Cameristica

Jan Lisiecki – Quartetto Milano 26 Novembre 2019


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Avevamo già recensito più volte Jan Lisiecky    … We had already reviewed Jan Lisiecky several times
…con toni encomiastici nel passato. Ad esempio al Quartetto il 6 Febbraio 2018.  Per recensire il concerto odierno è necessaria però una disamina del programma presentato. Una sequenza di brani per lo più secondari (o comunque non fondamentali) di Mendelssohn e Chopin con tre eccezioni: Rubinstein (Anton), Bach e un Beethoven poco frequentato. Del primo si può solo dire che ha un valore musicale da musical e che si spera di non ascoltarlo più. Una scelta di pessimo gusto. Ovviamente ben diversa è la valutazione del noto brano di Bach mentre il Beethoven  del rondò op. 129 è un brano virtuosistico e irriconoscibile del compositore di Bonn (siamo nei pressi delle vette dei quartetti delle opere 130 e seguenti) forse spinto da interessi puramente economici. Poi il concerto ha previsto una successione intervallata Chopin-Mendelssohn nella quale addirittura alcuni notturni del compositore polacco compaiono in due momenti diversi. Se si eccettuano gli ultimi due brani (Variation sérieuses di Mendelssohn e Ballata quarta di Chopin) tutti gli altri sono pezzi brevi, molti dei quali  puramente virtuosistici, che ammiccano a un pubblico di bocca buona (che però al Quartetto non abbocca). Il tutto con un unico scopo: mettere in risalto la tecnica trascendentale del pianista. Tale è la volontà di mettere in mostra il funambolesco virtuosismo fine a sé stesso che nella ballata, l’inizio drammatico in fa minore del finale non si è percepito come tale, annegato frettolosamente  in un gragnuola di note cui mancava un significato musicale. Altrettanto dicasi delle Variations di Mendelssohn, un brano non di occasione del compositore tedesco, dove nelle variazioni melodiche si avvertiva l’ansia di potere esprimere la propria potenza di fuoco delle variazioni più virtuosistiche.  Di “giovani leoni” nell’arena pianistica ce ne sono parecchi: uno per tutti Danil Trifonov. Ma in questo interprete (leggermente più anziano di Lisiecky) la tecnica trascendentale è al sempre servizio dell’interpretazione, cosa che non si può affermare per il giovane Lisiecky per il quale sembra che ci si trovi purtroppo in presenza di una china negativa. Ovviamente nulla di irrimediabile ma a 24 anni e 100 concerti all’anno il tempo per maturare è poco e invece quello che manca proprio al giovane interprete è una solida maturazione. In termini giuridici diciamo che per questo concerto si potrebbe usare una valutazione da “perdono giudiziario” ma forse meglio sarebbe dire  di “assoluzione con la condizionale”.  E’ bene ricordare che vi sono stati altri esempi di giovani leoni che poi nel tempo hanno raggiunto una maturazione artistica di grande livello (si veda il caso di Volodov) ma anche esempi di pianisti che non sono stati capaci di un affinamento indispensabile (si veda il caso di Lang Lang). Quindi un concerto con alti e bassi, molto lungo per gli standards moderni (2 ore di musica) con un breve bis Mendelssohniano (credo – ma non ne sono sicuro – tratto dai Lieder ohne Worte).  E un ottimo (ma non stratosferico) successo di una sala piena.
.  (Giovanni Neri
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.….positively in the past. For example, at the Quartet on February 6, 2018.  However, a review of the programme presented is necessary to review today concert. A sequence of mostly secondary (or non-fundamental) pieces by Mendelssohn and Chopin with three exceptions: Rubinstein (Anton), Bach and a seldom performed Beethoven. Of the first one it can be only said that it has a musical value of a musical and that we hope not to listen to it anymore. A bad choice. Of course, the evaluation of Bach’s well-known piece is quite different while the Beethoven of the rondò op. 129 is a virtuoso and unrecognizable piece of the Bonn’s composer (we are near the heights of the quartets of the opus 130 and following) perhaps driven by purely economic interests. Then the concert included an interspersed Chopin-Mendelssohn sequence in which even some of the Polish composer’s nocturnes appeared at two different times. With the exception of the last two pieces (Variation sérieuses by Mendelssohn and the fourth Ballade by Chopin) all the others were short pieces, many of them purely virtuosic, which expected to wink at a good-mouthed audience. All with one purpose: to highlight the pianist’s transcendental technique. Such is the will to show the funambolec virtuosity  that in the Ballade, the dramatic beginning in the f minor of the finale is not perceived as such, hastily drowned in a ghastly of notes that lacked a musical meaning. The same is true of Mendelssohn’s Variations, a piece by the German composer, where melodic variations showed the anxiety of being able to express the firepower of the most virtuosic variations. There are several “young lions” in the piano arena: one for all Danil Trifonov. But in this latter interpreter (slightly older than Lisiecky) the transcendental technique is always at the service of interpretation, what cannot be said for the young Lisiecky for whom it seems that we are unfortunately in the presence of a negative tendence. Obviously nothing dramatic  but at 24 years and 100 concerts per year the time to mature is little, while what is missing for the young interpreter is a solid maturation. In legal terms we could state that for this concert one could accept a final sentence of “acquittal with parole”. It is good to remember that there have been other examples of young lions who have achieved a great artistic maturity over time (see the case of Volodov) but also examples of pianists who have not been able to refine themselves (see the case Lang Lang). So a concert with ups and downs, very long for modern standards (2 hours of music) with a short Mendelssohn’s encore (I think – but I’m not sure – taken from the Lieder ohne Worte) and a great (but not exceptional) success of a large audience.
.(Giovanni Neri)
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Programma
J.S. Bach – Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo BWV 992
F. Mendelssohn – Lieder ohne Worte op. 67 n. 1-6
F. Chopin – Due Notturni op. 27
L.v. Beethoven – Rondò a capriccio in sol maggiore op. 129
F Mendelssohn – Rondò Capriccioso op. 14
A. Rubinstein – Valse-Caprice in mi bemolle maggiore
F. Chopin – Due Notturni op. 62
F. Mendelssohn – Variations sérieuses op. 54
F. Chopin – Ballata n. 4 in fa minore op. 52
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3 risposte a "Jan Lisiecki – Quartetto Milano 26 Novembre 2019"

  1. Livio Giberti ha detto:

    Non sono del tutto d’accordo con la recensione del Prof. Neri. Ho assistito al concerto di Lisiecky e personalmente ho apprezzato sia il programma che le doti tecnico-interpretative del pianista. Riguardo al programma, si trattava chiaramente di un mix di pezzi piu’ o meno seri ma tutti con aspetti “capricciosi” e bizzarri. Trovo interessante che si offrano all’ascolto anche pezzi leggeri e di raro ascolto come il valse-caprice di Anton Rubinstein o il rondo’ giovanile di Beethoven, ci stanno in un programma variegato come quello proposto da Lisiecky.
    Riguardo alle doti tecnico-interpretative, Lisiecky e’ senza dubbio un pianista di enormi capacita’ tecniche e di grande maturita’ considerata la sua giovane eta’, il suo suono e’ sempre bello e caratterizzato da inpressionanti gradazioni dinamiche e da grande chiarezza espositiva. Anche a me e’ parso che la splendida Ballata n.4 di Chopin non sia stata perfettamente risolta sul piano interpretativo ma nel complesso mi sento di considerare Lisiecky tra i migliori giovani pianisti oggi sulla piazza (tra l’altro i suoi CD sono stati giudicati molto positivamente dalla stampa internazionale).

    "Mi piace"

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