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Cantanti e incantati – 13 Dicembre 2019


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   ..

Qualcuno .. .
…ha mai fatto caso che i cantanti “leggeri” ingoiano di fatto il microfono, anche se si trovano in un auditorio al chiuso (non all’aperto dove le condizioni acustiche sono praticamente impossibili).  Eppure i cantanti lirici si fanno sentire e NON hanno bisogno del microfono anche se cantano in teatri di grandi dimensioni (La scala, Metropolitan etc.), gli stessi teatri ove i “leggeri” hanno bisogno del microfono affinché la loro voce non cada nelle prime file. Ecco questa è una delle sostanziali differenze che distinguono professionisti che hanno faticato a impostare la voce e il respiro e dilettanti che del canto reale non capiscono nulla. Non ho personalmente nulla contro i cantanti “leggeri”, anzi alcuni di loro sono bravi e compongono canzoni di qualità, ma è un mercato drogato che porta a osannare personaggi di modeste qualità (e spesso di carriera brevissima) e a non premiare chi invece per le qualità e l’impegno andrebbe sostenuto e adeguatamente remunerato. Lo so, vale il ritornello “è il mercato, darling!” ma mi pare che le azioni di sostegno (come per ogni manifestazione artistica che difficilmente entusiasma chi fa della propria ignoranza un vanto) da parte delle amministrazioni pubbliche (si pensi solo alla vergogna della mancata istruzione musicale nelle scuole – un “unicum” negativo in tutta Europa e non solo – si pensi solo alla Cina) siano poche e insufficienti a modificare almeno in parte il mercato, come poche sono le azioni per le altre manifestazioni artistiche che per la loro stessa natura sono elitarie. Non mi faccio illusioni: in questo come in molti, tanti contesti, vince la tendenza al ribasso (si pensi solo alla “qualità” dei partiti politici che oggi raccolgono la maggioranza dei consensi), ma se questa tendenza non si può arginare si ha almeno il diritto di criticarla apertamente?
  (Giovanni Neri)
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9 risposte a "Cantanti e incantati – 13 Dicembre 2019"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Purtroppo, per la stragrande maggioranza dei cittadini dell’ intero Pianeta, l’ascolto della musica di qualsivoglia genere avviene solo o quasi attraverso filmati e registrazioni.
    Occorre tenere conto che coloro che possono ascoltare opere e concerti dal vivo sono una esigua , privilegiata, minoranza.

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Certamente la signora Festi ha ragione. Temo però che sia impossibile mettere a confronto generi ed interpreti tanto diversi. In ciascun genere ci sono interpreti validi ed altri meno, e non a caso scrivo “interpreti” e non cantanti.
    Anche nella musica cosiddetta “colta” (come si dice ora ma assai spesso non era considerata tale ai tempi in cui fu composta) a generi diversi occorrono interpreti diversi. Nel Melodramma, ad esempio, essendo uno spettacolo per gli occhi oltre che per le orecchie, gli interpreti devono essere anche fisicamente credibili: un Ruggero Raimondi, ad esempio, pur con qualche difetto ai tempi lo era; non lo erano, a mio parere, nè la Sutherland nè la Caballé, pur con la loro ottima vocalità che avrebbero fatto meglio a riservare alla sala di registrazione.
    Chi canta Sigfrido o Don Carlo spesso è inadatto al Lied e sempre i cantanti d’ opera, con la voce impostata, risultano assolutamente inadeguati quando si confrontano con la musica leggera, di qualsivoglia qualità: Sinatra o Dean Martin certamente non possono interpretare Calaf, ma non so immaginare un Corelli o un Pavarotti cantare The Lady is a Tramp senza snaturarla completamente.
    Poi ci sono i disastri, in entrambi i generi.
    Tra i miei (tanti) peggiori incubi c’è una Tarantella di Rossini eseguita (si fa per dire) da Lang Lang e Bocelli. Il pezzo è assai nazional-popolare ma non di semplice interpretazione: i nostri due “eroi” ne hanno fatto carne di porco. Pure di quello.

