Sinfonica

Götterdämmerung – Milano La Scala 17 Febbraio 2026


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L’ultimo dramma del ciclo dell ‘Anello del Nibelungo” …
             ,,, è l’epitome della concezione wagneriana del mito dell'”eroe puro” che sostituisce la decadente impostazione di dei immortali che infatti in questo caso vedono la loro fine. La mortalità degli dei e la loro sostituzione è una delle caratteristiche più significative del “credo” di Wagner e costituisce un “unicum” in tutta la letteratura. Götterdämmerung conclude il ciclo del Ring alla Scala sviluppato su più anni e che sarà ripetuto interamente nel giro di un mese con gli stessi interpreti. Opera monumentale nella quale si intrecciano i destini del mondo reale e quello degli eroi mitici costretti conforntarsi con una realtà mondana misera e corrotta. E’ questa rappresentata dal regno dei Ghibicunghi capeggiato da un re (Gunther) imbelle alla ricerca di una sua giustificazione, da una sorella sua succube (Gutrune) e da un fratellastro (Hagen) figlio di Alberich e da lui designato a vendicare il furto dell’anello e dell’oro consumato nel Rheingold.  Inutile qui riprendere lo svolgimento el dramma che si conclude con la morte a tradimento di Sigfrido. 

La regia di questo Götterdämmerung ha luci ed ombre. Le luci sono rappresentate -ad esempio – dalla foresta simbolicamente rappresentata da enormi maschere che incombono sui protagonisti e segnatamente nel colloquio fra Hagen e Alberich (in questo caso in forma umana mentre più spesso solo rappresentato  – più significativamente – da una voce che proviene da un al di là fumoso e ignoto). Del tutto scadente invece la rappresentazione del popolo dei Gibicunghi che sembrano usciti da una piazza S-Marco durante il carnevale. E che dire del ballerino che si contorce a corredo della salma di Sigfried morto nel finale maestoso ch conclude il ciclo wagneriano. Il clima dovrebbe essere quello cupo, tragico, grandioso celebrativo della scomparsa dell’eroe mentre il folletto che si aggira c’entra come i cavoli a merenda. 

Ma veniamo alla parte musicale.  Eccezionale la direzione (giustamente applauditissima) di Simone Young che ha saputo trarre dall’orchestra tutte le sfumature necessarie al dramma. Un gesto a volte imperioso e a volte più morbido ma sempre in grado di trasmettere all’orchestra il significato musicale di quanto eseguito. (Chissà se alla Venezi fischiano le orecchie… Venga a Milano per capire come si dirige senza trastullarsi nelle lozioni per i capelli).

Imperiosa la Brunhild di Camilla Nylund che in nessun caso ha fatto rimpiangere Iréne Theorin della precedente edizione scaligera. E’ lei che domina su tutto il cast con un finale travolgente davanti alla salma di Sigfried che ha fatto ricordare quello della morte di Isotta. Molto buono il Sigfried di Klaus Florian Vogt che in alcune parti non ha reso la potenza drammatica del personaggio. Meno brillante l’Hagen di Klaus Florian Vogtche, seppure sempre con una intonazione perfetta, non ha saputo infondere al personaggio la tragicità malefica che sarebbe stata necessaria. E altrettanto di può dire per Johannes Martin Kränzle come Alberich.  Russell Braun e Olga Bezsmertna con una prestazione di decente professionalità hanno pareggiato con la loro vocalità la modestia teatrale di Gunther e Gutrune. Un plauso particolare a Nina Stemme come Waltraute giustamente applaudita calorosamente dal pubblico. Comunque una grande edizione scaligera del Götterdämmerung molto applaudita da un non folto pubblico (anche a causa della durata dello spettacolo e dell’orario di inizio. Il Götterdämmerung – come l”estero – si deve  iniziare alle 16 e non alle 18!).
Happy
Happy
(Giovanni Neri – 80)
Direttrice  SIMONE YOUNG
Regia DAVID MCVICAR
Scene DAVID MCVICAR & HANNAH POSTLETHWAITE
Costumi EMMA KINGSBURY
Luci DAVID FINN
Video e proiezioni KATY TUCKER
Coreografie GARETH MOLE
Maestro arti marziali / prestazioni circensi DAVID GREEVES

