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Comunale e il FUS – Bologna 12 Ottobre 2018


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In qualunque organizzazione seria..
   ..  se un management viene punito da risultati economici scadenti viene mandato a casa o, in casi seri, si dimette. Nel caso del teatro comunale assistiamo a un taglio significativo dei fondi del FUS (Fondo Unico Spettacolo) il finanziamento statale ai teatri che riflette il giudizio di merito in materia.  Un taglio evidenziato dalla stampa e che non ha colpito altri teatri che in alcuni casi si sono visti aumentare i fondi. Ora un minimo di dignità (parola ormai desueta, visti i casi di Conte e Tria) ma che per il sottoscritto ha ancora un valore morale importante,  imporrebbe le dimissioni del management e del comitato di indirizzo. Qualcuno vuole scommettere come che – come un tempo Gromyko sprannominato  a livello internazionale “culo di pietra”  (sic!)- questi resteranno imperterriti incollati alle loro poltrone, testimoni e responsabili dell’affondamento del teatro?  Questo è quello che passa il convento. Avevo scritto in tempi non sospetti al sindaco Merola – presidente del comitato di indirizzo – indicando come la gestione del teatro fosse fallimentare. Non ho ricevuto risposta. Ci ha pensato il FUS a darmela!
PS Ci sarebbe un potenziale sovrintendente di grande spessore e competenza, ora non impegnato, da contattare. Non cito il nome per non „bruciarlo“ ma sarebbe serio pensare a una rapida sostituzione del fallimentare Macciardi
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3 risposte a "Comunale e il FUS – Bologna 12 Ottobre 2018"

  1. Antonietta Bormida Vallone ha detto:

    Quando c’è la mano dello Stato i risultati volte possono non essere probanti,e l’istituto delle dimissioni poco frequentato. Tanto per citare un caso emblematico, ricordiamoci della bella figura fatta dalla Regione Molise, che nel 2012 riuscì nell’ardua impresa di elargire un bonus ad un suo dirigente “meritevole” di ben 13.000 euro (soldi anche miei): peccato che il meritevole fosse in galera per peculato…direi che come esempio può bastare…Cordiali ma mesti saluti

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  2. Carlo A. Borghi ha detto:

    Concordo. I finanziamenti sono stati ridotti a seguito dei risultati. E’ ovvio che il management del Teatro debba trarne le conseguenze. Ma anche il sindaco, come presidente (anche se credo “non abbia tempo” di occuparsi di musica), deve considerare questa notevole sferzata. Per altro, come contribuente, sono contrario al cattivo utilizzo dei fondi a cui contribuisco.

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    • Inutile farsi illusioni: questi sono attaccati alla “cadrega” come con l’Attak (anche perchè avere biglietti gratis per tutti gli spettacoli e potere pavoneggiarsi mettendo nel CV la partecipazione al CdA del teatro costituisce attrazione fatale!!! ). Dei 6 personaggi menzionati (sovrintendente e comitato di indirizzo) nessuno, ripeto nessuno si ritiene responsabile dello sfascio. Citeranno anche questi i poteri forti, il mancato stellone, la congiuntura astrale etc. scimmiottando gli sventurati del governo? Ora può anche essere che per alcuni non ci sia una responsabilità diretta ma esistono anche quelle oggettive. La giurisprudenza ha ripetutamente condannato membri di consigli di amministrazione per non essersi opposti a scelte risultate dannose quando non truffaldine. In un CdA di 20-30 persone posso ben immaginare che ci sia qualcuno che o non ha capito o non è stato attento etc. Ma questo è ritenuto comunque giustamente una colpa. Ora qualcuno del comitato di indirizzo ha mai esternato dissenso? Mai, e mai come in questo caso il silenzio è assenso. Il declassamento del teatro è ormai nei fatti e i pannicelli caldi (ma non trascurabili, 3 milioni) erogati dal comune servono solo a prolungare l’agonia. Qualcuno ha mai avuto sentore che un ente dovrebbe avere un preciso piano industriale con respiro almeno triennale e che su quello il management dovrebbe giurare, giurando anche di andarsese se non realizzato? Oppure si pensa di fare come nel famoso caso del contratto con gli italiani di Berlusconi che doveva andarsene se non realizzato nei 4/5 e poi…? Qualcuno ha mai alzato un dito contro una programmazione stupidamente ripetitiva? Qualcuno ha mai alzato un dito contro una direzione della comunicazione da paese delle banane? Qualcuno ha mai alzato un dito contro la mancata trasparenza del teatro (a mie precise domande si è opposto un diniego di ufficio riparandosi dietro una interpretazione restrittiva della legge che nasconde ovvi lati “oscuri”)? E il comune a fronte di quali impegni eroga i finanziamenti? Il fatto che siano a fondo perduto non implica che debbano essere perduti o sperperati. La ciliegina sulla torta è poi nel fatto che del problema sembra voglia farsi carico la leghista Borgonzoni che alla cultura sta come il sottoscritto al pali (paleosanscrito) e che probabilmente non conosce neppure l’indirizzo del teatro. Insomma a quando un interesse reale nei confronti del teatro da parte delle ammninistrazioni pubbliche locali con conseguenti decisioni chirurgiche?

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