Operistica

Die tote Stadt – La Scala 3 Giugno 2019


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Difficile immaginare ..  Hard to imagine..
…. uno spettacolo più valido sotto ogni profilo. L’opera di Korngold, rappresentata per la prima volta alla Scala, è un capolavoro dell’inizio del XX secolo nel quale si fondono mirabilmente testo e ordito musicale e che richiede per la sua valorizzazione una messa in scena e un set di interpreti di assoluto livello.

Ecco, questo è quello che l’edizione scaligera dell’opera ottiene. La storia è quella di una nevrosi del protagonista maschile che vive nell’ossessione della moglie morta rinchiuso in una sorta di mausoleo nel quale troneggiano i ricordi della amata e nel quale campeggia un ritratto gigante della defunta. In questa sorta di liturgia laica irrompe Marietta (una show-girl si direbbe oggi, con il contorno di tutti i suoi compagni guitti e travestiti) che con la sua disinibizione, la sua libertà di vita e il suo fascino sconvolge la mente di Paul che in un vortice di passione, non si sa quanto vissuto e quanto immaginato, vive la vicenda erotica nella quale viene catapultato da Marietta sempre ossessionato dal senso di colpa di infrangere la devozione verso la moglie Marie. Paul, il cui universo è composto non solo dall’ossessivo ricordo della moglie. ma anche da una sorta di misticismo malato, crede di ritrovare in Marietta tutte le caratteristiche fisiche di Marie ma quando il rapporto comincia a farsi serio e Marietta esplode con tutta la sua femminilità e la sua individualità, esigendo da Paul che finisca il rapporto con la moglie e inizi con lei un rapporto non malato.  Paul ne è sconvolto in un crescendo di colpa e passione finisce sconvolto con l’uccidere Marietta. Il tutto però solo nella sua mente solipsistica, malata e sconvolta in quanto nella scena finale Marietta si ripresenta in carne e ossa a riprendere a casa di Paul l’ombrello e le rose dimenticati.  Dramma che si inquadra nel periodo culturale del primo dopoguerra, segnato dall’espressionismo e dalla psicanalisi. Un dramma che richiede una grande regia e in questo Graham Vick, forse il più grande regista operistico del momento (altro che i dilettanti alla Michieletto ed epigoni!), riesce alla perfezione rendendo con pochi tratti (ad esempio il quadro della moglie trasformato in uno schermo TV gigante, una porta luminosa che segna la cesura fra mondo immaginato e mondo reale etc.) il contesto claustrofobico in cui si svolge l’azione.