Cast

Siegfried Klaus Florian Vogt
Hagen Günther Groissböck
Gunther Russell Braun
Alberich Johannes Martin Kränzle
Brünnhilde Camilla Nylund
Gutrune/Terza Norna Olga Bezsmertna
Seconda Norna Szilvia Vörös
Waltraute Nina Stemme
Woglinde  Lea-ann Dunbar
Wellgunde Svetlina Stoyanova
Flosshilde Virginie Verrez
Prima Norna Christa Mayer
 
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The final drama of the Ring Cycle, Götterdämmerung, is the epitome of Wagner’s conception of the ‘pure hero,’ which replaces the decadent world of the immortal gods—who, in this case, meet their end. The mortality of the gods and their replacement is one of the most significant features of Wagner’s ‘creed,’ and constitutes a true unicum in all literature. Götterdämmerung concludes the Ring Cycle at La Scala, developed over several years and now to be performed again in its entirety within a single month with the same cast. It is a monumental work in which the destinies of the real world and those of mythical heroes intertwine, the latter forced to confront a miserable and corrupt earthly reality. This reality is embodied by the kingdom of the Gibichungs, led by a weak king (Gunther) in search of self‑justification, a submissive sister (Gutrune), and a half‑brother (Hagen), son of Alberich and designated by him to avenge the theft of the ring and the gold stolen in Das Rheingold. There is no need here to recount the plot, which ends with the treacherous murder of Siegfried. The staging of this Götterdämmerung has both strengths and weaknesses. Among the strengths is, for example, the forest, symbolically represented by enormous masks looming over the protagonists—particularly effective in the dialogue between Hagen and Alberich (the latter appearing here in human form, though more often represented—more meaningfully—as a voice emerging from a smoky, unknown beyond). Entirely disappointing, however, is the portrayal of the Gibichung people, who look as though they have stepped out of St. Mark’s Square during Carnival. And what can be said of the dancer writhing beside Siegfried’s corpse in the majestic final scene that closes the Wagnerian cycle? The atmosphere should be dark, tragic, grand, celebrating the hero’s disappearance, while this capering sprite feels as out of place as a bull in a china shop. Let us turn to the musical side. Simone Young’s conducting was exceptional—deservedly greeted with thunderous applause. She drew from the orchestra every nuance required by the drama, with gestures at times imperious, at times more supple, yet always capable of conveying the musical meaning of what was being performed. (One wonders if in Venice anyone’s ears are burning… She should come to Milan to understand how one conducts without indulging in hair lotions.) Camilla Nylund’s Brünnhilde was commanding, never once making one long for Iréne Theorin from the previous La Scala production. She dominated the entire cast, delivering a sweeping final scene before Siegfried’s body that recalled Isolde’s death. Klaus Florian Vogt offered a very good Siegfried, though in some passages he did not fully convey the character’s dramatic power. Less impressive was the Hagen of Klaus Florian Vogt — intonation always perfect, but lacking the sinister tragic weight the role demands. The same can be said of Johannes Martin Kränzle as Alberich. Russell Braun and Olga Bezsmertna, with performances of decent professionalism, matched with their vocality the theatrical modesty of Gunther and Gutrune. Special praise goes to Nina Stemme as Waltraute, rightly greeted with warm applause from the audience. In any case, this was a major La Scala production of Götterdämmerung, enthusiastically applauded by a not‑so‑large audience (partly due to the length of the performance and the late starting time. Götterdämmerung—like abroad—should begin at 4 p.m., not at 6!).
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Una risposta a "Götterdämmerung – Milano La Scala 17 Febbraio 2026"

  1. Avatar di G “Gc” C G “Gc” C ha detto:

    Io hHo visto la prima e a me è piaciuto spettacolo godibile alcune cose molto come coro e cantanti altre meno come l’uomo cavallo. Regia unpo fantasy e tradizionale ma almeno non disturba e non ci vuole il vocabolario! Sono d’accordo per l’orario di inizio dovrebbe iniziare prima.

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