Operistica, Recensioni

Ali Baba -La Scala 5 Settembre 2018


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Gli spettatori….Forget .
.. si dimentichino di Medea o di Anacreonte. Qui siamo in presenza di un Cherubini del tutto minore che cerca, senza riuscirci, di realizzare un’opera buffa che di buffo non ha nulla perchè fa soprattutto malinconia nella sua nullità. Forse lo stesso Cherubini era consapevole della cosa se rifiutò di

assistere alla prima. Peraltro il compositore italiano trasferitosi a Parigi aveva già collezionato parecchi insuccessi prima e dopo Medea e per 20 anni dopo quest’ultima non aveva prodotto nessuna opera fino a questo Ali Baba. Basato su un libretto così sgangherato da fare apparire Salvatore Cammarano un gigante la musica non ha nè capo nè coda se si eccettuano un paio di arie (non eccezionali, comunque). Di Ali Baba ha solo il nome e la spelonca del tesoro che si apre con la fatidica frase “apriti sesamo” che nella regia della Cavani risulta un muro che si apre. Per il resto la trama non ha nulla a che vedere con la fiaba araba (che peraltro finisce con l’uccisione dei ladroni). Un’opera che  viene riesumata dalla Scala dopo 55 anni e che dal punto di vista musicale può tranquillamente passare nel dimeticatoio senza rimpianti. Quanto all’esecuzione dei giovani cantanti va certamente incoraggiata la prova di tutti che però risultano spesso parecchio acerbi e lo stesso dicasi della giovane orchestra che non è stata crtamente ineccepibile (nel primo balletto il corno ha steccato ipetutamente).

Un plauso alla regia e alla scenografia di Liliana Cavani che nello spirito di una fiaba ha impostato una realizzazione in tono fiabesco, piena di colori e di suggestioni arabe che però non è sufficiente per tenere in piedi un edificio traballante. Forse la parte teatricamente migliore si ha nei due siparietti iniziali durante le due ouvertures.  Uno spettacolo non all’latezza dello standard della Scala.
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.. about Medea or Anacreonte. Here we are in presence of a very minor Cherubini who seeks unsuccessfully  to create an opera buffa that has nothing of buffo because it provokes mostly melancholy in its nullity. Perhaps the Cherubini himself was aware of it since he refused to attend the premiere. Moreover, the Italian composer who moved to Paris had already collected several failures before and after Medea and for 20 years after the latter had not produced any work until this Ali Baba. Based on a libretto so ramshackled to make appear Salvatore Cammarano a giant, the music has neither head nor tail but for a pair of arias (not exceptional, however). In comparison con the arabic tale Ali Baba has only the name and the cavern of the treasury that opens with the fateful phrase “apriti sesamo” that in the direction of Cavani is a wall that opens. A work that is exhumed from la Scala  after 55 years and that from the musical point of view can be safely forgotten for 100 more years without regrets. As for the performance of the young singers they must be certainly encouraged but they are, however, very often  immature and the same applies for the young orchestra that has not been unexceptionable (in the first ballet the horn has made many open mistakes). A welcome to the director and the scenography by Liliana Cavani that in the spirit of a fairy tale has set a realization in a fairytale style, full of colours and arabic architectures. Perhaps the best part of the performance were the short scenes during the two ouvertures. A performance not to the standard of la Scala.
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Cast
Coro e Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala
Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala
Nuova Produzione del Teatro alla Scala
Direttore
Paolo Carignani
Regia
Liliana Cavani
Scene
Leila Fteita
Costumi
Irene Monti
Luci
Marco Filibeck
Coreografia
Emanuela Tagliavia
Cantanti
Alì Babà
Alexander Roslavets
Delia
Francesca Manzo
Morgiane
Alice Quintavalla
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Una risposta a "Ali Baba -La Scala 5 Settembre 2018"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Di recente RAI5 ha trasmesso il video delle prove per l’ incisione di quel piccolo capolavoro che è West Side Story , dirette dall’ Autore.
    Molto interessanti, con le note inadeguatezze del buon Carreras – eppure nel pieno della gioventù! – chissà da chi sponsorizzato; Bernstein era assai… spazientito.
    Non mi pare che il lavoro di Bernstein sia spesso rappresentato e quando accade è sempre in tono minore, da operetta; eppure sono evidentissime le difficoltà che incontrano sia l’ orchestra sia le voci. Molto più difficile della “celeste Aida” ( e meno noioso e scontato…)
    Il libretto è poi più che mai contemporaneo, a meno che la regia non metta in mezzo i soliti Nazisti ( chissà perchè i Fascisti mai…) o ne faccia un moderno pistolotto pro migranti. Non si sa mai…

    Mi piace

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