Operistica

Salome -Teatro Comunale Bologna 15 Febbraio 2019


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Il dramma….The drama
   ..di Hedwig Lachmann tratto dall‘omonimo dramma in francese di Oscar Wilde è una storia truculenta che trasuda sangue e sesso e che per questo provocò non poche controversie quando fu proposto al pubblico di Dresda nel 1905. Da allora ha avuto un successo sempre crescente per la forza della musica su cui si regge a partire dalla prima rappresentazione italiana del 1906. Opera difficile da mettere in scena per l‘equilibrio richiesto, nel quale la storia deve evitare di cadere nel drammone da grand guignol senza trascurare tutti gli accenti violenti che la pervadono. Dramma di passioni proibite, di desideri incestuosi, di gelosie incontenibili, di seduzioni morbose e di conclusioni di sangue. E una musica di altissimo livello che ne fa uno dei capolavori più amati del compositore di Monaco. Si può comunque affermare che lo spettacolo regge sia dal punto di vista scenico che da quello musicale: finalmente un’opera al comunale di Bologna degna di questo nome. In primo luogo la regia: asciutta, apocalittica tutta luci e ombre con pochi arredi essenziali (bellissimo il cerchio scavato che scende dal soffitto che allude sia all’ascia che tronca la testa di Jochanaan sia alla testa mozzata), L’avevamo già vista alcuni anni fa ma mantiene tutta la sua drammaticità e il suo valore scenico. Dramma emblematico fuori dal tempo come sottolineato dai costumi dei protagonisti che spaziano da quelli antichi a quelli moderni e che si pone anche come emblema del capriccio del potere (in scena al posto di Erode poteva esserci qualche personaggio ottantenne dei tempi nostri …) e del valore che in tutti i tempi le pulsioni sessuali hanno giocato. Ma anche dramma simbolico della contrapposizione fra trascendenza e immanenza, fra spiritualità e potere temporale.

 

