Operistica

Madama Butterfly – Teatro comunale Bologna 20 Febbraio 2020


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Evviva  ..  Hurrah..

…i remakes.  Avevamo già avuto una Butterfly nel 2015 e francamente non si sentiva il bisogno della ennesima replica di questa opera di repertorio.  E per sovrammercato con la regia di Damiano Michieletto che continua a imperversare non solo nei teatri italiani come una sorta corona virus per il quale non esiste vaccino. Non importa se il risultato è positivo (mai) o negativo (sempre): quello che conta è stupire o meglio dire irritare il pubblico. E non è che manchino registi di grande valore: solo come esempio Mario Martone (indimenticabile a Bologna le sue Nozze di Figaro), Graham Vick etc. Ma siccome sono di valore il comunale non li scrittura: forse Michieletto (ma non ne sono sicuro) è più cheap. Tanto chissenefrega  di un pubblico che ovviamente si considera di bocca buona. Ebbene vorrei fare sapere che Kurvenal non è assolutamente tale e quindi dice apertis verbis che “il re è nudo”. La regia di Michieletto è ancora una volta una “michielettata” nella quale domina il cattivo gusto che è la cifra costante delle sue performances (se così si possono chiamare) anche quando basata su un’idea non malvagia di un’ambientazione moderna:  una scenografia da centro di Bangkok con neon, cartelloni pubblicitari e filmati pubblicitari. Domina la scena un parallelepipedo di vetro che è volta a volta la “vetrina” della merce proposta (ragazze in vetrina), la casa di Butterfly e addirittura sul tetto la camera da letto della protagonista. Il tutto in un’atmosfera da bordello che poco ha a che fare con il testo dell’opera. E quindi abbiamo adesso la povera Cio Cio San che fa la prostituta (pardon la geisha ma le sue “colleghe” non lasciano nulla all’immaginazione…) dall’animo puro in un bordello stile Patpong e un Pinkerton da turismo sessuale.  La grande scena d’amore del primo atto vede un Pinkerton che semiubriaco si scola a collo una bottiglia mentre barcolla.
(Se qualcuno volesse misurare il grado di provincialismo del management del teatro comunale potrebbe verificare che non ci sono sul sito o foto della scenografia dell’opera e neppure sul Carlino, giornale quantomai vicino acriticamente al teatro. Per capire il significato della sciocchezza – il cui significato francamente sfugge –  si vada sul sito dell Scala dove per ogni opera prima della prima sono presenti le foto della scenografia. La foto in figura è quella della stessa messa in scena al Regio di Torino del 2010. Solo la marca dell’auto è diversa).
Nel secondo atto Cio Cio San è vestita da teenager in jeans e maglietta con un figlio supposto di tre anni che ne ha almeno 8.  I personaggi maschili si muovono sbracatamente come turisti alla ricerca di facili “avventure”.  Veniamo alla parte musicale con un cast completo (direzione inclusa) che è la fotocopia esatta di quello torinese. La musica di Puccini nella Butterfly è particolarmente ostica a metà strada fra il classicismo e l’innovazione del primo novecento e pone non pochi problemi di direzione. Pinchas Steinberg ha assecondato professionalmente i cantanti  in perfetta armonia con lo sviluppo dell’azione teatrale, una direzione puntale e precisa senza essere eccessivamente enfatica che ha saputo  valorizzare la qualità dell’orchestra bolognese.  Fra le voci svetta assolutamente quella di Angelo Villari, un tenore con una gran voce ma perfetto in tutti i registri che offre una performance di grande livello sia dal punto di vista musicale che da quello teatrale nonostante i vincoli registici che ne fanno  solo un ubriaco senza scrupoli se non nel finale dell’opera. Un solo gradino sotto la Butterfly di Karah Son che offre una prestazione di ottimo livello anche se complessivamente non superlativa. Le manca quella patina di drammaticità insita nella difficoltà di trovarsi in un mondo crudele di cui non percepisce le brutalità. Purtroppo soffre inevitabilmente di impietosi confronti (Tebaldi, Kabaivanska, Freni etc..). Buona la prestazione degli altri protagonisti con una menzione speciale per lo Sharpless di Dario Solari. Un folto pubblico (ma alle “prime” non si può mancare…) che ha applaudito abbastanza calorosamente senza interrompere quasi mai durante l’opera (buon segno). .
 (Giovanni Neri)
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...a remake.  We had already had a Butterfly in 2015 and frankly there was no need for yet another replica of this repertory work.  And to add to it with the direction of Damiano Michieletto who continues his ravaging not only in Italian theaters as a covid 19  virus for which there is no vaccine. It doesn’t matter if the result is positive (never) or negative (always): what matters is to amaze or rather to say irritate the audience. And it is not that there are not directors of great value: only as an example Mario Martone (unforgettable in Bologna his Nozze di Figaro), Graham Vick etc. But since they are valuable the management does not write them: maybe Michieletto (but I’m not sure) is cheaper. . Michieletto’s direction is once again a “michielettata” in which dominates the bad taste that is the constant characteristic of his performances (if you can call them so) even when based on a non-bad idea of a modern setting: a set design from Bangkok city with neon, billboards and advertising films. The scene is dominated by a glass box that is in time the “showcase” of the proposed merchandise (girls in the window), Butterfly’s house and even on the roof the bedroom of the protagonist. All in a brothel atmosphere that has little to do with the text of the work. And so we now have the poor Cio Cio San who is a prostitute (pardon the geisha but her “colleagues” leave nothing to the imagination…) with a pure soul in a brothel style Patpong and a Pinkerton as sex tourist.  The great love scene of the first act sees a half-drunk Pinkerton draining a bottle neck while staggering. In the second act Cio Cio San is dressed as a teenager in jeans and T-shirt with a supposed three-year-old son who is at least 8.  The male characters move like tourists in search of easy “adventures”.  Now to the musical part with a full cast (including the director) which is the exact photocopy of that of Turin. Puccini’s music in Butterfly is particularly difficult halfway between classicism and innovation of the early twentieth century and poses many problems of direction. Pinchas Steinberg professionally pandered to the singers in perfect harmony with the development of the theatrical action, a direction precise without being overly emphatic that was able to enhance the quality of the Bologna orchestra.  Among the voices stands absolutely that of Angelo Villari, a tenor with a great voice who is  perfect in all the registers that offers a performance of great level both musically and theatrically,  despite the directorial constraints that make him only a drunk unscrupulous except at the end. Just one step below Karah Son’s Butterfly who provides a very good performance although not superb overall. She lacks the sense of drama due to the difficulty of being in a cruel world which she does not understand. Unfortunately, she inevitably suffers from merciless comparisons (Tebaldi, Kabaivanska, Brakes, etc.). Good performance of the other protagonists with a special mention for the Sharpless by Dario Solari. A large audience (but a premiere cannot  be missed…) which applauded quite warmly without interrupting almost never during the opera (good sign). .
 (Giovanni Neri
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DIRETTORE  Pinchas Steinberg
REGIA Damiano Michieletto
CAST

