Cameristica

Andras Schiff – Milano Quartetto 31 Gennaio 2020


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I concerti seguono   … Nowadays the concerts follow..
…da tempo una regola non scritta: durano al massimo 120 minuti, intervallo compreso. Un concerto di oltre 180 minuti ha il difetto di sforare insensatamente gli orari previsti. Se poi inizia (teoricamente, ma di fatto in ritardo) alle 20.30 semplicemente diventa inaccettabile. Nel caso in questione si aggiunga che oltre alla durata delle sonate (che data la loro lunghezza non dovrebbero fare parte di un singolo recital)  l’interprete ha voluto inserire prima di ogni sonata una sua presentazione musicologica in un italiano improbabile di cui francamente, data la sua qualità, si sarebbe fatto volentieri a meno. Andrebbe ricordato che all’estero le presentazioni sono presenti, ma opzionali prima del concerto e condotte da relatori qualificati.  Il Quartetto aveva da tempo assennatamente eliminato le presentazioni pre-concerto (che affliggono – per esempio – Musica Insieme a Bologna nonostante la maggioranza degli spettatori si sia dichiarata contraria in un sondaggio condotto da questo blog) e questa reintroduzione surrettizia appare molto discutibile (eufemismo).  Ma veniamo al concerto. Dopo un excursus infelice in campo Brahmsiano con il difficilissimo secondo concerto, Schiff ritorna ai suoi autori preferiti (Beethoven, Schubert e Mozart) di cui è raffinatissimo interprete. Il pianismo di Schiff è un pianismo apollineo, mai increspato da accentuazioni particolari, (in termini meccanici lo si potrebbe assimilare una superficie “superlappata”) che offre dei brani eseguiti una prospettiva sempre misurata, assolutamente priva di incertezze tecniche (nel caso in questione un solo momento ha turbato questa impostazione nella sonata op. 78 “fantasia” D 894 ) ma che trova proprio in questa impostazione il suo limite, Lo Schubert di Schiff è esangue e sembra esprimere in termini musicali la salute malferma del compositore viennese: in termini volutamente provocatori lo si potrebbe definire un po’ “noioso”,  (termine ovviamente eccessivo ma il cui significato primigenio coincide con la sensazione che ho ricevuto durante il concerto, in parte viziata dall’irritazione della sua  lunghezza), un soprammobile perfetto di un museo che potrebbe però  sfuggire all’attenzione di un visitatore leggermente distratto. Una più misurata impostazione del programma potrebbe in generale maggiormente valorizzare l’esecuzione. Poiché il concerto era troppo breve…. il pianista ungherese ha voluto aggiungere un bis, un improvviso. Grande successo di pubblico.
 (Giovanni Neri
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since long an unwritten rule: they cannot  last more than 120 minutes, including the interval.  If a concert  starts (theoretically, but in fact later) at 8.30p and lasts more than 180 minutes simply becomes unacceptable. In this case, it should be added that in addition to the duration of the sonatas (which given their length should not be part of a single recital) the interpreter inserted before each sonata his musical presentation in a poor Italian. It should be remembered that abroad presentations are present, but optional before the concert and conducted by qualified speakers.  The Quartet had long since abstained from pre-concert presentations (which plague – for example – Music Together in Bologna despite the majority of the spectators being opposed in a survey conducted by this blog) and this surreptitious reintroduction seems very questionable (euphemism).  But let’s come to the concert. After an unhappy excursus in the Brahmsian field with the very difficult second concert, Schiff returns to his favorite authors (Beethoven, Schubert and Mozart) of which he is a refined interpreter. Schiff’s piano is  apollineous, never rippled by particular accentuations, (in mechanical terms you could assimilate it to a “superlaced” surface) absolutely devoid of technical uncertainties (in this case at one point only there was a little fault in the sonata op. 78 “fantasy” D 894 ) but that finds precisely in this setting its limit, Schiff’s Schubert is bloodless and seems to express in musical terms the health the Viennese composer: in a deliberately provocative terms you could call it a bit “boring”, (obviously excessive term but whose primitive meaning coincides with the feeling I received during the concert, partly due to the irritation of its length), a perfect piece of a museum that could escape the attention of a slightly distracted visitor. A more measured approach to the program could, in general, enhance the execution. Because the concert was too short the ungarian pianist added an encore, an impromptu. Great audience success.
.(Giovanni Neri)
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Programma


Schubert
– Sonata in la minore D 845, Sonata in re maggiore D 850, Sonata in sol maggiore op. 78 “Fantasia” D 894
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