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Da tempo i violoncellisti …
. .di più lunga data si stanno sforzando di ampliare il proprio repertorio, dal momento che la letteratura “classica” dello strumento è oggettivamente ridotta. Forse il primo e più noto è stato Yo-Yo Ma che oggi spinge le proprie interpretazioni nei territori della musica etnica e financo jazzistica. Brunello si è da alcuni anni incamminato sulla stessa strada, ad esempio utilizzando il violoncino o aprendo il proprio reperotrio a compositori meno noti, con risultati alterni. Ne fa fede il concerto odierno dove risalta in materia il brano della Ustvolskaya che oltre ad avere sonorità molto impattanti richiede persino una specifica disposizione degli strumenti e anche – in una parte della suite – l’uso dell’archetto del contrabbasso al posto di quello classico del violoncello. Il risultato è oggettivamente molto discutibile, almeno all’orecchio di chi scrive, ma la valutazione deve risultare sospesa dovendo un giudizio ponderato essere esteso a una molteplicità di composizioni. Il resto del programma affronta alcuni dei brani più noti a partire dalla sonata di Beethoven la cui fuga, anche all’orecchio di un moderno ascoltatore, può risultare un po’ ostica (e forse frutto anche di una sordità ormai avanzata del compositore tedesco) mentre il secondo tempo cantabile è di una bellezza eccezionale. Lo stesso si può affermare della sonata di Šostakovič diventata ormai un classico “di repertorio” – e a ragione. Qui la poetica del compositore russo trova la sua migliore espressione soprattutto nel dialogo dei due strumenti. Forse un po’ meno interessante la sonata di Weinberg dove i “solo” del violoncello sono troppo estesi facendo persino dimenticare la presenza del pianoforte. Per quanto concerne i due interpreti la valutazione è difforme. Brunello dimostra ancora una capacità tecnica e un suono di grande bellezza, con i vibrati sempre pieni e armoniosi e anche nei passaggi tecnicamente più impervi ha ancora una sicurezza magistrale.Bravo senza incertezze. Diversa è la valutazione della Andreeva che fino dalla vincita contestata del concorso Chopin del 2010 dimostra un buon grado di professionalità ma niente di più. L’impressione che si evince dal concerto è che i due strumentisti non siano (ancora?) un duo affiatato e abbiano un grado diverso di musicalità. Buon successo di pubblico e un bis di Čajkovskij .
Programma
Beethoven Sonata n. 5 in re maggiore op. 102 n. 2
Ustvolskaya Gran Duo
Weinberg Sonata n. 1 in do maggiore op. 21
Šostakovič Sonata in re minore op. 40
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