Sinfonica

Quartetto Adorno/Carbonare – Bologna Musica Insieme 23 Febbraio 2026


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Un concerto  …
. . assolutamente godibile in tutte e le due parti. Il quartetto Adorno (nel caso specifico con tre strumetisti di sesso femminile), seppure formato da elementi abbastanza giovani, ha al suo attivo – giustamente  – un successo già significativo. L’esecuzione del quartetto di Schubert è stato di ottima qualità (con qualche incertezza di intonazione) che ha ricevuto un ottimo applauso, anche per la bellezza del brano. Assolutamente discutibile l’attacco troppo esuberante del terzo tempo che riduce l’efficacia del brano. Ma in complesso un’ottima esecuzione. Nel secondo tempo il celebre non bellissimo) quintetto di Weber con la partecipazione del clarinettista Carbonare, una eccellenza internazionale, che ha estratto dal suo strumento tutte le sfumature possibili. Giustamente Carbonare ha citato altre composizioni con clarinetto (segnatamente Mozart e soprattutto Brahms) che auspichiamo di potere quanto prima ascoltare. Il concerto si è chiuso con una composizione klezmer, una tipologia in cui il clarinetto la fa da padrone (come anche dal nome stesso). Una scelta felice che nulla ha tolto alla impostazione classicistica de concerto ma che ha aperto il repertorio a uno stile quasi mai presente. Ovviamente anche in questo caso viene sottolineata la grande professionalità di Carbonare. Ottimo successo di pubblico e due bis. Un “foglio d’album” di un quintetto di Mozart che mai ha visto la luce e un assolto virtuosistico di clarinetto. Una bella serata.
Programma
F.Schubert Quartetto n.14 “La morte e la fanciulla”
C.M von Weber   Quintetto per clarinetto e archi op.34
B.Kovacs Sholem-Alekhem-Rov Feidman per clarinetto e archi
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(Giovanni Neri – 80)
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A concert… thoroughly enjoyable in both of its parts. The Adorno Quartet—on this occasion featuring three female instrumentalists—though composed of relatively young musicians, already enjoys, and rightly so, a noteworthy level of success. Their performance of Schubert’s quartet was of excellent quality (despite a few intonation lapses) and was met with warm applause, aided by the sheer beauty of the work itself. The overly exuberant opening of the third movement was, however, rather questionable, as it diminished the movement’s expressive impact. Yet, taken as a whole, it remained a fine interpretation.The second half offered Weber’s celebrated—if not particularly beautiful—quintet, enriched by the presence of clarinetist Carbonare, an artist of international stature who drew from his instrument every imaginable nuance. Carbonare rightly recalled other masterpieces for clarinet (notably Mozart and, above all, Brahms), which we hope to hear performed in the near future.The concert concluded with a klezmer piece, a genre in which the clarinet naturally reigns supreme. It was an inspired choice that did nothing to undermine the classical character of the evening, while opening the program to a style rarely heard in such contexts. Here too, Carbonare’s consummate professionalism shone through. The audience responded enthusiastically, and the performers offered two encores: a brief “album leaf” from a Mozart quintet that never saw the light of day, and a dazzling display of clarinet virtuosity. A delightful evening.
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