Cameristica, Recensioni

Dego Owen Perrotta – Pianofortissimo Bologna 20 Giugno 2018

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Diciamo subito che … Let’s just say..
oggi, complice la diffusione musicale basata su CD e altri media, la sensibilità nei confronti degli „ensembles“ si è molto affinata. Non é più il tempo in cui i violinisti catapultati a Bologna si affidavano a Eugenio Bagnoli, eseguendo il concerto dopo una breve prova pomeridiana. Due grandi artisti non formano automaticamente un grande duo; oggi un duo è un sodalizio cementato che si basa su un amalgama di sensibilità che solo una costante esperienza comune può garantire. Non è il caso di questo concerto con tutte le conseguenze negative che si possono immaginare. Si comincia male. Maria Perrotta sovrasta costantemente il suono della violinista Dego un po‘ per un’ingiustificata esecuzione muscolare e un po‘ per un eccesso di suono del piano con il coperchio totalmente aperto in un ambiente sostanzialmente privo di cassa armonica. Ricordo che a Pietrasanta, in un contesto similare, Repin e il pianista tenevano il coperchio solo parzialmente aperto (ma era anche un altro duo). E anche l‘esecuzione in sé della sonata di Schumann è risultata piuttosto scialba soprattutto nell‘ultimo tempo eseguito al rallentatore e privo di quella vitalità che ne è la sua caratteristica principale. Pochissimi applausi dal pubblico. Difficile giudicare il brano di Ligeti un compositore fuori dal coro. Il meglio che mi sentirei di dire è che é interessante, sospeso fra un un inizio quasi escatologico e un finale molto più terreno. Molto bravo il cornista Owen che rinverdisce la tradizione inglese di questo difficilissimo strumento a partire dal grande Barry Tuckwell e che mostra tutta la sua bravura nel difficilissimo breve brano di Messiaen. Finalmente un corno che fa dimenticare quelli bolognesi così spesso „incidentati“ e bravo anche in una mimica inconsueta per un solista musicale. Peccato che  le brevi parole introduttive si siano praticamente perse: dargli un microfono come sarebbe stato? Buona l‘esecuzione del trio di Brahms, poco frequentato nelle sale da concerto per la  peculiarità dell‘assortimento degli strumenti ma molto spesso ascoltabile sul V canale della diffusione. Qui la presenza del corno ha fatto da amalgama evitando le sonorità eccessive del pianoforte. Un bis particolare: un „allegro“ di un trio di Haydn con la parte del violoncello trascritta per corno con un risultato molto discutibile al di là della buona volontà. Successo di pubblico complessivo contenuto. Piccola nota non musicale: le due interpreti hanno sfoggiato abbigliamenti ricchi di trasparenze. Che Yuja Wang abbia fatto scuola? A coloro che leggono il blog chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente effettuata “clikkando” sul riquadro nero sopra ogni post. Così facendo riceveranno un e-mail tutte le volte che un nuovo post è pubblicato. In base alla nuova normativa chi si fosse iscritto e desidera de-iscriversi è sufficiente che mi invii un messaggio e-mail.
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that today, with the diffusion of music based on CD and other media, the sensibility for the “ensembles” has been very refined. It is no longer the time when the violinists who arrived in Bologna relied on Eugenio Bagnoli, performing the concert after a short rehearsal in the afternoon. Two great artists do not automatically form a great duo; today a duo is a cemented partnership based on a fusion of sensibilities that only a constant common experience can guarantee. It is not the case of this concert with all its negative consequences. It starts badly.  Maria Perrotta constantly overshadows  the sound of the violinist Dego partly for an unjustified muscular performance and partly for an excess of sound of the piano with its lid totally open in a place with a bas acoustic. The interpretation of Schumann’s sonata itself was rather dull, especially in the last tempo, too slowly executly and lacking the vitality that is its main characteristic. Very little applause from the audience. Difficult to judge the piece of Ligeti, a composer out of the chorus. The best that I would say is that is  interesting, suspended between an almost eschatological beginning and a much more earthly end. Very good was the cornist Owen, who follows the mainstrem of the English tradition of this very difficult instrument which goes back to the great Barry Tuckwell, and shows all his skills in the very difficult short piece of Messiaen. Finally a horn which makes to forget the horns of Bologna so often faulty, good even in his unusual mimicry for a musical soloist. Too bad that his short introductory words were practically lost: just give him a microphone!  Good performance of the Brahms trio, little executed in concert halls for the peculiarity of the ensemble but very often broadcasted on the channel V of the radio. Here the presence of the horn helped to fuse the sounds avoiding the excessive loudness of the piano. A particular encore: an “allegro” of a trio by Haydn with the part of the cello transcribed by horn with a very questionable result. Success of the general public fairly reduced . A small non-musical note: the two female performers exhibited dresses full of transparencies. Has Yuja Wang set an example? I would kindly ask the readers of this blog to  register  (which implies nothing) which can be easily made  by “clicking” the black square above each post. By so doing they will receive an e-mail whenever a new post is published. According to the new european law, those who want to cancel their registration with Kurvenal must send me a canellation e-mail message.
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Programma
R. Schumann Sonata per violino e pianoforte n. 1 op. 105
G. Ligeti Trio per violino e pianoforte “Homage to Brahms”
O. Messiaen Appel interstellaire per corno solo
Brahms  Trio per violino, corno e pianoforte op. 40
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