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Rafal Blechaz è un ottimo pianista,
che come al solito si ascolta molto raramente a Bologna (per non parlare di Yundi Li scomparso) mentre é invece ospite regolare del Quartetto. Vincitore dello Chopin del 2005 ha già al suo attivo una brillante e meritata carriera. Il suo è un pianismo che più classico non si potrebbe: si inscrive direttamente nel solco di Rubinstein e dei maestri del ‘900 con un approccio acritico ma sempre di grande qualità. Niente a che vedere con il Pollini degli anni migliori. Il suo è un pianismo levigato, senza increspature, molto corretto tecnicamente ma forse un po’ troppo apollineo. In certi brani, un po’ più di anima non avrebbe guastato. E mi riferisco soprattutto alla seconda parte del concerto dedicata a Chopin e segnatamente alla terza ballata, la ballata più particolare delle quattro con il suo inizio lirico. Ma il discorso vale anche per la prima parte del concerto: è tutto perfetto e pulito ma talvolta un po’ troppo lineare. Rispetto alle volte precedenti in cui ho avuto modo di ascoltarlo mi sembra che abbia imbroccato uno stile più manieristico. E non è un pianista particolarmente generoso: il suo concerto è durato poco più di un’ora e ha concesso solo due bis. Il primo il famoso Waltz in do diesis minore. Il secondo, addirittura, lo scherzo della sonata di Beethoven op.2 n.3. Con tutti i brani disponibili nella letteratura pianistica estrarre uno scherzo da una sonata è proprio non avere voglia di suonare. Una nota di colore: Blechaz è ormai uno dei pochissimi pianisti che in esecuzioni solistiche si presenta in frac. Un omaggio, appunto, ai grandi maestri del passato.
Programma
Ludwig van Beethoven Sonata n. 14 in do diesis minore op. 27 n. 2 “Chiaro di luna”
Franz Schubert Quattro Improvvisi op. 90
Fryderyk Chopin Barcarola in fa diesis maggiore op. 60, Ballata n. 3 in la bemolle maggiore op. 47, Tre Mazurche op. 50, Scherzo n. 3 in do diesis minore op. 39
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