Cameristica, Recensioni

Michel Dalberto – Pianofortissimo Bologna 21 Giugno 2018

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Con sommo disprezzo di coloro …. With the highest contempt of those
che sono arrivati in orario il concerto inizia con un provincialissimo ritardo di 20 minuti, ingiustificato sotto ogni profilo. Per di più viene ammannito un pistolotto iniziale dai contenuti insignificanti (tu quoque Albertus…). Insomma siamo ben lontani dagli standards internazionali avvicinandosi invece a quelli da kermesse ravennate degli ultimi anni. Dalberto è una vecchia conoscenza del pubblico bolognese, fin dai tempi da “giovane prodigio” prediletto da Nikita Magaloff. L’invecchiamento non ha prodotto gli stessi effetti di un vino di qualità e la tecnica prodigiosa è ormai un lontanissimo ricordo. Non sono mancati infatti parecchi errori nei preludi di Debussy (uno per tutti nel terzo preludio “ le vent dans la plaine”) e la qualità dell’interpretazione debussiana non è certo memorabile. Il Debussy di Dalberto manca di quei toni equorei che sono il tratto distintivo del compositore francese; al suo posto viene proposta una visione più materica di gusto discutibile ben lontana dai grandi standards di A.Michelangeli e W.Gieseking. Un po’ meglio l’esecuzione del brano di Ravel che non si capisce per quale motivo sia eseguito subito dopo Debussy quasi a signficare uno stile comune che invece è del tutto differenziato, non fosse altro che per il fatto che Ravel ripercorre le strutture musicali classiche.  Ma il peggio avviene dopo l’intervallo. La fantasia di Schumann è un vero disastro. Nel primo tempo, oltre agli immancabili errori tecnici, il cantabile viene strascicato in un’atmosfera esangue (Schumann!!) assolutamente fuori stile. Nel secondo tempo si assiste al festival degli strafalcioni che trovano la loro epitome nel finale, con i suoi salti tecnicamente molto impegnativi (alla stregua del Paganini del Carnaval op. 9) e nel quale con bella sicurezza il nostro non azzecca una nota confidando nel fatto che il pubblico ignora lo spartito (non tutto per sua sfortuna!!). Per cercare di nascondere le carenze tecniche Dalberto ricorre al “mestiere”: rallentare nei brani tecnicamente complessi e accelerare in quelli più facili nascondendo il tutto accentuando aspetti “interpretativi” come far risaltare i bassi o “riscoprire” alcuni aspetti del canto, quasi fossero “novità” musicali del nostro (!). Il risultato è facile da comprendere. E anche nell’ultimo tempo cantabile siamo totalmente fuori stile. Non per niente Dalberto è da tempo fuori dai principali cartelloni pianistici d’Europa. Naturalmente un pubblico ignorante e maleducato da dopolavoro ferroviario (gente che entra durante l’esecuzione, accende i telefonini senza alcun controllo da parte della gestione etc.) applaude beato un’esecuzione esecrabile. Non so se abbia concesso dei bis in quanto dopo la fantasia ne ho avuto abbastanza. Never again! A coloro che leggono il blog chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente effettuata “clikkando” sul riquadro nero sopra ogni post. Così facendo riceveranno un e-mail tutte le volte che un nuovo post è pubblicato.
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who arrived on time, the concert begins with an intolerable delay of 20 minutes, unjustified under each profile. In addition an initial presentation of the concert with insignificant contents is imposed to the public (tu quoque Albertus...). In short, we are far from the international standards, approaching on the contrary  those of Ravenna’s events in recent years. Dalberto is an old acquaintance of the bolognese public, since the time of “young prodigy” favored by Nikita Magaloff. Aging has not produced the same effects as a quality wine and the prodigious technique is now a distant memory. In fact there were several errors in the Preludes of Debussy (one for all in the third prelude “Le Vent dans la plaine”) and the quality of the interpretation is certainly not memorable. The Debussy of Dalberto lacks those liquid tones which are the distinctive character of the french composer.  Dalberto choses a more material vision of questionable taste far from the great standards of A. Michelangeli and W. Gieseking. A little better the execution of the piece of Ravel, executed immediately after Debussy, as to signify a common style that instead is completely different, for instance because Ravel follows the classical musical structures. But the worst happens after the interval. Schumann’s fantasia is a real disaster. In the first part, in addition to the repeated technical errors, the melody is melted in a bloodless atmosphere (Schumann!!) absolutely out of style. In the second part to  the public  the festival of the technical mistakes is offered,  that found their epitome in the final, with its technically very demanding jumps (like the Paganini del Carnaval op. 9) and in which shameless our Dalberto plays not a single correct note. And even the last  part was totally out of style. Of course a public ignorant and impolite (people who enter during the execution, turn on the mobiles without any control of the management etc.) applauds an abominable execution. I don’t know whether Dalberto has played any encore since I’ve had enough after the fantasia. Never again! I would kindly ask the readers of this blog to  register  (which implies nothing) which can be easily made  by “clicking” the black square above each post. By so doing they will receive an e-mail whenever a new post is published.
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Programma
C. Debussy Préludes 1er livre
M.Ravel Sonatine
R.Schumann Fantasia op 17
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2 risposte a "Michel Dalberto – Pianofortissimo Bologna 21 Giugno 2018"

  1. carlo giulio lorenzetti ha detto:

    Concordo come sempre sui giusti rilievi a margine ( ritardo, pistolotto, telefonini ecc.), un po’ meno sull’interpretazione dei preludi di Debussy che- errori a parte, che non sono in grado di rilevare – mi è sembrata proprio evocare quei toni “equorei” ricordati nella sua recensione. Una esecuzione certo lontana dalla lunare classicità di Michelangeli, ma che mi ha emotivamente coinvolto.
    Quanto a Ravel, è vero, lo stile è diverso ma siamo pur sempre tra i musicisti più rappresentativi e innovativi della scuola francese tra otto e novecento e molto spesso i due autori vengono eseguiti insieme.

    Mi piace

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