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Un grido di dolore – 6 Maggio 2020


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Su Repubblica di ieri    ..

.. è pubblicata una lettera di Sara Mingardo sulla disattenzione verso la musica (quella classica – dell’altra ne abbiamo anche troppa) da parte del governo nella temperie attuale. Concerti e teatri lirici hanno subito uno stop assoluto e non c’è alcuna previsione di una riapertura e di un supporto a tanti artisti che si trovano di fatto disoccupati, ricordando che guadagnano solo sulle performances senza alcuna ciambella di salvataggio.  Questa colpevole disattenzione trova il suo fondamento sull’opinione della maggioranza che la musica (classica) sia un’arte elitaria che interessa solo una sparuta minoranza della quale in fin dei conti si può anche fare a meno. A riprova di questa sensazione basterebbe vedere la copertura mediatica della musica rock e dell’altra. Se scompare una pop star abbiamo decine di pagine di compianto ma se venisse a mancare – facendo ovviamente le corna – il grande pianista Maurizio Pollini avremmo un piccolo trafiletto nelle pagine interne dei giornali. I nostri governanti – come la grande maggioranza dei giornalisti – sono interessati alla musica facile, quella orecchiabile che si esaurisce nei 3 minuti di un brano e non alle grandi architetture musicali, e la cosa è particolarmente vera in Italia che pure vanta la più grande tradizione musicale del mondo. Sarebbe interessante chiedere a Conte e ai suoi ministri quai siano gli ultimi concerti o opere liriche cui hanno assistito o domandare se Brahms è un compositore barocco (barocco? Ma che è?). Peraltro questa crassa ignoranza si riscontra anche nei programmi scolastici musicali dove siamo probabilmente a pari merito con il Burkina Faso o le isole Fiji. Cosa si possa fare per sostenere gli artisti in questo momento (ricordando che non sono tutti Jonas Kaufmann o Vadim Repin che probabilmente hanno accumulato quanto basta per godere di una vita più che dignitosa) non mi è del tutto chiaro ma di certo se esiste una forma di reddito di cittadinanza è necessario che venga esteso a questa categoria che oggi si trova in condizioni drammatiche (così come le agenzie e tutto il mondo che ruota intorno a questo mondo).  Vox clamantis in deserto? Credo proprio di sì, se il nostro ministro della cultura Franceschini non ha mai accennato al problema. Se gli si chiede qualcosa in materia probabilmente la risposta sarebbe: perché? esiste un problema?
(Giovanni Neri – 74)
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4 risposte a "Un grido di dolore – 6 Maggio 2020"

  1. Rambomax ha detto:

    D’altra parte, Franceschini è quello che nel 2016 mise le mutande alle statue del Campidoglio in occasione della visita del presidente dell’Iran, cosa possiamo aspettarci? E’ vero, disse di non essere stato lui e che avrebbe stanato il responsabile, ma guarda caso non lo ha trovato…

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  2. sandrafesti ha detto:

    Tutto il modo artistico sta vivendo questa fase di pandemia in apnea, senza ossigeno.
    L’ ossigeno nel lavoro degli artisti è il calendario degli impegni, è lo studio preparatorio, è l’ incontro con i collaboratori, è la forma fisica da allenare, è la fatica di costruire una performance che non deluda il pubblico.
    Niente teatri, nessuno spettacolo, il pubblico non può applaudire , ma
    può far sentire il suo sostegno premendo sulle organizzazioni teatrali affinché con pratica e fantasia chiudano al più presto tanto silenzio.
    Ci auguriamo di risentire a breve la voce di Sara Mingardo e tanta musica

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  3. Paolo Garbarino ha detto:

    Concordo al mille per mille! L’ignoranza diffusissima della musica colta nel nostro Paese è ben rispecchiata nella classe dirigente, politica e non solo. E’ una caratteristica che ci allontana ancora di più dall’Europa ed è un sintomo per me assai significativo della decadenza, non solo culturale, dell’Italia. Sembra che esista solo la musica pesante – come Wolfgang Rhim chiama efficacemente la musica…leggera -, tanto che mi risulta che il Ministero da qualche anno a questa parte ha iniziato a finanziarla! Un banale confronto con la Germania: la Merckel è un’assidua frequentatrice di Bayreuth!
    Paolo

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