Sinfonica

Grigory Sokolov – Bologna Musica Insieme 25 Novembre 2024


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Di una cosa …
. ..si può essere certi: Sokolov è il più grande “trillista sulla scena mondiale, un vero maestro del doppio scappamento. I suoi trilli sono impeccabili veloci e adamantini ma talvolta eccessivi numericamente, quasi manieristici, come già una volta sottolineato in un concerto la cui prima parte era dedicata a compositori barocchi. Anche in questo caso ha voluto sorprendere il pubblico con una prima parte dedicata a un compositore elisabettiano, ovviamente rivisto per il pianoforte mentre l’originale era previsto per virginale o altro strumento a corte pizzicate. Una scelta di archeologia musicale interessante ma purtroppo troppo prolungata. Esecuzione impeccabile tecnicamente ma musicalmente prolissa. A questa parte del concerto è seguito un intervallo di quasi 25 minuti con un accordatore che si è accanito su un pianoforte che non aveva denunciato difetti fino ad essere richiamato dalla direzione a concludere il suo inutile lavoro. Succede che durante gli intervalli gli accordatori rivedano qualche suono ma non l’intera tastiera. Nella seconda parte si inizia con una sequenza di mazurche chopiniane. Sono queste composizioni “delicate” e costante oggetto di controversie sulle modalità interpretative da adottare. Alcuni sono fautori di una visione intimistica altri invece di una impostazione più dinamica. A questa seconda categoria si inscrive Sokolov. Nulla da eccepire, una volta scelta la modalità esecutiva. Certamente una esecuzione di grande qualità. A seguire le Waldszenen schumanniane. E’ questa una tardiva suite di brevi brani che riprende l’impostazione delle prime partiture del compositore di Zwickau ma che non ne ripete le caratteristiche grandiose. E’ composizione che si sviluppa dopo il grande periodo delle composizioni orchestrali, del concerto per piano e orchestra op. 54 e i brani di musica di camera. Non è certo da annoverare fra i capolavori di Schumann e la sua impostazione lascia trasparire una certa stanchezza (come testimoniato anche metaforicamente dall’ultimo brano “Abschied” chw pare proprio un commiato da questo tipodi composizione). L’interpretazione di Sokolov non è stata adeguata al carattere piuttosto intimistico che sottende tutta la suite e segnatamente il furore esecutivo del secondo brano (Jager auf der Laur) è sembrato rispecchiare più una impostazione virtuosistica che una esegesi musicale di quanto eseguito. Una esecuzione di certo non memorabile soprattutto se messa a confronto con altre (ad esempio Volodov). Sokolov è comunque un grande pianista e anche molto generoso regalando al pubblico sei bis di cui 4 chopiniani. Grande (inevitabile ..) successo di un pubblico non sempre sofisticato nelle sue valutazioni.
Programma
William Byrd    John Come Kiss Me Now T 478, The First Pavan.The Galliard to the First Pavan T 487, Fantasia T 455, Alman T 436, Pavan: The Earl of Salisbury. Galliard. Second Galliard T 503, Callino Casturame T 441
F.Chopin Quattro mazurche op.30, Tre mazurche op. 50
R.Schumann Waldszenen op. 92
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(Giovanni Neri 78)
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No doub that Sokolov is the greatest “trillist” on the world stage, a true master of the double escapement. His trills are impeccable, fast and adamantine, but sometimes numerically excessive, almost manneristic, as already pointed out once in a concert whose first part was dedicated to Baroque composers. Also in this case he wanted to surprise the audience with a first part dedicated to an Elizabethan composer, obviously revised for the piano while the original was planned for virginal or other plucked court instrument. An interesting choice of musical archaeology but unfortunately too prolonged. Technically impeccable execution but musically verbose. This part of the concert was followed by an interval of almost 25 minutes with a tuner who raged on a piano that had not reported any defects until he was called back by the management to conclude his useless work. It happens that during the intervals the tuners review some keys  but not the entire keyboard. In the second part we begin with a sequence of Chopin mazurkas. These compositions are “delicate” and constantly the subject of controversy over the interpretative methods to be adopted. Some are proponents of an intimate vision, others instead of a more dynamic approach. Sokolov belongs to this second category. Nothing to complain about, once the execution method has been chosen. Certainly a performance of great quality. Following Schumanni’s Waldszenen. This is a late suite of short pieces that takes up the setting of the first scores of the composer from Zwickau but which does not repeat their grandiose characteristics. It is a composition that developed after the great period of orchestral compositions, the concerto for piano and orchestra op. 54 and chamber music pieces. It is certainly not to be counted among Schumann’s masterpieces and its approach reveals a certain tiredness (as evidenced also metaphorically by the last piece “Abschied” which seems to be a farewell from this type of composition). Sokolov’s interpretation was not adequate to the rather intimate character that underlies the whole suite and in particular the executive fury of the second piece (Jager auf der Laur) seemed to reflect more a virtuosic setting than a musical exegesis of what was performed. A performance certainly not memorable, especially when compared with others (for example Volodov’s). Sokolov is however a great pianist and also very generous, giving the audience six encores, 4 of which by Chopin. Great (inevitable ..) success of an audience that is not always sophisticated in its evaluations.
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