    A ciascuno il suo: il massimo sarebbe che ciascuno si mantenesse all’ interno del repertorio nel quale si identifica meglio per caratteristiche fisiche e vocali. La compianta J. Norman ha saputo fare anche questo: una “incauta” Carmen nella quale si è cimentata solo in sala di registrazione (la sua presenza scenica era splendida, ma non certa da giovane gitana…) è stata presto archiviata: la sua meravigliosa voce non era adatta a rappresentare la fresca sfrontatezza della sigaraia , ed altrettanto oso dire della mia pur adorata Berganza.
    Poi, come sempre per quanto riguarda l’ arte – ma non solo – è questione di gusti: come diceva Borges se un libro non ti piace non è stato scritto per te. Il panorama è vario e variegato e ciascuno può agevolmente trovare ciò che gradisce e che lo emoziona. Possibilmente snobbando le recensioni interessate e sempre più letterariamente “creative” che troviamo sui giornali: per fortuna che c’è Kurvenal.
    (Mi sono dilungata troppo, non si ripeterà. L’ argomento è interessante, spero in altri contributi).

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    • Grazie per l’articolato commento. In realtà il mio post semplicemente metteva a confronto cantanti senza mezzi acustici (come nei teatri lirici) e cantanti con i “mezzi” che spesso “correggono” l’assenza di voce o altr carenze. Capisco che è un po’ semplicistico ma che sarebbe Frank Sinatra senza microfono? Poi i gusti son gusti e a me piace più il prodotto genuino (dal vivo): nelle sale di registrazione avviene di tutto e di più…

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    • Grazie per l’articolato commento. In realtà il mio post semplicemente metteva a confronto cantanti senza mezzi acustici (come nei teatri lirici) e cantanti con i “mezzi” che spesso “correggono” l’assenza di voce o altr carenze. Capisco che è un po’ semplicistico ma che sarebbe Frank Sinatra senza microfono? Poi i gusti son gusti e a me piace più il prodotto genuino (dal vivo): nelle sale di registrazione avviene di tutto e di più…

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Dipende…
    Preferisco un intonatissimo Sinatra, anche col microfono, ( chi si stanca di ascoltare quella voce?) ad un “urlatore” impostato e super incensato dalla critica ( c’è un “mercato” anche nel Melodramma, e non da poco), che magari canta di tutto e di più fino alle fine dei suoi giorni.
    Difficile fare paragoni, soprattutto se non si definisce cosa si intende per cantanti “leggeri”. Per altro fatico a considerare “colti” tanti polpettoni verdiani con cattivi puniti, fanciulle redente in punto di morte con preghiere immancabili al seguito nel più puro stile melodrammone popolare cattolico e zum-pa-pa come se piovesse: la “grande” musica, la novità, la sperimentazione “colta” da secoli ormai si è spostata al Nord.
    La musica cosiddetta “popolare” deve essere definita: una cosa è la sperimentazione dei gruppi della metà del secolo scorso – dai Beatles ai Pink Floyd, in soldoni – che hanno attinto a piene mani dal blues e dal jazz di oltre Oceano creando suoni – e strumenti – assolutamente nuovi, con testi spesso di valore e che ancora ora, a distanza di decenni, ascoltiamo con piacere; altra sono i cosiddetti rapper o trapper che con la musica non hanno alcunchè in comune.
    Fenomeno per lo più politico, nato nei ghetti urbani degli US , trapiantato da noi grazie appunto alla politica che se ne serve per proporre modelli di gioventù coatta, in cui i meno attrezzati trovano facile identificarsi, attraverso i quali inviare generici e colored messaggi di disimpegno e “volemose bene”.
    Credo comunque che anche per quanto riguarda la musica il Tempo sia il più verace crivello che abbiamo a disposizione: non credo che Sfera Ebbasta, per quanto supersponsorizzato, durerà a lungo. Ammesso e non concesso che la sua possa chiamarsi musica e non un parlare a ritmo di tam-tam. Tra anelli al naso, collanine e tatuaggi ovunque, la identificazione con le tribù che in tempi di sconosciuto politicamente corretto chiamavamo “selvagge”, è ormai completo.
    Evidentemente al “mercato” va bene così.

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  4. sandrafesti ha detto:

    Ringrazio Kurvenal per aver aperto
    questo tema. D’ accordo per quanto
    concerne i cantanti, che spesso
    regalano piaceri incomparabili ad un senso che oggi è offeso in ogni istante della giornata.
    Ma l’ abuso ingannevole di microfoni
    incorporati ha ormai invaso anche i
    teatri di posa. Tanto che mi chiedo spesso se dizione e ortofonia siano
    ancora materie di base nelle
    accademie teatrali .
    accademie di teatro.

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