MADAMA BUTTERFLY  (CIO-CIO-SAN) Karah Son

SUZUKY Cristina Melis

KATE PINKERTON Grazia Sinagra
F.B. PINKERTON Angelo Villari
SHARPLESS Dario Solari
GORO Cristiano Olivieri
IL PRINCIPE YAMADORI Luca Gallo
LO ZIO BONZO Nicolò Ceriani
YAKUSIDÉ ANDREA TABOGA

IL COMMISSARIO IMPERIALE Raffaele Costantini

L’UFFICIALE DEL REGISTRO Enrico Piccinni Leopardi

LA MADRE DI CIO-CIO SAN Lucia Michelazzo

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7 risposte a "Madama Butterfly – Teatro comunale Bologna 20 Febbraio 2020"

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Se dovessi poi, sperando di non annoiare, ulteriormente chiarire il perché nel secondo atto la regia mi ha leggermente deluso a proposito della brava protagonista la ragione sta nell’avere (volutamente, è chiaro) tolto a Butterfly quell’aura di dignità e fierezza che nel primo atto la Nostra aveva così prepotentemente dimostrato.
    Qualcuna che mi era vicina mi dice ora che, al contrario, la sua aria dimessa (jeans sdruciti per riassumere) aveva ancora più fatto risaltare la indubbia spegevolezza e volgarità dell’americano, ben accompagnato dall’altrettanto volgare Kate.
    Chi avrà mai ragione?

