Operistica, Recensioni

Fierrabras – La Scala 27 Giugno 2018


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Questo  Singspiel  schubertiano a lungo ….This Singspiel of Schubert long neglected .
negletto rivede  la luce grazie a una interessante edizione della scala diretta da Daniel Harding con la regia  di Peter Stein, la prova che per una bella messa in scena

non sono necessari quegli orrori creativi che infestano sempre più i teatri d’opera, a causa di registi che essendo privi di capacità sostituiscono la qualità con la provocazione che nella maggioranza dei casi è solo cattivo gusto. Una scenografia BW che riflette giustamente la visione manichea del libretto con i buoni (bianchi) paladini e i cattivi (neri) mori. L’opera, dal punto di vista del libretto è quindi quella che è: mielosa come solo una favola può essere, con ovvio lieto fine e farcita di assurdità. Ma tant’è: cosa dobbiamo dire di molti libretti (la maggioranza) del melodramma italiano (e non solo) in cui si celebra il festival dell’assurdità? Wagner e Da Ponte sono mosche rare in un panorama per lo più sconsolante. Purtroppo anche dal punto di vista musicale siamo ben lontani da un capolavoro. Non mancano sezioni interessanti ma tutta l’opera risente della caratteristica schubertiana di rimandare costantemente un punto fermo. Mentre questo è

accettabile, comprensibile e sovente un “marchio di fabbrica” del compositore viennese, nell’opera si trasforma in una ripetitività che sa spesso di mancanza di ispirazione. L’opera risulta pertanto ingiustificatamente prolissa e priva di spunti di rilievo. In somma un’“aurea mediocritas” che spesso passa dal metallo nobile a quello meno nobile. A un’opera come questa suggerirei di riposare in pace: non tutte le operazioni di archeologia musicale permettono di scoprire tesori nascosti. Daniel Harding è un grande direttore e ce la mette tutta per ravvivare uno spartito non esaltante. Quanto ai cantanti sono tutti di buon livello a parte la Emma di  Anett Fritsch non all’altezza della parte. Modestissimo successo di un pubblico rarefatto. A coloro che leggono il blog chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente effettuata “clikkando” sul riquadro nero sopra ogni post. Così facendo riceveranno un e-mail tutte le volte che un nuovo post è pubblicato.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Da tempo ho  rimosso il mio profilo su  facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it. In base alla nuova normativa chi si fosse iscritto e desidera de-iscriversi è sufficiente che mi invii un messaggio e-mail.

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reappears thanks to an interesting edition of La Scala  directed by Daniel Harding and staged  ny Peter Stein, the proof that for a good staging those creative horrors are not necessary, that haunt more and more the opera houses, because of directors who, lacking in capacity, replace the quality with the provocation which in most cases is just bad taste. A scenography BW that correctly reflects the manicheist vision of the libretto with the Goods (white) Paladins and the Villains (blacks) Moors. The work, from the point of view of the libretto is therefore a corny disaster as only a tale can be, with an obvious happy end and stuffed with absurdities. But so much so: what should we say about many librettos (the majority) of Italian melodramas (and not only) in which the festival of absurdity is celebrated? Wagner and Da Ponte are rare flies in a mostly disconsolate panorama. Unfortunately from a musical standpoint too we are far from a masterpiece. There are few interesting sections but on the whole the  work is affected by the Schubertian feature of constantly postponing a fixed point. While this is acceptable, comprehensible and often a “trademark” of the Viennese composer, in this work it is transformed into a repetitiveness that often shows just lack of inspiration. The work is therefore unreasonably long and lacks any significant point. In summary, an “aurea mediocritas” that often switches from the noble metal to a less noble. To a work like this I would suggest to rest in peace: not all the operations of musical archaeology allow to discover hidden treasures. Daniel Harding is a great director and he puts it all to revive a non-exhilarating score. As far as the singers are concerned  they are all of good level apart from the Emma of Anett Fritsch not very brilliant. Very modest success of a a very small audience. I would kindly ask the readers of this blog to  register  (which implies nothing) which can be easily made  by “clicking” the black square above each post. By so doing they will receive an e-mail whenever a new post is published.
PS A “blogger” is not an oracle and inevitably makes errors (the minimum possible..). I often receive “corrections” not always fundamental and not always accurate. Just as I submit myself to the judgement of others with the name and surname so those who want to have the goodness to report errors or inaccuracies will have to do so only by sending a comment: everyone has his own responsibility. Since long time I have removed my profile on Facebook and therefore I cannot be contacted for private issues via messenger but only by email at giovanni.neri@unibo.it.

 

 
Direttore Daniel Harding
Regia Peter Stein
Scene Ferdinand Wögerbauer
Costumista Anna Maria Heinreich
Luci Joachim Barth

CAST

Emma Anett Fritsch
Florinda Dorothea Röschmann
Maragond Marie-Claude Chappuis
Fierrabras Bernard Richter
König Karl Sebastian Pilgrim
Roland Markus Werba
Eginhard Peter Sonn
Boland Lauri Vasar
Ogier Martin Piskorski
Brutamento Gustavo Castillo

 

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3 risposte a "Fierrabras – La Scala 27 Giugno 2018"

  1. Roberto Barilli ha detto:

    e io plaudo alla dicitura VERITA’ PER GIULIO REGENI che il prof Neri ha messo in bella evidenza in cima al Blog.
    Una bella testimonianza di civiltà che fa ben sperare per il futuro di una parte di italiani, al quale appartengo, un poco scombussolati da quello che si legge in giro.

    Mi piace

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