Sinfonica

Udowychenko Han – Milano Quartetto 20 Gennaio 2026


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Contrariamente alla consuetudine …
. . inizio questa recensione con la giovane pianista Anna Han.  Si tratta di un’ interprete (ancora studentessa come succede orami costantemente anche a chi è già in carriera) che assomma a una tecnica di prim’ordine una sensiblità interpretativa di grande qualità. Fortunatamente sono lontani ormai i tempi in cui i violinisti trovavano localmente degli “accompagnatori” che fungevano da spalla avendo provando – quando andava bene – un paio d’ore sul posto del concerto. Ora giustamente i concerti sono basati su un duo dove il piano ha lo stesso rango del violinista. Nel caso della Han la qualità interpretativa della pianista è risultata migliore di quella del violinista. Il concerto ha spaziato dal tardo Schumann (una fantasia giustamente poco praticata che denuncia ormai un disordine mentale che culminerà con la completa pazzia del compositore) all’ultima sonata (quasi dodecafonica)  di Šostakovič passando attraverso il tardo ottocento e l’inizio del novecento con Chausson e Strauss.  Un programma abbastanza inconsueto che mette a dura prova gli interpreti sia dal punto di vista tecnico che da quello espressivo. In questo contesto ha certamente brillato molto più il pianismo della Han di quello violinistico di Udowychenko.  Quest’ultimo é un violinista “di tocco” nel senso che predilige gli aspetti più intimistici dei brani eseguiti con il non indifferente limite che i “pianissimi” sono persino al di sotto del limite dell’udibile (come ad esempio alcuni trilli del brano di Chausson). A suo detrimento va anche un eccesso di lentezza esecutiva come nella seconda parte della fantasia Schumanniana. Un interprete dotato certamente di buona (non eccelsa) tecnica che in certi momenti ha mostrato qualche carenza di intonazione.  Un concerto, insomma, godibile apprezzato da un non folto pubblico premiato con un singolo bis.
Programma
R.Schumann Fantasia op. 131 
R.Strauss Sonata op. 18 
E.Chausson Poème op. 25
D.Šostakovič Sonata op.134
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(Giovanni Neri 80)
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Contrary to custom I start this review with the young pianist Anna Han.  She is an interpreter (still a student, as is constantly happening now, even to those who have already started a careers who combines first-rate technique with high-quality interpretative sensitivity. Fortunately, the days are long gone when violinists found local “accompanists” who acted as support, having rehearsed a couple of hours at the concert venue. Now rightly the concerts are based on a duo where the piano has the same rank as the violinist. In the case of Han, the pianist’s interpretative quality was better than that of the violinist. The concert ranged from the late Schumann (a rightly little-practiced fantasy that denounces a mental disorder that will culminate in the composer’s complete madness) to Shostakovich’s last (almost dodecaphonic) reaching the late nineteenth and early twentieth centuries with Chausson and Strauss.  A fairly unusual program that requires much  to the interpreters both technically and expressively. In this context, Han’s piano playing certainly shone much brighter than Udowychenko’s violin playing.  The latter is a “touch” violinist in the sense that he prefers the more intimate aspects of the performed pieces with the not indifferent limitation that the “pianissimi” are even below the limit of audible (such as some trilli of Chausson’s piece). To his detriment there is also an excess of slow execution as in the second part of Schumann’s fantasy. An interpreter certainly endowed with good (not excellent) technique who at certain moments showed some lack of tuning.  A concert, in short, enjoyable, appreciated by a small audience, rewarded with a single encore.
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