Sinfonica

Brunello Avdeeva – Bologna Musica Insieme 26 Gennaio 2026


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Da tempo i violoncellisti …
. .di più lunga data si stanno sforzando di ampliare il proprio repertorio, dal momento che la letteratura “classica” dello strumento è oggettivamente ridotta. Forse il primo e più noto è stato Yo-Yo Ma che oggi spinge le proprie interpretazioni nei territori della musica etnica e financo jazzistica. Brunello si è da alcuni anni incamminato sulla stessa strada, ad esempio utilizzando il violoncino o aprendo il proprio reperotrio a compositori meno noti, con risultati alterni. Ne fa fede il concerto odierno dove risalta in materia il brano della Ustvolskaya che oltre ad avere sonorità molto impattanti richiede persino una specifica disposizione degli strumenti e anche – in una parte della suite – l’uso dell’archetto del contrabbasso al posto di quello classico del violoncello. Il risultato è oggettivamente molto discutibile, almeno all’orecchio di chi scrive, ma la valutazione deve risultare sospesa dovendo un giudizio ponderato essere esteso a una molteplicità di composizioni.  Il resto del programma affronta alcuni dei brani più noti a partire dalla sonata di Beethoven la cui fuga, anche all’orecchio di un moderno ascoltatore, può risultare un po’ ostica (e forse frutto anche di una sordità ormai avanzata del compositore tedesco) mentre il secondo tempo cantabile è di una bellezza eccezionale. Lo stesso si può affermare della sonata di Šostakovič diventata ormai un classico “di repertorio” – e a ragione. Qui la poetica del compositore russo trova la sua migliore espressione soprattutto nel dialogo dei due strumenti. Forse un po’ meno interessante la sonata di Weinberg dove i “solo” del violoncello sono troppo estesi  facendo persino dimenticare la presenza del pianoforte. Per quanto concerne i due interpreti la valutazione è difforme. Brunello dimostra ancora una capacità tecnica e un suono di grande bellezza, con i vibrati sempre pieni e armoniosi e anche nei passaggi tecnicamente più impervi ha ancora una sicurezza magistrale.Bravo senza incertezze. Diversa è la valutazione della Andreeva che fino dalla vincita contestata del concorso Chopin del 2010 dimostra un buon grado di professionalità ma niente di più.  L’impressione che si evince dal concerto è che i due strumentisti non siano (ancora?) un duo affiatato e abbiano un grado diverso di musicalità. Buon successo di pubblico e un bis di Čajkovskij . 
Programma
Beethoven         Sonata n. 5 in re maggiore op. 102 n. 2
Ustvolskaya      Gran Duo
Weinberg           Sonata n. 1 in do maggiore op. 21
Šostakovič         Sonata in re minore op. 40
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(Giovanni Neri 80)
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For some time now, long‑established cellists have been striving to broaden their repertoire, since the instrument’s “classical” literature is objectively limited. Perhaps the first and most famous to do so was Yo‑Yo Ma, who today pushes his interpretations into the realms of world music and even jazz. Brunello has been following a similar path for several years, for example by using the “violoncino” or by opening his repertoire to lesser‑known composers, with mixed results. This is confirmed by today’s concert, in which Ustvolskaya’s piece stands out in this regard: besides its highly impactful sonorities, it even requires a specific arrangement of the instruments and—at one point in the suite—the use of a double‑bass bow instead of the traditional cello bow. The result is objectively quite debatable, at least to the ears of the present writer, but any assessment must remain suspended, as a balanced judgment would need to consider a broader range of compositions. The rest of the program featured some of the best‑known works, starting with Beethoven’s sonata, whose fugue—even to a modern listener—can feel somewhat challenging (perhaps also the product of the German composer’s increasingly advanced deafness), while the cantabile second movement is exceptionally beautiful. The same can be said of Šostakovič’s sonata, which has now rightly become a repertoire classic. Here the Russian composer’s poetics find their finest expression, especially in the dialogue between the two instruments. Weinberg’s sonata is perhaps a bit less compelling, as the cello “solos” are so extended that they almost make one forget the presence of the piano. As for the two performers, the evaluation is uneven. Brunello still displays remarkable technical ability and a sound of great beauty, with vibrato that is always full and harmonious; even in the most demanding passages he maintains masterful confidence. Truly excellent, without hesitation. A different assessment applies to Andreeva who, ever since her disputed victory at the 2010 Chopin Competition, has shown a good degree of professionalism but nothing more. The impression conveyed by the concert is that the two musicians are not (yet?) a well‑matched duo and possess differing levels of musicality. Warm audience reception and a Tchaikovsky encore concluded the evening.
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