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In memoriam – 16 Maggio 2020


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I giornali, la Tv e tutti i mezzi di comunicazione …

.. piangono la scomparsa di Ezio Bosso. Comprensibilmente per la vicenda umana di una persona che ha molto sofferto. Ma ora sento che il sindaco di Bologna propone di intitolare l’auditorium del teatro Manzoni allo scomparso. E allora è necessario mettere da parte il lato emotivo e ristabilire la verità anche se scomoda. E’ quanto ha fatto Kurvenal finora e continuerà a fare anche suscitando in molti casi comprensibili dissensi. E’ assolutamente singolare che si pensi di dedicare il Manzoni a Bosso e non ad Abbado (entrambi cittadini acquisiti di Bologna), come se in campo canoro lo si intitolasse a Bocelli e non a Pavarotti. Bosso NON è stato un grande musicista, è stato rifiutato per l’insufficienza della sua competenza dall’orchestra del teatro comunale e ha diretto orchestre di seconda categoria. E come pianista non si ricorda una sola prestazione di qualità (a meno che non si voglia  citare ancora una volta il festival di Sanremo….). Parlare della sua carriera internazionale è semplicemente un falso: a Berlino si è esibito in un teatro di terza categoria (come più volte ricordato da Kurvenal) e non mi risulta che abbia avuto altre esperienze fuori dall’Italia degne di nota. E come compositore non merita neppure di essere ricordato. Confondere la vicenda umana con un sereno giudizio critico è una delle tipiche espressioni del mammismo italiano incapace di scindere sentimento e ragione. Pace all’anima di questo sfortunato musicista ma di certo negli annali della storia musicale italiana non sarà neppure menzionato.
(Giovanni Neri – 74)
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14 risposte a "In memoriam – 16 Maggio 2020"

  1. Bé’ c’ è anche il dissenso. Si può dire che così va il mondo, ma prima esprimo il mio dissenso. Sul caso Bosso, poi, ho visto nascere un’operazione illusionistica che, prima che all’ ascolto, induceva al pianto.

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      • titte1993 ha detto:

        Buonasera, un mio amico bolognese mi ha informato dell’esistenza del suo blog : sono veramente contento di sapere che il mio pensiero corrisponda in qualche modo a quanto leggo circa il “caso” Bosso. In un post ho letto che i direttori d’orchestra seri non si sono espressi: poichè mi considero una voce fuori dal coro Le dico semplicemente questo: se io dirigessi come Bosso mi caccerebbero a pedate. Ne consegue che il “caso” è nato solo ed esclusivamente per un pietismo collettivo che è ben lungi dal garantire una qualità musicale che evidentemente noi relativamente “sani” non abbiamo. Annichilisco.
        Buona serata,

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        • Non posso che consentire al 100%!!! “Mala tempora….”. Vorrei solo capire perché l’indirizzo e-mail è intestato alla signora Massarelli mentre lei scrive “sono veramente contento” al maschile. Per non comparire? Non è la politica di Kurvenal che dice sempre apertamente e in modo firmato le proprie opinioni.

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    ‘Temevo’ l’arrivo della pubblicazione del commento del prof. Giovanni Neri su Kurvenal in occasione della scomparsa di Ezio Bosso perché ricordavo benissimo che cosa scrisse su di lui tempo fa.
    E il commento è puntualmente arrivato a confermare l’assoluta integrità recensoria del prof. Neri che non si tira certamente indietro anche nelle situazioni più scabrose e di questo bisogna proprio dargliene merito. Fortunatamente, aggiungo.
    Quanto al merito, difficile ignorare commenti di illustri esponenti della cultura, uno su tutto quello di Diongi, che confronto volentieri con quello che ho provato io le poche volte in cui mi sono imbattuto in Ezio Bosso, SanRemo escluso perché di fatto non l’ho mai guardato.
    E in quelle volte mi ha sempre procurato emozioni fortissime (che non hanno mai, almeno a livello conscio, avuto a che fare con la sua tragica disabilità) per l’intensità con cui esprimeva il suo grande amore per la musica.
    Ecco, questo per me giustifica appieno il ricordo che la nostra città vuole testimoniargli.
    PS. avevo terminato di scrivere il commento sull’iPad e una disgraziata manovra me l’ha cancellato del tutto. Questa è la versione successiva in cui ho cercato di riscriverla uguale: la prima, garantisco, era scritta molto meglio!