Un’opera che richiede interpreti di altissimo livello. La lituana Ausrine Stundyte si è rivelata assolutamente all’altezza del compito, interpretando una parte impervia che non lascia respiro nelle due ore scarse senza intervallo dello spettacolo, con una vocalità drammatica e un timbro  che rispecchiano pienamente  la poetica musicale straussiana. Un plauso senza se e senza ma, se si esclude l’aspetto coreutico dei sette veli che è risultato piuttosto ripetitivo e privo di quell’aura di sensualità che sarebbe necessaria, più da esercizio ginnico che da gestualità ammaliatrice.  Ma non si può richiedere a un soprano di essere anche una étoile.  Altrettanto di grande qualità lo Jochanaan di Tuomas Pursio   i cui accenti drammatici e ruvidi hanno fatto da perfetto contraltare alla drammaticità sensuale di Salome, complice anche una scenografica che poco lasciava all’immaginazione.  Più deludente l’Erodiade di  Doris Soffel  che ha nella sua vocalità durezze al di là del ruolo che l’opera le attribuisce. Una prova francamente non di grande qualità.  Sprecato Ian Storey  nella parte di Erode. Nella norma gli altri interpreti con un plauso al Narraboth di  Enrico Casari  in una parte breve ma intensa. Ma l’intero spettacolo nel suo complesso si è ampiamente retto sul contributo di un’orchestra perfettamente diretta da Juraj Valčuha che ha saputo sottolineare tutte le armonie drammatiche postwagneriane del giovane Strauss. Da tempo non sentivamo suonare con tanta intensità la compagine del comunale. Buon successo (soprattutto della protagonista) da parte di un pubblico non foltissimo (Strauss? Chi era costui? Quello dei Walzer?….). E pensare che Bologna si vantava di essere wagneriana per eccellenza dopo il successo della prima rappresentazione italiana di Lohengrin. Altri tempi….
PS Come forse si ricorderà (questa è un ripresa di uno spettacolo già andato in scena…) ad un punto scendeva dalla graticcia una grande lente che faceva scena e poi veniva sollevata di nuovo. Così non è stato a causa dell’acqua! Questa lente infatti é costituita da due elementi di plexiglas opportunamente progettati per contenere qualche quintale d’acqua al fine di ingrandire chi si posiziona nella parte posteriore. Nonostante lo scenografo avesse raccomandato di farla verificare dalla ditta costruttrice, il teatro ha pensato bene di risparmiare e di risigillare detta lente in casa. Con il risultato che perdeva acqua e visto che il pavimento é già scivoloso di suo, si è pensato di toglierla di mezzo. Pare che Lavia abbia chiamato il sovrintendente minacciando  di togliere la firma se la lente non avesse funzionato correttamente… Senza commenti….
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   .. by Hedwig Lachmann (based on the eponymous french drama of Oscar Wilde) is a truculent story that exudes blood and sex and which provoked many controversies when it was proposed to the public of Dresden in 1905. Since then it has had an ever increasing success for the strength of the music, beginning with the first Italian performance of 1906. An opera difficult to stage because of the required balance, in which history must avoid falling into the trap of a grand guignol without neglecting the violent accents that permeate it. Drama of forbidden passions, incestuous desires, uncontainable jealousy, seductions and blood conclusions. It is a music of the highest level that makes it one of the most beloved masterpieces of the composer of Monaco. The staging is perfect both from the scenic and the musical point of view: eventually an opera at the Comunale theatre of Bologna worthy of its name. The staging: dry, apocalyptic, all lights and shadows with few essential furnishings (beautiful the circle that descends from the ceiling that alludes to the axe that truncates Jochanaan’s head and his severed head), we had already seen few years ago but which retains all its scenic value. Emblematic drama immersed in no particular time as emphasized by the costumes of the protagonists ranging from the ancient to the modern and that also arises as an emblem of the whim of the power and the value that in all times sex has played. But also symbolic drama of the opposition between transcendence and immanence between spirituality and temporal power. A work that requires interpreters of the highest level. The lithuanian Ausrine Stundyte proved to be absolutely up to the task, interpreting an impervious part that leaves no breath during the two hours without interval, with a dramatic vocality that closely reflects the Straussian musical poetry. An applause without restraint, if you forget  the seven veils dance that has been rather repetitive and devoid of the aura of sensuality that would be necessary, more gymnastice xercise than captivating gestuality. But you cannot ask a soprano to be an étoile too. Equally of great quality the Jochanaan of Tuomas Pursio whose dramatic and rough accents have made a perfect counterpart to the sensual drama of Salome  in a scenography that little left to the imagination. More disappointing the Erodiade of Doris Soffel who has in her vocalism harshnesses beyond the role that the work attributes to her. A proof frankly not of great quality. Wasted Ian Storey in Herod’s part. Very average the other interpreters with a praise to Enrico Casari’s Narraboth in a short but intense part. But the opera as a whole stood widely on the contribution of an orchestra perfectly directed by Juraj Valčuha who was able to underline all the postwagnerian dramatic harmonies of the young Strauss. For long time we had not the opportunity of llstening to a performance of such intensity. Good success of the public (and especially for the protagonist) by not very large public  (Strauss? Who was he? That of the Waltzer?).  Think that Bologna was considered to be Wagnerian par excellence after the success of the first Italian performance of Lohengrin. Other times….
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Cast
DIRETTORE Juraj Valčuha
REGIA Gabriele Lavia
Salome Ausrine Stundyte
Jochanan Tuomas Pursio
Erodiade Doris Soffel
Erode Ian Storey
Narraboth Enrico Casari
Paggio Erodiade Silvia Regazzo
Due Nazareni Riccardo Fioratti Stefano Consolini
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7 risposte a "Salome -Teatro Comunale Bologna 15 Febbraio 2019"

  1. Sandra Festi ha detto:

    Ho dimenticato di esprimere il mio apprezzamento per la presentazione con cui Gabriele Lavia ha voluto accompagnare il programma di sala dello spettacolo : da anni il Teatro Comunale ci offre solo squallidissimi foglietti, poco curati nella grafica e nelle informazioni.
    Sandra Festi.

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  2. Sandra Festi ha detto:

    Mi unisco a uno dei rarissimi commenti entusiasti di Kurvenal. Anche la replica con il secondo cast – addirittura per Salome abbiamo avuto una sostituta, della quale non ho capito il nome ma che è stata bravissima anche nei movimenti scenici. Una rappresentazione operistica finalmente riuscita nella magia di unire musica canto recitazione. Sono d’ accordo che la regia di Lavia ha lasciato il segno. E il pubblico ha capito tutto, il detto e il non detto.
    Io, invece, non ho capito, del commento di Kurneval, l’ accenno a walTzer : c’ è una T in più?
    Sandra Festi.

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  3. Già Stefano Folli ha detto:

    Con lente o senza lente, una produzione di grande rigore visivo e grande tensione musicale. Facciamone buona memoria poiché le prossime proposte assai si discosteranno da questo livello. Ovviamente un ottimo teatrante come Lavia non viene richiamato per una nuova produzione… preferendogli nomi che nessun segno lascieranno. Ma di ció riparleremo. Regista Lavia, scenografo Camera, costumista Viotti… tutti assenti alla “curtain call” finale! Tutti impegnati in un altra parte del mondo? Tutti?

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