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    Stimolato dalla recensione di Giovanni Neri e dal commento di Alessandra sempre su Kurvenal devo dire che, ieri sera a Teatro, ho apprezzato sia la regia sia la bravura dei cantanti, con una menzione particolare per Angelo Villari.
    Certo il disagio iniziale c’è stato, addirittura inizialmente ho temuto che Butterfly fosse quella graziosa ragazza con il gonnellino di paillettes blu, tanto Pinkerton le stava addosso ma poi le cose si sono aggiustate e dalla scala è scesa l’autentica madama Butterfly con il suo fascino e la sua bella voce a dare corpo alla vicenda.
    Fascino che, sempre secondo me, nel secondo atto è calato leggermente come mi sembra si sia leggermente affievolito il vigore con cui Pinkerton ha retto in modo magistrale il ruolo nella prima parte dell’opera.
    Per concludere, se dovessi assegnare un punteggio al tutto direi che questa Butterfly si è meritato un otto pieno.
    Con alla fine un ‘grazie’ pieno a Giovanni Neri per il suo straordinario impegno, disinteressato sottolineo, al servizio della cultura.

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  3. alessandra ha detto:

    Buongiorno Kurvenal. Ero ieri in teatro, e ho avuto impressioni esattamente opposte alle Sue. Per me l’unica cosa che si salvava erano regia e scene, mentre la direzione scadente e priva di qualsiasi fascino e le voci erano di livello mediocre. La direzione di Pinchas Steinberg era temperata e se cerco un sinonimo direi tiepida o meglio che appiattiva tutto senza cercare di scavare tra le note evidenziando i momenti e tratteggiare i personaggi. Che di loro erano abbastanza ben interpretati dal cast uniforme e decoroso. Ma da vedere…che spettacolo! questa Butterfly è urticante e poetica, squallida e sentimentale come non mi era mai capitato. Il monito di Sharpless “badate, ella ci crede” sembra rimbalzare come un’eco in ogni immagine, nella claustrofobica scena ideata da Paolo Fantin che ci racconta un moderno bordello presso un porto orientale per turismo sessuale. Ci sono attimi che commuovono e si stampano nella mente. lei che pensando a lui si sente spinta sull’altalena è un’immagine di una tenerezza ineguagliabile, o la processione di barchette illuminate durante il coro a bocca chiusa o loro due (Suzuki e Cio Cio-San) che dipingono fiori sulla casetta…e i bambini turisti americani che strappano le barchette di carta del bimbo, che compare dolcissimo col suo zainetto in spalla. È una regia che sopporta benissimo il tempo che è passato da quando è stata creata, essendo ancora efficace, attuale e commovente. Come vede, parere diametralmente opposto al suo.
    Cordiali Saluti
    Alessandra

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    • Ovviamente nel Suo commento manca qualsiasi accenno alle voci che sono molto importanti…. Poi è giusto che si abbiano impressioni diverse che, in un caso come questo, hanno entrambe diritto di cittadinanza. Ovviamente potrei controbattere punto su punto ma avrebbe senso? Non posso che invidiare chi ha apprezzato e quindi goduto dello spettacolo…

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    • Mi scusi non avevo notato l’accenno alle voci. Ovviamente siamo su posizioni diametralmente opposte! Posso solo dire che le opinioni che ho riscontrato in sala sul tenore erano unanimemente favorevoli. Ma il campione era ovviamente ristretto.

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