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Normativa – 19 Maggio 2020


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Ricevo dal collega prof. M Rudan 

… la seguente lettera (da cui ho espunto alcuni riferimenti personali) di cui lo ringrazio:
Caro Gianni,  si parla di intitolazione di una sala:  a me risulta che ci sia una legge che si occupa della cosa. L’articolo 3 recita:  “Nessun monumento, lapide od altro ricordo permanente puo’ essere dedicato in luogo pubblico od aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni.” Non è chiaro se un teatro o una sala da concerto rientrino nella proibizione, ma ho sempre pensato che i proponenti dovrebbero come minimo controllare prima. La legge è del 1927, e si potrebbe pensare che sia stata abolita. Invece no, è viva e vegeta, tanto è vero che può essere scaricata da Normattiva senza problemi. Inoltre, verso la fine del 2013 un gruppo di deputati  propose di modificarla introducendo degli articoli restrittivi (avevano notato che secondo la versione esistente della legge si potrebbe dedicare un’aula universitaria a Hitler, Stalin, Mussolini o Pol Pot, tutti regolarmente morti da almeno dieci anni). Il che vuol dire che la legge è ancora in vigore. Tanto è vero che per  dedicare ad Aldo Moro il vecchio Piazzale delle Scienze di Roma, dovettero fare una legge speciale, dato che i dieci anni non erano ancora trascorsi. Tutto sommato non è una legge sbagliata: è meglio aspettare che passi l’onda dell’emozione e non rischiare di dedicare affrettatamente un luogo pubblico a una persona, per magari scoprire qualche imbarazzante altarino dopo un po’ di tempo…
(Giovanni Neri – 74)
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7 risposte a "Normativa – 19 Maggio 2020"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Si lascia decantare quando “conviene”, quando occorre restare sul pezzo, invece… ci si affretta: fatta la legge trovato l’ inganno.
    Penso però che in questo caso sia solo una trovata per aumentare l’ interesse del pubblico e l’ emotività. Dobbiamo restare in continua fibrillazione. Tutto si confonde: il gattino sperduto con il genocidio, la morte del maestro Bosso con l’ ultima rissa in Parlamento, l’ esame di Maturità con la “influencer” a cui si è rotto un tacco. E mascherina sì, mascherina no…
    Una cacofonia in cui tutto perde di senso, affinchè i manovratori – consapevoli o utili idioti – possano agire indisturbati. Oggi questo, domani quello, prima lo dico e poi lo nego, tutto brilla e scintilla: guardate qui, guardate là!

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    Effettivamente questa Legge, talvolta ignorata come puntualmente ricorda la signora Marcucci, ha una sua precisa ragion d’essere che è quella di lasciare decantare l’emotività.
    Interessante e addirittura incomprensibile la notazione di Giovanni Neri sul fatto che Abbado non sia mai stato invitato a dirigere l’orchestra del Comunale durante il suo trascorso bolognese. Possibile che si sia trattato solo di ignavia?

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    • Non è stata ignavia ma MALAFEDE. E il tutto si è svolto con il silenzio complice dell’amministrazione. Dopo il (giusto) fallimento della follia dell’Auditorium tutto è scolorito in un passato fumoso. E oggi non si pensa neppure di riparare in parte intestando (quando possibile – compatibilmente con la legge) una sala ad Abbado. No, ci si preoccupa di Bosso. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. “Tout se tient”…..

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Ottima legge.
    Mi risulta comunque che – ad esempio nella nostra Emilia Romagna – molte strade ed altri luoghi pubblici siano stati intitolati a Giovanni Paolo II subito dopo la sua morte, avvenuta nel 2005.

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  4. Leonello Mandelli ha detto:

    Salve. Purtroppo la ricerca del consenso non conosce remore e ostacoli. Se l’intitolazione é un minimo attinente e incontrerà per un dì il consenso del popolo, allora si intitoli pure al Bosso. Viviamo in tempi dove la sostanza é vinta dal potere della comunicazione, dallo strapotere comunicativo degli Uffici Stampa. Che contano sul fatto che comprando spazi sui mezzi, poi hanno ospitalità. Comprando spazi sui mezzi le recensioni degli spettacoli avranno toni positivi/elogiativi. E al Ministero si fa bella figura, nel caso del Comunale. Prima o poi mi auguro che tratti, Professore, il tema Claudio Abbado. Scandaloso che per la principale istituzione culturale della Regione, cioè il Teatro Comunale, pare che questo fondamentale Direttore non sia esistito. Nessun Megadirigente che si sia attivato per farlo dirigere in teatro. E mica abitava in America Abbado… abitava a 650 metri da p.za Verdi.

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    • Nel caso del teatro comunale siamo di fronte a un management la cui incompetenza è senza confini. In tutto il tempo in cui Abbado è stato a Bologna (e parlo del CdA Sani in particolare – interessato al “Colore giallo” o a un vergognoso Ratto del Serraglio con l’Isis!) mai, dico mai, il grande direttore, invidiatoci da tutto il mondo, è stato invitato a dirigere al teatro comunale. E adesso con la nuova amministrazione (se così si può definire) Macciardi si perpetua la scandalosa rincorsa al consenso popolare che si manifesta non solo nella dimenticanza di Abbado e nella santificazione di Bosso (ricusato dall’orchestra) ma in un repertorio scandalosamente ripetitivo. I tempi della prima del Lohengrin, del Ring Wagneriano, del Capriccio di Strauss, del Freischütz di Weber e persino delle Nozze di Figaro di Martone sono solo storia per sempre archiviata. Non chiamiamo il teatro comunale una attuale istituzione culturale ma utilizziamo il passato remoto recitando il De Profundis. Avere riconfermato come sovrintendente un “quidam de populo” come Macciardi da parte del comune di Bologna indica solo il deserto culturale che regna a palazzo D’Accursio e il fastidio che le problematiche musicali provocano in un’amministrazione i cui esponenti si vedono (raramente e a fatica) solo alla “prima” della stagione operistica. I confronti con altri teatri è desolante e impietoso e conferma solo come il comunale non conti nulla nel panorama musicale italiano. Forse non sarebbe venuto in questa Vandea musicale ma andrebbe ricordato che al momento della riconferma di Macciardi l’ex sovrintendente della Scala Pereira era a spasso… Basta ora vedremo Bosso sugli altari, Abbado dimenticato e fra qualche anno qualcuno vedendo una lapide (se non un altarino) si chiederà “Bosso, chi era costui?”.

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