Cameristica

Luigi Tanganelli – Conoscere la musica Bologna 7 Marzo 2019


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Il pianismo .. The pianism
   .. di Luigi Tanganelli è “roccioso”.  Dotato di buona tecnica affronta tutti i brani eseguiti con piglio deciso e poche concessioni ai toni sfumati, complice certamente la dimensione della sala che dovrebbe suggerire una riduzione delle sonorità. Ne deriva un giudizio che è necessariamente articolato e molto diverso a seconda degli autori. Si inizia con Haydn: qui un approccio “brillante” è nello stile del compositore austriaco anche se, ricordando la tipologia di strumento sul quale componeva, un’impostazione esecutiva più “leggera” avrebbe meglio reso il significato della sonata eseguita. Buono invece l’atteggiamento nei confronti del brano del giovane Beethoven che, pur fortemente influenzato da Haydn, dimostra in questa sonata tutta l’indipendenza compositiva che vedrà poi in seguito i noti sviluppi. Apprezzabile il “cantabile” nel quale Tanganelli sottolinea gli aspetti distintivi del compositore di Bonn. Ma tutta la sonata è risultata di buona esecuzione. Dove invece è risultato totalmente erroneo l’approccio è stato quello con la sonata di Schubert.  Il mondo schubertiano è sempre un mondo di sfumature e anche nella sonata postuma (una sonata dai toni più leggeri rispetto ad altre sue composizioni) sono i “piani”, i toni smorzati, le inflessioni più intimistiche che debbono essere sottolineati, evitandoo – ad esempio – la sottolineatura da “valzerino” dell’accompagnamento dell’ultimo tempo. L’approccio muscolare di Tanganelli è totalmente fuori posto: suggerirei di ascoltare le interpretazioni di Mitsuko Uchida per meglio comprendere il significato della mie parole.  Buona (anche se non immacolata) l’esecuzione del brano mendelssohnniano. Due trascrizioni come bis inficiate, come tutti i brani, da “vizietto” di non suonare le due mani contemporaneamente. Nota stonata: una claque partigiana eccessiva fin troppo evidente. Ancora una volta un’insopportabile e provincialissima introduzione al concerto: ci si è mai chiesti come mai ad esempio al “Quartetto” di Milano, una delle più importanti istituzioni musicali cameristiche d’Italia, le introduzioni sono state da lungo tempo cassate?
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   ..of Luigi Tanganelli is “rocky”.  Endowed with good technique, he executes all the performed pieces with great decision and few concessions to the shaded tones. This is due  certainly to the reduced size of the shall that should suggest a reduction in loudness. The concert judgement is necessarily articulated and very different according to the authors. It starts with Haydn: here a “brilliant” approach is in the style of the Austrian composer although, remembering the type of instrument on which he composed, a more “lighter” executive approach would have better underlined the meaning of the performed sonata. Good on the contrary the attitude towards the sonata of a young Beethoven who, although strongly influenced by Haydn, shows all the compositional independence that we will see in his late compositions.. Appreciable unreservedly is the “cantabile” where Tanganelli emphasizes the distinctive aspects of the composer of Bonn. But the whole sonata proved to be of good performance. What was totally erroneous, was the approach to the Schubert’s sonata.  Schebert’s world is always a world of nuances and also in this posthumous sonata (a sonata with lighter tones than other compositions) are the “piano”, the muted tones, the more intimistic inflections that must be underlined. The muscular approach of Tanganelli is totally out of place: I would suggest listening to the Interprettazionid Mitsuko Uchida to better understand the meaning of my words.  Good (though not immaculate) the execution of the mendelssohnnian “variations sérieuses” Two transcripts as esncore. Out of tune: an excessive partisan too loud claque. Once again an introduction to the concert just unbearable.
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Programma
F.J. Haydn Sonata in mi bemolle maggiore Hob. XVI: 49
L.V. Beethoven Sonata in re maggiore op. 10 n. 3
F.Schubert Sonata in la maggiore op. postuma 120 D 664
F. Mendelssohn-Bartholdy Variations sérieuses in re minore op. 54
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