Operistica

Fidelio – Teatro comunale Bologna 10 Novembre 2019


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Può ben essere..  It may well be..
  ..

.. che venendo da due splendide scenografie scaligere (Giulio Cesare in Egitto e Die āgyptische Helena) la scena del Fidelio bolognese abbia risentito del confronto ma l’ambiente stile anni ‘50 (che nelle intenzioni del regista deve ricordare nel trentennale della caduta del muro la DDR e la Stasi – ma ho dovuto farmelo spiegare. Ma allora non si poteva agghindare Don Pizarro come ufficiale Vopo?) e una monotonia di impianto (stessa scena per tutta la durata dell’opera) ha reso questo Fidelio grigio e noioso.  E non hanno di certo giovato gli armadi a scomparsa stile farmacia rappresentanti le carceri delle quali Florestano  lamenta il buio immerso in una luce sfolgorante. Insomma una regia che anziché rappresentare il cupo dramma del potere assassino dà unicamente un senso di noia e di spettacolo di seconda se non terza categoria. E non aiutano i costumi di scena dei protagonisti. Una Marzelline vestita da oca giuliva (addirittura in abito da sposa nel finale) che strimpella la bagatella “Per Elisa”,  Rocco e Fidelio impalandranati in tristissime e anonime giubbe violacee e un Don Pizarro con spolverino di prammatica. E i pochi tentativi di colpi di scena hanno dato un senso di ulteriore impotenza. Banale il tentativo di stupro di Jaquino e del tutto incomprensibile il bosco in movimento (con tanto di orso!) sullo sfondo: un tentativo di ricordare lo shakespeariano bosco di Dunsinane  del Macbeth? Come ciliegina sulla torta una scellerata e provincialissima scelta dei sopratitoli per qualche insondabile motivo in inglese e italiano. Ma l’organizzazione del teatro si è accorta che l’opera è in tedesco? Ora se il dramma fosse il Boris Godunov si potrebbe anche capire  che i caratteri cirillici non siano così comuni ma l’europeissimo tedesco? Che ci capa l’inglese? L’opera è mancata anche dal punto di vista musicale. La direzione di Asher Fisch si è distinta per la piattezza, forse in armonia con la regia. E non sono mancati momenti di insufficienza esecutiva come nel bellissimo accompagnamento di corni della grande aria di Fidelio del primo atto. Una prestazione maiuscola del soprano Simone Schneider, sempre perfetta nella parte, voce potente e drammatica in grado di esprimere in tutti i registri il dramma umano della protagonista, giustamente applaudita da un pubblico finalmente privo di clacque. All’estremo opposto il tenore Erin Caves come Florestano, voce assolutamente non all’altezza della parte. Sforza vistosamente in tutti i registri con una voce parzialmente stridula e al limite dell’intonazione. Un tenore che speriamo non dovere riascoltare a Bologna, giustamente punito da un applauso molto molto modesto del  pubblico.  Gradevole e fresca la Marzelline di Christina Gansch mentre nei confini di una buona professionalità senza lode e senza infamia le altre voci. Un Fidelio di certo non memorabile che molto più avrebbe potuto esprimere e che alla fine è risultato modesto quando non noioso, per un’opera che mostra tutto lo sforzo compositivo innaturale in questo settore per Beethoven che per ben tre volte ha dovuto rimaneggiare la partitura.Un flop, insomma, e non a caso il comunale di Bologna è nelle parti bassissime della classifica del FUS nonostante la acritica grancassa mediale cui ovviamente non ci associamo.(Giovanni Neri)
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.. that coming from two splendid stage sets of La Scala (Giulio Cesare in Egitto and Die Agyptische Helena) my evaluation of the Bologna’s Fidelio has been affected by the confrontation but the environment style ’50s (which according the director should remember  the DDR and the Stasi – but I had to make me explain…) and a monotony of the scenes (same scene for the duration of the opera) made this Fidelio gray and boring.  And it certainly did not benefit form the retractable pharmacy-style cabinets representing the prisons of which Florestano laments the darkness immersed in a blazing light. In short, a direction that instead of representing the gloomy drama of the killer power gives only a sense of boredom and obtains a  show of second if not third category. And it doesn’t help the protagonists’ stage costumes. A Marzelline dressed even in a wedding dress in the finale that strums the bagatella “For Elisa”, Rocco and Fidelio with sad and anonymous purple jackets and a Don Pizarro with the obvious duster. And the few attempts at twists gave a sense of further helplessness. Jaquino’s attempted rape and the completely incomprehensible moving of the wood (with a bear!) in the background: an attempt to remember the Shakespearean forest of Dunsinane of Macbeth? As the icing on the cake a vile and provincial choice of surtitles for some unfathomable motif in English and Italian. But did the theatre organization realize that the opera is in German? Now if the drama were Boris Godunov you could understand that Cyrillic characters are not so common but the european German? Why English? The opera is also lacking from the musical point of view. Asher Fisch’s direction stood out for its flatness, perhaps in harmony with the direction. And there were moments of executive insufficiency as in the beautiful accompaniment of horns of the great aria of Fidelio of the first act. A capital performance by the soprano Simone Schneider, always perfect in the part, powerful and dramatic voice able to express in all registers the human drama of the protagonist, rightly applauded by an audience finally devoid of clacque. At the other end of the spectrum, the tenor Erin Caves as Florestano, a voice absolutely not up to the par. He struggles conspicuously in all registers with a shrill voice and at the edge of the intonation. A tenor that we hope we should not listen to again in Bologna, rightly punished by a very modest applause from the audience.  The Marzelline by Christina Gansch is pleasant and fresh, while within the boundaries of a good professionalism without praise and without infamy the other voices. A Fidelio certainly not memorable that much more could have expressed and that in the end was modest when not boring, for a work that shows all the unnatural compositional effort in this area for Beethoven who three times had to rework the Score. A flop, in short, and it is no coincidence that the comunale of Bologna is in the very low parts of the FUS ranking despite the uncritical media support which we obviously do not associate with.
 (Giovanni Neri
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Direttore Asher Fisch

REGIA Georges Delnon

DON FERNANDO Nicolò Donini

DON PIZZARRO Lucio Gallo

FLORESTAN Erin Caves

MARZELLINE Christina Gansch

ROCCO Petri Lindroos

JAQUINO Sascha E. Kramer

Due prigionieri Andrea Taboga, Tommaso Norelli

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