la consideriamo come tale, come un’esperienza visiva allora se ne può discutere e in un certo senza avere un suo significato prescindendo però dal fatto che dovrebbe essere legata alla vicenda di Lohengrin. Purtroppo siamo alle solite: un regista che vuole impressionare un pubblico di bocca buona (che però non sembra abboccare nel caso particolare) secondo la regola vigente che è importante soltanto fare parlare di sé indipendentemente da quanto proposto. E sono curioso di leggere le recensioni di chi troverà sicuramente un significato recondito nella scenografia non avendo il coraggio di dire semplicemente che “il re è nudo”.
Peccato perché il lato musicale è invece di qualità a partire dal direttore capace di infondere ai fiati (e soprattutto agli ottoni) il tono e l’intensità necessaria. E anche gli archi giocando una parte importante non dimenticando il “solo” del violoncello all’inizio del secondo atto, semplicemente perfetto. Chi invece non è perfetto è purtroppo Lohengrin (Brian Jagde), che dopo un attacco disastroso del primo atto, non trova mai, mai, il registro giusto fiaccando il personaggio fino al pessimo finale, quello del racconto della sua origine. All’estremo opposto l’Ortrud di Chiara Magini, voce drammatica, potente, insinuante che rende perfettamente il personaggio malvagio e che viene giustamente applaudita dal pubblico alla fine della rappresentazione. Non esaltante la Elsa di Dorothea Herbert che esibisce buone, non eccelse doti vocali ma che fallisce nel secondo atto sia quando si fa sedurre da Ortrud che quando estorce a Lohengrin il segreto della sua origine. Quanto a Claudio Otelli come Friedrich von Telramund gli va perdonata una prestazione non eccezionale a causa di una scellerata regia, ma non sembra comunque eccellere sia come voce che come presenza scenica. Le altre voci nell’ambito di una buona, non eccelsa, professionalità.
Un buon successo di pubblico che però sembrava più composto da turisti alla ricerca di una esperienza alla Fenice che da intenditori. Una sola contestazione del sovrintendente dai palchi, nessun lancio di foglietti e quindi una serata senza scosse. Se si eccettua invece all’esterno del teatro, prima dell’inizio dell’opera, una vibrante contestazione del sovrintendente. In materia suggerisco di leggere l’elzeviro di Mephisto sul Sol 24 ore di domenica 12 Aprile. L’opera è stata trasmessa in diretta anche da Radio 3 e credo che siano stati più fortunati gli ascoltatori degli spettatori della Fenice .
Cast
Heinrich der Vogler Anthony Robin Schneider
Lohengrin Brian Jagde
Elsa von Brabant Dorothea Herbert
Friedrich von Telramund Claudio Otelli
Ortrud Chiara Mogini
Der Heerrufer des Königs Äneas Humm
Vier brabantische Edle Orlando Polidoro, Nicola Pamio, Paolo Gatti, Arturo Espinosa
Vier Edelknaben Elisa Savino, Lucia Raicevich, Claudia De Pian, Mariateresa Bonera
Herzog Gottfried Pietro Ceccato, Leo Mannise
Conductor Markus Stenz
Director Damiano Michieletto
Dramaturg Mattia Palma
Set designer Paolo Fantin
Costum designer Carla Teti
Lighting designer Alessandro Carletti
La Fenice Orchestra & Choir Chorus Master Alfonso Caiani
Hungarian National Male Choir
Chorus Master Richárd Riederauer
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