Recensioni, Sinfonica

Argerich Castro -Bologna Festival 11 Settembre 2018


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Come ogni anno  …. As it is the case every year ..
…Marta Argerich ha suonato al Bologna Festival, fortunatamente non ripetendo il solito primo di Beethoven o il concerto di Ravel o quello di Prokof’ev ma con il concerto di Schumann. Una scelta interessante nel non più vastissimo repertorio della pianista argentina per quanto riguarda i concerti con orchestra. Da molti anni infatti la Argerich non si esibisce pìù in concerti solistici e predilige le formazioni cameristiche. “Martita” (come la chiamava Abbado) è una beniamina del pubblico bolognese che ha affollato (con alcuni posti vuoti) la sala del Manzoni pronto a un applauso straripante (totalmente acritico, come spesso accade). Diciamo subito che non si è trattato di un’esecuzione memorabile. La grande pianista argentina – oggi settatasettenne – reduce da una caduta che le ha fatto annullare il concerto al Mi-To a Milano (sostituita da Castro, in veste di pianista oltre che di direttore) e che ha persino affettato la sua deambulazione non è sembrata di certo al top della forma. Alcuni (non rari) asincronismi con l’orchestra, qualche strafalcione dissimulato con grande maestria, un accentuato manierismo nell’interpretazione (eccessiva accentuazione delle dinamiche interne con alcuni rallentati non in linea con lo stile schumanniano) hanno caratterizzato l’esecuzione in altre occasioni impeccabile. Vogliamo sperare che i limiti esibiti nel concerto siano solo dovuti alla non perfetta condizione fisica (evidenziata anche da una costante ricerca della postura al piano) ma va ricordato che per tutti – anche per i grandissimi pianisti – l’età è un limite invalicabile. Solo pochissimi hanno resistito oltre gli 80 anni (si pensi al caso strabiliante di Rubinstein ma anche di Arrau – quest’ultimo con evidenti limiti): Brendel ha saggiamente rinunciato per evitare di lasciare nel pubblico un ricordo macchiato da esecuzioni non perfette, come era nel suo stile (una scelta che il nostro grandissimo Pollini dovrebbe avere il coraggio di fare). Certamente il punto più alto del concerto dal punto di vista pianistico si è avuto nella perfetta esecuzione della trascrizione Lisztiana – come bis – del Lied schumanniano Widmung: in questo cameo la Argerich ha ritrovato tutte le sue caratteristiche di perfezione alle quali ci aveva abituato. Quanto all’orchestra (con un organico straripante – tanto per dare un’idea 10 contrabbassi, 5 corni etc,!) il meglio che si può dire è che va sostenuta per l’aspetto sociale che rappresenta. La qualità musicale è ancora molto acerba (i fiati hanno dimostrato spesso incertezze non secondarie) e vi è grande disparità di qualità degli interpreti. La cosa è risultata particolarmente evidenziata nella sinfonia di Dvořák (tutte le volte che l’ascolto mi aspetto di vedere John Wayne spuntare fra gli orchestrali!) dove molte delle sue caratteristiche sono scomparse a fronte di eccessi sonori. Probabilmente migliore è stata la scelta di brani del repertorio sudamericano effettuata a MIlano.  Inevitabile successo di pubblico: si sa, gli italiani sono buona gente dotati di grande corazón!
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…Marta Argerich played at the Bologna Festival, avoiding the usual first Beethoven’s or the concert of Ravel or that of Prokof’ev but with the concert of Schumann. An interesting choice in the not extensive repertoire of the Argentine pianist with regard to the concerts with orchestra. Since long time Argerich has not performed in solo concerts and prefers chamber ensembles. “Martita” (as Abbado called her) is a darling of the Bolognese public who has crowded (with some empty places) the Manzoni hall, ready for an overflowing applause (totally uncritical, as often happens). Let’s just say it wasn’t an unforgettable execution. The great pianist from Argentina- who is now seventy seven years old – who suffered of a recent fall that made her to cancel the concert at Mi-To in Milan (replaced by Castro, as a pianist as well as director) and who even impaired his walking did not seem certainly in the best musical condition. Some (not uncommon) asynchronisms with the orchestra, some mistakes disguised with great mastery, an accentuated mannerism in the interpretation (excessive accentuation of the internal dynamics with some “rallentando”  not in line with the Schumannian style) have characterized the execution, on other occasions impeccable. We hope that the limits exhibited in the concert are only due to the non-perfect physical condition (also highlighted by a constant search for posture at the piano) but it should be remembered that for everyone – even for the greatest pianists – age is a limit. Only very few have resisted beyond 80 years (think of the amazing case of Rubinstein but also of Arrau – the latter with great limits): Brendel has wisely renounced in order to avoid leaving in the public a memory stained by non-perfect executions, as it was in his style (a choice that our great Pollini should have the courage to take). Certainly the highest point of the concert from the pianistic point of view was the perfect execution of the Lisztian transcription – as encore – of Schuman’s Lied Widmung: in this cameo the Argerich has exhibited all her characteristics of perfection to which she has accustomed us. As for the orchestra (with a huge number of players  – just to give an idea 10 contrabasses, 5 horns etc,!) the best that can be said is that it should be supported for the social aspect it represents. The musical quality is still very immature (the winds have often shown non minor uncertainties) and there is great disparity in the quality of the interpreters. This was particularly highlighted in Dvořák’s symphony (every time I listen to it I expect to see John Wayne to emerge in the orchestra!) where many of his features have disappeared in the face of excessive sound. Probably better was the selection of excerpts from the South American repertoire performed in Milan. Unavoidable success of the public: the Italians are good people with great corazón!
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Programma
Robert Schumann   Ouverture  dall’opera “Genoveva”
Robert Schumann  Concerto in la minore op.54 per pianoforte e orchestra
Antonín Dvořák  Sinfonia n.5 in mi minore op.95 “dal Nuovo Mondo”

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2 risposte a "Argerich Castro -Bologna Festival 11 Settembre 2018"

  1. Italo Bicchierri ha detto:

    Penso che il meglio vada ricercato nei 2 bis orchestrali, che hanno concluso il concerto, per cui i musicisti ” SUONAVANO -GIOCAVANO ” in casa.Da dimenticare il resto. Della Argerich qualche sprazzo e’ rimasto della consueta genialita’, ma poco.

    Mi piace

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