Cameristica, Recensioni

Il nuovo e l’antico omaggio a Berio – Oratorio S.Filippo Neri 24 Settembre 2018

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…questo contributo del prof. G.Cane in attesa che prenda il suo posto ufficiale  di “collaboratore” del blog con il quale potrà rediegere direttamente i suoi articoli .
Il Bologna festival dedica quest’anno la sua finestra su Il Nuovo – L’Antico, a Luciano Berio, naturalmente in quanto nuovo, pur essendo morto da 15 anni e anche se è stato, in vita, uno dei musicisti italiani della sua generazione maggiormente presenti nella programmazione delle istituzioni nostrane. Ma le cose vanno secondo un’insondabile logica che, nel caso della musica, ha voluto che a belle aperture intellettuali e pratiche nel corso degli anni Cinquanta e, maggiormente, Sessanta seguissero anni più stanchi, se non impauriti almeno annoiati dal nuovo che hanno comportato una progressiva involuzione tale per cui, dopo cinquant’anni quel che fu nuovo, torna tale e rivisitabile con sorpresa. A sostegno di quanto appena scritto, nel programma del concerto di lunedì 24 era presente la Sequenza per flauto del 1958, splendidamente eseguita, o forse sarebbe il caso di dire fatta propria da Mattia Petrilli, un testo di cui si può leggere in Opera aperta di Umberto Eco (Bompiani, 1962) che “l’interprete ha di fronte una parte che gli propone un tessuto musicale dove la successione dei suoni e l’intensità sono date, mentre la durata di ciascuna nota di pende dal valor che l’esecutore vorrà conferirle nel contesto di costanti quantità di spazio, corrispondenti a costanti pulsazioni di metronomo”. Pertanto, mentre in un’opera tradizionale il testo, coi suoi segni convenzionali è tale da far sì che l’interprete consegni all’ascoltatore la forma qual è stata nella mente del compositore, qui e in casi simili non abbiamo una forma organizzata univocamente, ma la possibilità di formulazioni assai diverse, nelle quali la “lettura personale” va ben oltre il senso comune dell’interpretazione. Ciò rende più sensata l’affermazione d’aver ascoltata una pagina dell’interprete che non quando si dica di aver ascoltato, che so?, la Pateica di Karajan. Nel concerto, assieme a quest’applauditissima pagina erano presenti Les mots sont allès per violoncello solo (1978) e Sincronie per quartetto d’archi (1964) sempre di Berio, oltre che Tre pezzi per quartetto d’archi di Stravinskij e il Quartetto op.3 di Berg.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Da tempo ho  rimosso il mio profilo su  facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
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.. this contribution of Prof. G. Cane waiting for him to take his official post of “contributor” of the blog with which he can write directly his articles.

This year the Bologna Festival dedicates some concerts of “Il nuovo e l’antico” to Luciano Berio, as a”new one”, although he died 15 years ago and, in his life, he was an Italian musician of its generation most present in the programs of the local institutions. But things unfold following an unfathomable logic that, in the case of the music, after beautiful intellectual and practical ouvertures during the fifties and more,  sixty years followed less interested in the “new” which led increasingly to an involution: after fifty years what was new in the past, can be now presented as new again and can be revisited with surprise. In support of what it has just been written, in the program of the concert on Monday 24 the sequence for flute of 1958
was presented, beautifully performed, or perhaps more appropriately reworked by Mattia Petrilli, a piece whose comment can be found in Oper Aperta of Umberto Eco ( Bompiani, 1962) “The interpreter is confronted with a partiture which amounts to a musical texture where the succession of the notes and their intensities only are determined, while the duration of each note depends from the value which the performer wants to confer to it in the context of a constant quantities of space, corresponding to constant pulsations of metronome”.  Therefore, while in a traditional work the partiture, with its conventional signs is such that the interpreter delivers to the listener exactly what was in the mind of the composer, here and in similar cases we do not have a uniquely organized form, but the possibility of very different formulations, in which the “personal reading” of the performer goes far beyond the common meaning of the word interpretation. This means that peole has listened to the  music of the interpreter instead of a well defined composition  like the Patetica of Karajan. In the concert, along with this highly acclaimed page were Les mots sont allès for cello solo (1978) and Synchronie for string Quartet (1964) always of Berio, as well as three pieces for the string quartet by Stravinsky and the Quartet Op. 3 in Berg.
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PS A “blogger” is not an oracle and inevitably makes errors (the minimum possible..). I often receive “corrections” not always fundamental and not always accurate. Just as I submit myself to the judgement of others with the name and surname so those who want to have the goodness to report errors or inaccuracies will have to do so only by sending a comment: everyone has his own responsibility. Since long time I have removed my profile on Facebook and therefore I cannot be contacted for private issues via messenger but only by email at giovanni.neri@unibo.it.
 
Programma
Igor Stravinskij  Tre Pezzi per quartetto d’archi
Luciano Berio Sincronie per quartetto d’archi , Sequenza I per flauto,  Les mots sont allés recitativo per violoncello solo
Alban Berg     Quartetto per archi op.3       
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