Operistica

Giulio Cesare in Egitto – La scala 28 Ottobre 2019


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Un altro miracolo..  Another miracle  ..

.. registico di Robert Carsen e uno “staging” complessivo all’altezza dei migliori della Scala.  Con un cast vocale e orchestrale all’altezza della impostazione registica. Le opere barocche, e in particolare quelle di Händel, sottopongono normalmente lo spettatore a un non leggero “tour de force” con la loro ripetitiva  struttura recitativo-aria e una  lunghezza dell’ordine delle 4 ore. Ma quando furono composte la fruizione era ben diversa, gli spettatori avevano la possibilità di muoversi e gli intervalli erano più frequenti. Rispetto alle opere barocche in generale questo Giulio Cesare ha una maggiore ricchezza di situazioni musicali, nelle quali oltre alle arie singole (alcune veramente bellissime) vi sono duetti, brani musicali a sé stanti etc.  L’impostazione di Carsen valorizza a tal punto l’opera che il tempo scorre senza problemi. E soprattutto colpisce la capacità di unire tecniche cinematografiche e scenografie (bellissime!) tradizionali, ambientazione storica e moderna (che trasfigurano senza cesure, provocazione e richiamo alla realtà. E – cosa purtroppo infrequente – non manca una certa autoironia, quasi a ricordare allo spettatore che anche un’opera nata come seria può essere oggetto di sorriso e e  non va presa troppo “sul serio”. Basti pensare alla scena finale in cui un Cesare, vestito da graduato dell’esercito americano, si unisce a una Cleopatra riportata ai tempi moderni con sullo sfondo un oleodotto e barili di petrolio che rotolano. E l’unione è siglata da un contratto (che si suppone di fornitura).  Insomma un grande spettacolo degno delle migliori tradizioni della Scala, un esempio di come un grande regista sappia gestire un’opera difficile da rappresentare negli anni 2000 evitando tutte quelle storture cui purtroppo molti moderni registi “creativi” sottopongono il pubblico (qualcuno riesce a immaginarsi qualche nome…?).
Vocalmente (e come presenza scenica) Danielle de Niese non  fa di certo rimpiangere Cecilia Bartoli, che ha dato forfait per la giubilazione di Pereira, una decisione per molti aspetti incomprensibile. Una Cleopatra semplicemente perfetta sia vocalmente che scenicamente, capace di modulare il proprio comportamento sulla scena in funzione dello svolgimento del l’azione. E bravissima anche nelle scene di seduzione assecondata da un fisico all’altezza della situazione. Voce di grande spessore in tutti i registri e sia nelle parti più liriche che in quelle drammatiche. Veramente un talento che vorremmo riascoltare in un un repertorio più ampio.

Ma all’altezza della de Niese è stata certamente la prestazione di Bejun Mehta come Cesare. Händel sottopone la vocalità di Cesare a un’estenuante serie di vocalismi che solo un interprete di grande spessore (e dotato di una tecnica di primissimo ordine)  è in grado di valorizzare. Mehta è stato il perfetto contraltare della Cleopatra della de Niese  fornendo una prestazione assolutamente maiuscola. Così come di grande valore sono stati tutti gli altri cantanti. Tutti coadiuvati dall’orchestra della Scala con strumenti  barocchi e diretta da un Antonellini semplicemente perfetto.  Può sembra che il presente commento sull’opera sia piuttosto scarno  ma se si evitano tutti i riferimenti bibliografici e musicologici non rimane molto da dire se non che questo è il valore artistico delle opere che vorremmo più spesso incontrare.  Foltissimo pubblico che ha apprezzato con grandi  (e sinceri !) applausi la performance. Bravi!  (Giovanni Neri)
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of the director Robert Carsen and one “staging” of the best of la Scala.  With voices  and orchestra absolutely up to the job. The Baroque operas, and in particular Handel’s, normally require from the audience a non-light “tour de force” with their repetitive recitativo-aria structures and a length of  about 4 hours. But when they were composed the environment was quite different, the spectators had the opportunity to move and the intervals were more frequent. Compared to baroque operas in general this Giulio Cesare  has a greater wealth of musical situations, in which in addition to the single arias (some really oustanding) there are duets, musical pieces in their own right etc.  Carsen’s approach so enhances the opera that time flows smoothly. And above all it is striking the ability to combine cinema techniques and (beautiful!) traditional sets, historical and modern settings (which transfigure without cesures), provocation and reference to reality. And – unfortunately infrequent – there is no lack of a certain self-irony, as if to remind the spectator that even a work born as serious can be the object of a smile and should not be taken too “seriously”. Just think of the final scene in which a Caesar, dressed as a graduate of the American army, joins a Cleopatra brought back to modern dress with an oil pipeline in the background and barrels of oil rolling. And the union is signed by a contract (which is supposed for oil supply).  In short, a great show worth of the best traditions of La Scala, an example of how a great director can manage a work difficult to represent in the 2000s avoiding all those distortions that unfortunately many modern “creative” directors” submit the audience (can anyone imagine some name…?). Vocally (and as a stage presence) Danielle de Niese certainly does not make to regret Cecilia Bartoli, who gave forfait for Pereira’s firing, a decision in many respects incomprehensible. A Cleopatra simply perfect both vocally and scenically, able to modulate her tones on the scene according to the action. She is also very good in scenes of seduction, supported by a physique up to the job. Voice of great value in all registers and in the most lyrical and dramatic sections. Truly a talent that we would like to listen to again in a wider repertoire. But at the height of de Niese was certainly the performance of Bejun Mehta as Caesar. Handel submits Caesar’s vocals to a grueling series of vocalisms that only a very outstanding interpreter (and equipped with a very first-order technique) can enhance. Mehta was the perfect counterpart of the Cleopatra of de Niese providing an absolutely capital performance. As well as of great value were all the other singers. All assisted by the orchestra of La Scala with baroque instruments and conducted by a simply perfect Antonellini.  It may seem that this commentary on the performance is rather short but if you avoid all the bibliographic and musicological references there is not much to say but that this is the artistic value of the works that we would most often encounter. A huge audience that appreciated with great (and sincere !) applause the performance. Very good! (Giovanni Neri)
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Conductor Giovanni Antonini
Staging Robert Carsen
Sets and costumes Gideon Davey
Lights Robert Carsen e Peter van Praet
Video Will Duke
Choreography Rebecca Howell
Playwright Ian Burton
Giulio Cesare Bejun Mehta
Cleopatra Danielle de Niese
Cornelia Sara Mingardo
Sesto Pompeo Philippe Jaroussky
Tolomeo Christophe Dumaux
Achilla Christian Senn
Curio Renato Dolcini
Nireno Luigi Schifano
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