Cameristica, Recensioni

Gabetta Chamayou – Musica Insieme Bologna 7 Marzo 2016

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Sol Gabetta (in questo caso coadiuvata da un superlativo Chamayou) è ormai entrata del Gotha del violoncellismo mondiale e per molti aspetti a ragione. Ottimo suono, tecnica eccellente, vasto repertorio e certamente grande miglioramento (leggasi maturazione) rispetto alla prima esibizione nella nostra regione risalente a 5 anni fa Imola. Il suo approccio alla musica potrebbe essere assimilato a quello di una cantante lirica e in quesa ottica ha dato il meglio di sé nei primi due brani del concerto e in particolare – come prevedibile – nella bellissima e celebre sonata di Mendelssohn. Ma il suo lirismo è anche il suo limite: non ha nelle sue corde (o ha in misura decisamenente minore) il côté drammatico e ciò è risultato evidente nell’esecuzione della sonata op.65 di Chopin (che il compositore di Żelazowa Wola non ha eseguito integralmente – come ultimo suo concerto –  limitandosi a causa della malattia al primo movimento, fatto non  chiarito dal solito impreciso relatore iniziale) dove la sua interpretazione – seppure tecnicamente perfetta – è apparsa un po’ troppo “leggera” (mi si perdoni il termine musicalmente impreciso ma che riassume appieno il mio pensiero) soprattutto a fronte dell’ottima, musicalmente ineccepibile esecuzione pianistica. Per apprezzare il limite dell’esecuzione della Gabetta si potrebbe suggerire di ascoltare l’esecuzione ormai classica del duo Maisky-Argerich. Perché poi gli esecutori si siano presi la libertà di cassare arbitrariamente il ritornello previsto nel primo tempo è di difficile comprensione. Il concerto è terminato con l’ineffabile Grand duo de concert su temi di Robert le Diable di Meyerbeer del compositore polacco (una composizione d’occasione da lasciare  nel dimenticatoio della storia musicale senza rimpianti) che potrebbe essere definito come un brano pianistico con accompagnamento (poco) di violoncello, tanto impervio tecnicamente per il pianoforte quanto musicalmente povero per entrambi gli strumentisti, che ha messo ancora in luce le qualità di Chamayou. Come bis il secondo tempo della sonata di Rachmaninov per violoncello e pianoforte (una scelta assai discutibile). Buon successo di pubblico (ma non travolgente come nel caso del macellaio Matsuev, cosa che ancora una volta dimostra  la sostanziale e trista  incompetenza del pubblico di MI).
HappySadHappy

Programma:
Ludwig van Beethoven :Sette Variazioni in mi bemolle maggiore sopra il tema «Bei Männern, welche Liebe fühlen» WoO 46
Felix Mendelssohn: Sonata in re maggiore op. 58
Fryderyk Chopin :Sonata in sol minore op. 65,   Grand duo de concert su temi di Robert le Diable di Meyerbeer in mi-la maggiore (in collaborazione con Auguste Franchomme)
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Da Musica Insieme – Bologna 11 Gennaio 2016

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RIcevo e pubblico volentieri
Oggetto: R: Test gradimento introduzioni ai concerti

Gentilissimo Ingegnere,

innanzitutto, desidero ricambiare da parte mia e dello staff di Musica Insieme
gli auguri per un 2016 felice e pieno di soddisfazioni. La ringrazio per la dichiarata
intenzione di continuare ad essere dei nostri, e ne sono lieto.

Venendo al merito della sua comunicazione, non metterò certo in dubbio i risultati
della sua indagine, anche se mi conforta il fatto che il numero stesso degli interpellati
dal sondaggio, che immagino peraltro riferito a tutta la scena musicale bolognese e non
soltanto ai Concerti di Musica Insieme, è di per sé ampiamente inferiore al numero
dei soli nostri abbonati, appunto. Abbonati che, mi creda, in questi anni ci hanno
rivolto davvero centinaia di attestazioni di gradimento per le introduzioni ai concerti.

