Cameristica

Giuseppe Andaloro – Conoscere la musica Bologna 14 Marzo 2019


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Avevamo  .. We had
   .. già recensito un concerto di Giuseppe Andaloro e la valutazione può per alcuni aspetti essere leggermente diversa. Nel concerto odierno c’è stata una maggiore ricerca dell’aspetto interpretativo segnatamente nella sonata beethoveniana e nei primi due tempi della sonatina di Ravel ma i difetti del pianismo di Andaloro rimangono immutati. Nel suo modo di suonare scorre una sorta di fiume carsico che erompe impetuoso nel corso delì’ esecuzione. Fortissimi che non hanno nulla da invidiare alle esecuzioni muscolari del macellaio Matsuev che inficiano in modo irrimediabile i brani eseguiti. Ne è stata prova inconfutabile la sonata di Rachmaninov e in particolare l’ultimo tempo della sonatina di Ravel dove è totalmente mancato quello spirito ironico-lirico che è la cifra stilistica del compositore francese. Peccato perché Andaloro è dotato di un’ottima tecnica, granitica e rocciosa, che ha trovato la sua espressione migliore nella suite di Händel (che riecheggia in varie parti le suites francesi di Bach) nella quale però si evidenzia un certo barocchismo, ad esempio nel compiacimento dei trilli, un difetto dell’ultimo Sokolov, che si accoppia alla “malpractice” di scompensare dinamicamente le mani. E’ questo un vezzo tipico delle esecuzioni cembalistica (dove i mezzi per l’espressività dello strumento sono ridottissimi) ma che non ha nessuna giustificazione con il pianoforte, soprattutto in esecuzioni con abbondante dose di pedale come nel caso di Andaloro, un pianista dalle grandi possibilità che pare destinato comunque a una carriera mediana. Un solo bis e successo di pubblico molto legato a evidente clacque .
PGR (Per Grazia Ricevuta) Un intervento divino ci ha risparmiato la temuta, soporifera introduzione iniziale, il che ha permesso di seguire da svegli il concerto. Un miracolo estemporaneo o un esempio del detto “una rondine  primavera”?
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   ..already reviewed a concert by Giuseppe Andaloro and the evaluation may in some respects be slightly different. In today’s concert there has been a greater search for the interpretative aspect, namely in the Beethoven sonata and in the first two parts  of Ravel’s Sonatina but the faults of the pianism of Andaloro remain unchanged. In his playinga a sort of karst river flows, that erupts impetuous during the execution. “Fortissimi” that have nothing to envy to the muscular executions of the  butcher Matsuev that affect in an irrecoverable way the performed music.An irrefutable proof of it is the sonata of Rachmaninov and in particular the last time of the Sonatina of Ravel which totally lacked the ironic-lyrical spirit which is the stylistic figure of the french composer. It is a pity because Andaloro is endowed with an excellent brilliant and rocky technique which has found its best expression in the suite of Händel (which echoes in various parts the French suites of Bach) where, however, Andaloro shows a certain barocchism, for example in the trills, a fault of the last Sokolov, coupled with the malpractice of dynamically decompensating the hands. This is a habit that is found in the harpsichord (where the means for expressiveness are very reduced) but that has no justification with the piano, especially in executions with abundant use of the pedal as in the case of Andaloro, a pianist of large possibilities that seems however in any case to a median career. A single encore and success of a public witha large “clacque
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Programma
G.F, Händel Suite n. 5 HWV430
L.V.Beethoven Sonata n. 15 op. 28 “Pastorale”
M.Ravel Sonatine
S.Rachmaninov Sonata n. 2 op. 36

 

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