Operistica

Don Giovanni – Comunale Bologna 15 Dicembre 2018

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Dopo il caos  …The stage.
   .. che ha caratterizzato la presentazione dell’opera (notando però che persiste la stessa approssimazione che vede la Peretiatko come donna Anna anzichè Federica Lombardi – da vero Guinness dei primati in negativo senza che qualcuno senta il dovere di dimettersi dopo quanto combinato….) veniamo alla rappresentazione.
La scena è un triste omaggio al minimalismo (ma meglio sarebbe dire alla crisi finanziaria del teatro). Una piattaforma sulla quale pendono alcune palle di Natale (??) e scendono via via delle quinte di stoffa che lo spettatore deve intuire a che servano. Don Giovanni è un signore senza particolari caratteristiche accompagnato da un Leporello anonimo che più non si può. Durante tutta la rappresentazione circolano intorno alla piattaforma passanti che non si capisce che ruolo abbiano se non per entrare a complicare la scena come quando un „terzo“si incarica di bloccare Masetto pestato da Don Giovanni. (Questi tipi ricordano uno sciagurato Oro del Reno a Bayreuth in cui in un Walhalla raffiguratocome una periferia semidistrutta si aggira un tizio in bicicletta con macchina fotografica a tracolla).
L‘epitome del cattivo gusto si ha nella grande scena finale che anziché un banchetto si trasforma in una sorta di orgetta privata con i soliti figuranti che inscenano una patetica performance sessuale mentre Don Giovanni (che non si accorge di nulla) non siede a tavola e cena in piedi senza che Leporello gli porga dell‘Alka Seltzer. Don Giovanni  poi finsce seminudo (perchè?) senza scendere negli inferi.Tristissima poi la scena della festa a casa di Don Giovanni dove i soliti (imbarazzati) figuranti ballano come in una „Disco“ e c‘è persino un tizio che emula le acrobazie del ballerino della pubblicità della TIM. Don Giovanni e Leporello vengono agghindati con due parrucche leonine e belletto bianco che dovrebbe simboleggiare una mascherata fatta con i fichi secchi. Una scenografia e una regia da avanspettacolo che in alcun modo rende la drammaticità dei personaggi e che chiude un anno disgraziato del teatro (ma nulla di meglio ci aspetta nel 2019).
Una conclusione del ciclo Mariotti ben al di sotto delle aspettative. Una direzione scialba che in alcuni casi (l‘ouverture, la morte del commendatore e la prima aria di Don Ottavio) imprime una lentezza ingiustificata. Di certo non nello stile del miglior Mariotti che alle prese con l‘ambiguità dell‘opera pare costantemente tentennare fra il lirico e il drammatico senza mai trovare un equilibrio.  Quanto alle voci un plauso assoluto va alla Donna Anna di Federica Lombardi che perfetta in tutti i registri rende perfettamente la drammaticità del personaggio e il conflitto fra dovere e affetto. Un 10 e lode senza incertezze. Anche Paolo Fanale. nel ruolo di Don Ottavio (un imbelle personaggio cornuto e mazziato che dopo avere promesso fuoco e fiamme il meglio che sa fare è „un rapporto a chi si deve“) ha una bella voce e ottiene il meglio che la parte gli concede nelle due arie dell‘opera. Una voce tersa e un‘ottima capacità interpretativa. Agli antipodi la Donna Elvira di Salome Jicia voce stridula è incapace di esprimere la tragicità del personaggio che, combattuto fra vendetta e amore, non trova mai l‘espressività necessaria nonostante una claque sempre noiosamente presente ma persino cauta nel sostenerla. Una buona prova quella di Lavinia Bini nella parte di Zerlina, voce giovane e fresca e una non comune capacità scenica che merita un plauso e la speranza di riascoltarla. I due protagonisti maschili danno una prova senza lode e senza infamia. E lo stesso dicasi di Masetto. Carente il commendatore di Stefan Kocan che ha una voce ingolata e non riesce e rendere la assoluta drammaticità del personaggio, complice anche la sgangherata scenografia della scena del cimitero e quella finale, assolutamente inadeguata per un finale grandioso e tragico. Un Don Giovanni da occasione mancata con un pubblico oltremodo tiepido (addirittura silente in occasione di alcune delle grandi arie) e un’epitome di un teatro che sempre più declina inesorabilmente senza offrire alcuno spunto di speranza per il futuro, nel disinteresse di chi dovrebbe avere a cuore un‘importante istituzione bolognese. Amen
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..  is a sad homage to minimalism (but it would be better to tell the financial crisis of the theatre). A platform on which hang some Christmas balls (??) and descend some fabrics that the spectator must guess what they are for. Don Giovanni is a gentleman without special features accompanied by an more than anonymous Leporello. During all the representation circulate around the platform passersbyes that you do not understand what role they have except to enter to complicate the scene as when a guy blocks Masetto beaten by Don Giovanni. (These types resemble a wretched Rheingold in Bayreuth in Bayreuth where in a Walhalla depicted as a semi-destroyed periphery a guy on a bicycle wanders by with a camera in his shoulder).The epitome of the bad taste is in the great final scene that instead of a banquet turns into a sort of private small orgy with the usual figures who stage a pathetic sexual performance while Don Giovanni (who does not notice anything) does not sit at the table and dines standing without Leporello handing him an Alka Seltzer. Sad then the scene of the party at the home of Don Giovanni where the usual (embarrassed) guys appear to dance as in a “Disco” and there is even a guy who emulates the acrobatics of the dancer of the advertising TIM. Don Giovanni and Leporello are dressed with two leonine wigs and white make-up which should symbolize a masquerade would-be. A scenography and a direction of a vaudeville that in no way makes the drama of the characters and that closes an unfortunate year of the theater (but nothing better awaits us in 2019). A conclusion of the Mariotti cycle well below expectations. A dull direction that in some cases (the ouverture, the death of the commander and the first air of Don Ottavio) impresses an unjustified slowness. Certainly not in the style of the best Mariotti who, struggling with the ambiguity of the work, seems to constantly waver between the lyric and the dramatic without ever finding a balance. As for the voices an absolute applause goes to the Donna Anna of Federica Lombardi that perfect in all the registers makes perfectly the drama of the character and the conflict between duty and affection. A full marks without uncertainty. The same for Paolo Fanale. In the role of Don Ottavio (a beautiful cockhold character who, after having promised fire and flames, the best can do is “fare riferimento a chi si deve”) has a good voice and gets the best that the part grants him in the two arias of the opera. A clear voice and an excellent interpretative capacity. The total contrary of Donna Elvira of Salome Jicia. A squeaky voice unable to express the tragedy of the character between revenge and love never finds the necessary expressiveness despite a claque always tediously present but even cautious in supporting her. A good performance is that of Lavinia Bini in the role of Zerlina, a young and fresh voice and an uncommon stage capacity that deserves applause and makes to hope to listen to it again. The two male protagonists perform without praise and without infamy. And the same for  Masetto. Not acceptable the commendatore of Stefan Kocan, who has a voice in the throat and and lakes the absolute drama of the character, also complicit the rickety scenography of the final scene, absolutely inadequate for a grand and tragic finale. A Don Giovanni with a missed opportunity with a warm audience (even silent at some of the great Arias) and an epitome of a theater that increasingly declines relentlessly without offering any hint of hope for the future, in the disinterest of those who should have an important bologna institution at heart. And so be it.
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Cast

