Sinfonica

Christos Fountos – Bologna Conoscere la musica 1 APrile 2026


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Christos Fountos è un non più,
             giovanissimo pianista (29 anni) che ha ottenuto il terzo premio al Busoni del 2025 (il Busoni da tempo è diventato triennale). Il suo è un pianismo “roccioso” basato su un’ottima tecnica e un’impostazione che potrei definire “slava”, nel senso che evita, nei  brani sei-settecenteschi, un approccio filologico, utilizzando ampiamente l’espressività del pianoforte e il pedale. Una discussione sulle esecuzioni filologiche ovviamente non è argomento di questo post. Complessivamente si può dire che Fountos  è un ottimo esecutore ma che non pare raggiungere i livelli massimi di eccellenza cui in alcuni casi siamo abituati e che un terzo, dignitosissimo, posto al Busoni è – a mio parere – una valutazione congrua.  Se si escludono i due bellissimi preludi di Busoni (perché così raramente eseguiti?) Fountos ha dato il meglio di sé nei poco frequentati brani schumanniani estraendo al meglio la poetica del compositore tedesco. Una esecuzione più che dingitosa della sonata di Haydn (non delle più belle) e purtroppo una esuberanza acritica in Rachmaninoff. Le difficoltà tecniche (superate brillantemente) non sono però il significato profondo del brano ed è proprio dei migliori interpreti estrarre e valorizzare in modo critico la componente musicale. Questo non si è visto. Un discorso a parte vale per il Ravel più impervio che invece è stato eseguto (soprattutto nella seconda parte – le gibet) con grande sensibilità. In questo caso facendo prevalere l’aspetto musicale su quello rutilante tecnico. Nella locandina era prevista anche una sonata di Scrjabin non eseguita in quanto i tempi del concerto si sarebbero troppo dilatati.  Programmi un po’ “sparpagliati” e di lunghezza eccessiva denotano una certa ansia di affermazione da parte dell’esecutore. Fountos è un pianista che meriterebbe di essere riascoltato in un programma più coerente, in una sala di maggiori dimensioni e con un piano a coda di dimensioni normali. Grande successo di un inconsueto (per Conoscere la musica) foltissimo pubblico che raramente frequenta la sala Biagi e che lascia il dubbio di una partecipazione non del tutto acritica. Un bis. 
Programma
F.J. Haydn (1732-1809) Sonata n. 24 in re maggiore Hob XVI: 24 Allegro – Adagio – Finale. Presto
F. Busoni (1866-1924) 2 Preludi dall’Op. 37
D. Scarlatti (1685-1757) Sonata in sol minore K. 35, Sonata in sol maggiore K. 455
S. Rachmaninoff (1873-1943) Etude-Tableau in mi bemolle minore op. 39 n. 5
A. Scriabin (1872-1915) Sonata n. 4 in fa diesis maggiore op. 30 Andante. Prestissimo volando (non eseguita)
J.J. Froberger (1616-1667) Suite XVIII in sol minore Allemande – Gigue – Courante – Sarabande
R. Schumann (1810-1856) 3 Fantasiestücke, op. 111
M. Ravel (1875-1937) Gaspard de la Nuit (Ondine – Le gibet – Scarbo)

 

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(Giovanni Neri 80)
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Christos Fountos is no longer a very young pianist (he is 29) and he won third prize at the 2025 Busoni Competition (which has long since become a triennial event). His pianism is “rock‑solid,” grounded in excellent technique and in an approach I would describe as “Slavic”: in the six-seventeenth‑century repertoire he avoids a philological stance, making full use of the piano’s expressive potential and of the pedal. A discussion of historically informed performance is obviously beyond the scope of this post. Overall, one can say that Fountos is an excellent performer, though he does not seem to reach the highest levels of excellence to which we are sometimes accustomed; in my view, a very respectable third place at the Busoni is an appropriate assessment. Setting aside the two beautiful Busoni preludes (why are they so rarely performed?), Fountos gave his best in the seldom‑played Schumann pieces, from which he drew out the German composer’s poetic world with great sensitivity. His Haydn sonata—far from the most compelling of Haydn’s—was more than respectable, while his Rachmaninoff unfortunately revealed an uncritical exuberance. Technical challenges (brilliantly overcome) are not the deeper meaning of the piece, and it is precisely the finest interpreters who manage to extract and highlight the musical substance with critical insight. This was not evident here. A different story altogether was the more demanding Ravel, which he performed—especially in the second section, Le Gibet—with great sensitivity, allowing the musical dimension to prevail over the dazzling technical one. The program had also announced a Scriabin sonata, which was not performed because the concert would have run too long. Programs that are somewhat scattered and excessively long suggest a certain anxiety to make an impression. Fountos is a pianist who deserves to be heard again in a more coherent program, in a larger hall, and with a full‑size concert grand.There was great success with an unusually large audience (for “Conoscere la musica”), a crowd that rarely attends the Biagi Hall and whose enthusiasm leaves one wondering whether the response was entirely critical. One encore.
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