Al di là comunque dei numeri, carissimo Ingegnere, più importante della statistica ritengo
che debba essere l’intento e la visione strategica che ha spinto Musica Insieme a varare
questa iniziativa: sono convinto infatti che 6-8 minuti al massimo di introduzione al
concerto aiutino il pubblico ad accostarsi alla musica che seguirà.
Non dimentichiamo che la maggioranza dei nostri ascoltatori non possiede competenze
musicologiche specifiche, ed il suo approccio non è quello di un ‘tecnico’ o di un esperto,
di un recensore o di un artista, ma quello di chi desidera trarre un beneficio
ed un arricchimento sia dall’ascolto della musica che da un ampliamento delle
proprie cognizioni culturali, guidato in modo semplice e non accademico.
A questo proposito le pongo una domanda: se questo servizio che Musica Insieme
intende offrire all’ascoltatore è gradito da chi ne trae giovamento, perché deve tanto
dispiacere a chi non ne ha bisogno?

Naturalmente, chi vuole ed ha gli strumenti per farlo ha il totale diritto di replica,
ma mi lasci dire che se chi fa un mestiere come il mio dovesse tenere conto di tutte
le istanze, i suggerimenti, le sollecitazioni e le critiche, non potrebbe neppure
iniziare ad intraprenderlo, il proprio lavoro, né pensare di varare una qualsivoglia iniziativa
che abbia un carattere di originalità o novità rispetto al percorso già tracciato e prevedibile.
Non sarà mai possibile infatti accontentare tutti, ma è altresì un dovere professionale
quello di seguire le proprie convinzioni, convinzioni maturate con l’esperienza di decenni
e legate alla volontà di promuovere e diffondere la conoscenza della musica classica,
offrendo anche qualche scoperta (di artisti, di musiche) a chi vorrà essere aperto a
sperimentarla.
E di questo sono una concreta testimonianza i circa 300 abbonati di “Invito alla Musica”,
provenienti da tutto il territorio metropolitano: il 90% di essi non aveva mai, prima di
questa iniziativa, assistito a un concerto di musica da camera (per non dire
di classica tout court), ed ha perciò accolto con tanto più interesse e partecipazione
sinceri le brevi conversazioni introduttive, che preparano all’ascolto con un taglio
divulgativo e sintetico. Anche in questo caso, caro Ingegnere, se ormai 15 anni fa mi
fossi affidato ad una mera valutazione numerica non avrei mai varato neppure una rassegna
come “Invito alla Musica”, che a Musica Insieme è costata moltissimo impegno, ma che
oggi porta a concerto tanti nuovi appassionati.

Il fatto stesso poi, riconosciuto anche dal Dottor Taverna, che l’iniziativa di Musica
Insieme abbia dato origine a diverse imitazioni, mi fa pensare che forse non sia del tutto
sgradita. Venendo dunque all’intervento del citato Taverna (che peraltro
è stato da me invitato, e volentieri ha accettato di presentare in un paio di occasioni
i Concerti di Musica Insieme) e all’esempio della Società del Quartetto (con la quale
Musica Insieme intrattiene uno strettissimo rapporto di collaborazione e di stima
reciproca), sono convinto che ogni contributo illustrativo ex post sia meno efficace
di una breve prolusione verbale ‘dal vivo’. L’approfondimento, da consumarsi nei tempi
e nei modi in cui l’abbonato vorrà e potrà farlo, è da noi comunque garantito con la
spedizione (da ormai 25 anni e gratuitamente, tengo a precisarlo) del magazine
bimestrale “MI”, dove alla presentazione dei concerti si accompagnano note
discografiche e interviste agli interpreti, come lei saprà bene. Ma il momento
del concerto è diverso, e la distribuzione di programmi ‘musicologici’ all’ingresso
del pubblico in sala mi ha sempre trovato piuttosto freddo, perché come ben sappiamo
prima del concerto manca il tempo materiale per leggere attentamente,
e durante il concerto l’eventuale lettura distrarrebbe dall’ascolto, quello sì
– credo che in questo concordiamo totalmente – da assaporare senza distrazioni.