Don Giovanni

Simone Alberghini

Il Commendatore

Stefan Kocan

Donna Anna

Federica Lombardi

Don Ottavio

Paolo Fanale

Donna Elvira

Salome Jicia

Leporello

Vito Priante

Zerlina

Lavinia Bini

Masetto

Roberto Lorenzi

direttore

Michele Mariotti

regia

Jean-Françoise Sivadier

scene

Alexandre de Dardel

costumi

Virginie Gervaise

luci

Philippe Berthomé

Nuova produzione del Teatro Comunale con il Festival di Aix-en-provence, Opera National de Lorraine, Théâtre de la Ville de Luxembourg
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5 risposte a "Don Giovanni – Comunale Bologna 15 Dicembre 2018"

  1. Bonaveri Anna ha detto:

    Gentile prof.Neri ,
    leggo sempre le sue recensioni musicali sia sui concerti di cameristica che di sinfonica e anche sull’opera lirica : quasi sempre mi trovo d’accordo con le sue valutazioni ma talvolta mi sembra che lei pecchi di eccessiva severità .
    Ho assistito alla prova generale dell’ultimo Don Giovanni bolognese e ne sono uscita a dir poco frastornata perché oltre alle scene e alla regia , a dir poco orripilanti mi è sembrata sminuita anche la musica . Ritengo il Don Giovanni un capolavoro assoluto ed è l’opera che preferisco
    quindi sono del tutto d’accordo con Lei sulla sua recensione . Grazie per il lavoro che svolge con tanta assiduità e passione .

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  2. Isabella ha detto:

    Condivido pienamente la critica, Don Giovanni in mutande mi ha fatto uscire dal Comunale disgustata, menomale che il tenore era un bell’uomo!!!
    (rappresentazione del 16 dicembre)

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