Il periodo del dramma è poi segnato da molti riferimenti storici quali l’irrompere del nazismo che sostituisce il credo cristiano con la violenza, la commistione fra chiesa e nazismo, i costumi anni ’20. Insomma una regia che non ho difficoltà a definire perfetta. (Ma Vick non potrebbe almeno una volta dirigere un’opera a Bologna oppure è ostracizzato come Martone in favore di “registi” creativi, leggasi scadenti?). Ma la sola regia non basterebbe a un’opera così complessa: ci vogliono interpreti di grandissimo spessore. Ed ecco che il ruolo di Marietta è interpretato dall’assolutamente superlativo soprano lituano Asmik Grigorian, che è semplicemente perfetta sotto ogni aspetto. Non solo una voce drammatica di grandissimo spessore, ma una capacità scenica da consumata attrice, Canta ma al contempo balla, si muove sulla scena possedendola in ogni suo risvolto, provocante e sensuale in abbigliamento succinto e rende appieno la personalità multiforme di Marietta. Un’animale da palcoscenico che raramente oggi si incontra.
Le fa da contraltare l’ottimo Klaus Florian Vogt nel ruolo di Paul, introverso e dilaniato fra il dovere autoimpostosi e la passione travolgente. Ottima voce e grande statura teatrale. Nel limite della normale professionalità le altre voci. Vanno sottolineate le prove teatrali dei guitti compagni di Marietta che in una sorta di sabba cabarettistico rendono perfettamente l’atmosfera libertaria e suicida della Weimar degli anni ’20.Se ne avessi avuto la possibilità avrei voluto rivedere ancora una volta l’opera. A totale completamento della performance la direzione di Alan Gilbert lungamente acclamato unitamente agli altri interpreti da un pubblico purtroppo non folto. L’autarchico  provincialismo culturale italiano non accenna a diminuire e purtroppo ne abbiamo avuto una prova anche recentemente.  (Giovanni Neri)
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   ..a more valid opera performance in every profile. The work of Korngold, represented for the first time at La Scala, is a masterpiece of the beginning of the twentieth century, where the text and the music are wonderfully blended and which requires a staging and a set of interpreters of absolute level. That’s what the la Scala edition of the opera achieves. The story is that of a neurosis of the protagonist who lives in the obsession of his dead wife locked up in a sort of mausoleum dominated by the memories of the beloved and in which stands a giant portrait of the deceased. In this sort of secular liturgy breaks in Marietta (a show-girl you would call her today, together with all her LGBT companions,) that with her disinhibition, her freedom of life and her fascination upsets Paul’s mind that in a whirl of passion (it is not known how much lived or imagined) lives the erotic affair in which he is thrown by Marietta always obsessed by the guilt of breaking the devotion to his wife Marie. Paul, whose universe is made not only by the obsessive memory of his wife. but also by a sort of sick mysticism, believes to find in Marietta all the physical characteristics of Marie but when the relationship begins to become serious and Marietta explodes with all her femininity and her individuality, claiming from Paul the end of relationship with his wife and the start of a non-sick relationship with her,  Paul is shocked in a crescendo of guilt and passion ending up with the killing Marietta. All but only in his solipsistic, sick and upset mind  because in the final scene Marietta is presented alive to take back to Paul’s house the forgotten umbrella and roses.  Drama that is part of the cultural period of the First World War, marked by expressionism and psychoanalysis. A drama that requires a great director and in this Graham Vick, perhaps the greatest operatic director of the moment (not the amateurs as Michieletto and his epigones!), succeeds perfectly making with a few traits (for example the picture of his wife turned into a giant TV screen, a luminous door that marks the caesura between imagined world and real world etc.) the claustrophobic context in which the action takes place. The period of the drama is then marked by many historical references such as the surging of Nazism that replaces the Christian creed with violence, the mixture of church and nazism, the costumes of the ‘ 20s. In short a direction that I have no difficulty to define perfect. (But Vick could not at least once direct an opera in Bologna or is he ostracized as Martone in favor of “filmmakers” creative, just poor?). But the only direction would not suffice to a work so complex: it takes interpreters of great values. The role of Marietta is interpreted by the absolutely superlative lithuanian soprano Asmik Grigorian, who is simply perfect in every respect. Not only a dramatic voice of great value, but a stage control as a  great actress: she sings but at the same time dances, moves on the scene possessing it in every respect, provocative and sensual in short clothing and rendering the full multifaced personality of Marietta. A stage “animal” that rarely can be met today. She is countered by the excellent Klaus Florian Vogt in the role of Paul, introtroverted and torn between self-imposed duty and overwhelming passion. Excellent voice and great theatrical stature. Within the limits of normal professionalism the other voices. The theatrical performance of Marietta’s companions must be underlined that in a kind of sabba digress to render perfectly the libertarian  and suicidal Weimar’s atmosphere of the years ’20. Had I had the opportunity I would have attended once agaim the performance. Of the highest value the direction of Alan Gilbert long acclaimed along with the other interpreters from a public unfortunately not dense. The autarkic Italian cultural provincialism does not seem to decrease and unfortunately we have had recently a proof of it. (Giovanni Neri)
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NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

Cast
Direttore Alan Gilbert
Regia Graham Vick
Scene e costumi Stuart Nunn
Luci Giuseppe Di Iorio
Coreografia Ron Howell

CAST

Paul Klaus Florian Vogt
Marietta Asmik Grigorian
Frank/Fritz Markus Werba
Brigitta Cristina Damian
Juliette Marika Spadafino
Lucienne  Daria Cherniy
Victorin Sergei Ababkin
Graf Albert/Gastone Sascha Emanuel Kramer

 

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2 risposte a "Die tote Stadt – La Scala 3 Giugno 2019"

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