Tanto le dovevo, con immutata stima, un cordiale saluto a Lei,

Suo

Bruno Borsari
Fondazione Musica Insieme
Galleria Cavour, 2
40124 Bologna
Tel. 051-271932
Fax 051-279278
info@musicainsiemebologna.it
http://www.musicainsiemebologna.it

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Test di gradimento introduzioni ai concerti – Bologna 7 Gennaio 2016

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Sclerosi
Raggiunti i 200 voti espressi riporto qui la lettera da me indirizzata a Musica Insieme.
Att.ne Dott. Borsari
Egregio Dottore,
ho voluto attendere di ricevere 200 voti per il sondaggio relativo al gradimento delle introduzioni ai concerti condotto nel mio blog per inviarLe i risultati. I numeri – come può vedere – sono inequivocabili e possono essere verificati individualmente: al termine di ogni “post” è presente un riquadro tramite il quale è possibile esprimere il proprio voto e verificare il risultato complessivo (ovviamente i voti ripetuti sono bloccati…). Il test rimarrà disponibile fino alla fine di Gennaio. Mi conforta in questa mia indagine – i cui risultati non fanno che confermare la sensazione personale che ho avuto modo più volte di comunicarLe – anche l’opinione espressa da Taverna il 27 Dicembre sul Corriere di Bologna (se non credete a me credete a questo “galantuomo” – dice Don Giovanni a Donna Elvira indicando Leporello che le sciorinerà il famoso catalogo!). Non mi illudo che tutto questo abbia l’effetto di porre termine a una prassi che io – come la maggioranza – considero un inutile orpello ma mi permetto di accluderLe un libretto di sala del Quartetto di Milano (ovviamente non inseribile nel presente post ma reperibile sul sito del Quartetto – http://quartettomilano.it/00646/DOCS/T-SdQ06_1516.pdf) che frequento molto spesso: lì l’introduzione musicologica prende una forma culturale fruibile anche dopo il concerto stesso a completamento di quest’ultimo. E con risultati di ben altro spessore. Le auguro un felice 2016 e mi avrà comunque Suo fedele, seppur critico, abbonato.
               Cordialmente
                                    G.Neri
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Akademie für alte Musik Berlin – Musica Insieme 14 Dicembre 2015

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Finalmente un’orchestra da camera barocca capace di rigore filologico senza ridicoli atteggiamenti talebani (quali ad esempio – in certi casi – ridicoli travestimenti d’antan). Il complesso è assai noto nei circoli culturali del settore e ha offerto un concerto di alta qualità imperniato su un ventaglio di autori, da Biber a Corelli passando per Telemann Vivaldi, Locatelli e il meno noto (ma ugualmente valido) Pez. Rigore stilistico, affiatamento, calibrazione del suono (addirittura spostando in un caso i flauti nel retropalco per evitare sonorità eccessive e prevalenti) e tecnica esecutiva di altissima qualità sono i suoi indiscutibili meriti. Fra gli strumentisti da citare le bravissime Anna Fusek (flauto) e Xenia Löffler (oboe e flauto dolce) che hanno saputo destreggiarsi magistralmente con gli strumenti barocchi (quelli – per intenderci – privi delle chiavi meccaniche oggi in uso). Un concerto di grande livello, applaudito calorosamente dal pubblico e concluso (come poteva essere diversamente?) con un tempo del IV concerto brandeburghese che ha naturalmente suscitato l’entusiasmo degli spettatori. Interessanti ma discutibili le tesi di Fabrizio Festa nella breve conversazione che ha preceduto il concerto. Illudersi di impostare una sensibilità di fruizione dei brani corrispondente ai tempi in cui furono composti sperando di scrollarsi di dosso la nostra storia per ricostruire la sensibilità e l’ambiente esecutivo del tempo (i brani eseguiti non erano certo previsti per un uditorio di 1.200 persone!) è operazione utopica e anche ingiusta.  Non siamo forse anche oggi, con la nostra sensibilità moderna, in grado di capire e godere della musica del passato (cosa che naturalmente vale anche per i romantici, i post- romantici etc.)? Comunque un bel regalo di Natale da parte di Musica Insieme.
 HappyHappy
PS Qualcuno mi ha accusato di scrivere solo posts negativi (per lo meno nella maggioranza dei casi). Ne ho riletti alcuni dei più recenti e le cose stanno diversamente: non so se sia un merito o un demerito ma questa è la realtà.

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