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    • Ovviamente rispetto le opinioni di tutti. Mi permetto solo di ricordare che Dionigi di musica non capisce nulla. E che mai mette piede in una sala di concerto o in un teatro d‘opera. Vogliamo mettere Bosso e Abbado?

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      • Roberto Barilli ha detto:

        Nessun dubbio che Claudio Abbado è imparagonabile a Ezio Bosso e che, nel caso, il primo avrebbe ampiamente meritato più di Bosso la dedica di quella sala.
        L’ondata di affetto verso quest’ultimo mi sembra dovuta solo in minima parte alla sua grave disabilità, che del resto non ha mai esibita.
        Un personaggio assolutamente fuori del comune che ha suscitato emozioni grandissime.
        Non è poco e, sommessamente, di voti non ne intravedo proprio.

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        • Bosso non ha avuto nessun riconoscimento artistico prima di Sanremo e aveva più di 40 anni allora. A 40 anni i pianisti e direttori seri sono già delle stars affermate. Di lui nessuno sapeva nulla. E che dire del rifiuto dell‘orchestra del comunale per manifesta incompetenza? Quali orchestre serie ha diretto? Nessuna perchè tutte lo hanno rifiutato. Ho grande rispetto e pietà per la vicenda umana ma… Mi ricorda la vicenda di Helfgott il pianista protagonista anche di un film che applaudito per la vicenda umana è rapidamente scomparso dalle sale di concerto. Poi, ribadisco, i gusti son gusti ma quali sue incisioni (se ce ne sono…) saranno mai ricordate?
          PS E come mai il silenzio del mondo musicale serio e in particolare dei „colleghi“ direttori?

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          • titte1993 ha detto:

            Me voilà!
            Non considero Ezio Bosso un collega né un musicista, e visto che oramai mi ha scovata Le racconto questa magnifica storiella degna di un noir delle peggiori orchestre.
            Invitata al Comunale di Bologna durante il mio settimo trasloco con un programma per quattordici/sedici anime, mi reco alla prima prova e prima di prendere la bacchetta in mano mi si chiede: “senti, visto che il programma è facile, domani libero?”
            Sinceramente allibita, chiedo che mi si permetta almeno di decidere in fine prova, considerato che era la prima volta che dirigevo quella orchestra e che un direttore serio dovrebbe almeno avere il tempo di capire che tipo di “strumento” ha innanzi e come ottenere il meglio. Lavoriamo per le tre ore di prova e sorvolo sul domani libero. Il giorno dopo l’orchestra mi impedisce di fare la prova (in seguito seppi perché erano accaldati e tutto quel lavoro per un “programmino facile” non era gradito).Fui prontamente sostituita dal pianista accompagnatore del teatro. Risultato: girai i tacchi che non porto e tornai tranquillamente a casa; MA l’orchestra ebbe il buon cuore di spargere la voce nei Teatri italiani e immediatamente mi venne cancellato un concerto al Verdi di Trieste. Sottile differenza di trattamento quindi fra la sottoscritta e il “collega” Bosso che cacciato dal Comunale fu prontamente nominato Direttore Musicale a Trieste: qualcosa mi sfugge?

            Silvia Massarelli
            Grand Prix de Direction d’Orchestre de Besançon
            P.S. Serbo però un caro ricordo di un musicista che per le sue attitudini e il suo comportamento mi ricordava molto uno dei miei Maestri, da noi abitualmente definito il “Signore della Musica”, che mi scrisse una lettera in cui si scusava per il comportamento ignobile dei suoi colleghi. Uomo molto serio, professionale e di gran cuore, con due magnifici occhi azzurri, cui sarò sempre molto grata.

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  3. Carlo Borghi ha detto:

    Concordo. Anche se mi dispiace molto per il povero Bosso non si può essere trasportatin dall’emozione del momento (anche se potrebbe essere un buon ritorno di voti).

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  4. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Siamo un Paese che va avanti a “casi umani”.
    Abbiamo una politica che va avanti a ” bontà”. Chi oserà contraddire cotanta se sensibilità?
    Ovviamente si santificano solo coloro che, in vario modo, fanno comodo, fanno audience: migliaia di altri, come abbiamo ben visto in queste settimane tragiche, vengono tenuti ben nascosti.
    Anche Bocelli deve molto ( tutto?) alla sua disabilità.
    Mentre ai disabili ” comuni” , quelli che non sono baciati dalla visibilità mediatica, quelli poco comodi insomma, quelli brutti e noiosi, si lesinano gli aiuti…
    Così va il mondo. Il potere ormai campa di propaganda. E purtroppo funziona.

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