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Nessun dubbio …. No doubt

che il Don Carlo sia una delle opere più importanti (a mio giudizio la più importante) di Verdi. Partitura monumentale, a parte il ridicolo finale da Grand Guignol con questo Carlo V che prende una boccata d’aria dalla tomba e salva Don Carlo dalle grinfie di Filippo II. Opera il cui libretto non appartiene a quelle schifezze che infestano la produzione verdiana

(e per le quali, per amore di accademia, qualche “studioso” a corto di argomenti si sforza di compiere improbabili analisi esegetiche). Opera di grande respiro con arie che hanno fatto la storia del teatro d’opera (come ella giàmmai m’amò o il duetto di Filppo II con il grande inquisitore) di altissimo profilo musicale.  Peccato che ancora una volta il teatro comunale non sia stato in grado di proporre qualcosa di non costantemente ritrito, alla ricerca di una sorta di facile assicurazione per il botteghino. Citare grandi teatri d’opera esteri, ma anche teatri d’opera italiani (Scala, Torino, Roma, Firenze etc.) che “osano”  avventurarsi in produzioni  non necessariamente di strettissimo repertorio sarebbe come comportarsi da Maramaldo (ma il comunale non è Francesco Ferrucci ma al massimo Don Abbondio). Insomma prendiamo quello che passa il convento e “state contenti, umana gente, al quia”: la conversione dell’acqua in vino si è arrestata alle nozze di Cana. Sed de hoc satis e passiamo alla valutazione della produzione bolognese. Siamo fortunatamente lontani dalle sciagurate scenografie dell’era del non rimpianto sovrintendente Sani. Questa assomiglia molto (o è la stessa a parte qualche ritocco?) a quella dell’Otello del San Carlo (guarda caso stesso regista e stesso scenografo…). Niente di male ma la dizione in locandina “Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna” lascia francamente un po’ perplessi…. La scena è costantemente dominata da un monumentale e “horror” trono in cui siede costantemente fino al dialogo con Filippo il Grande Inquisitore, agghindato come un personaggio da film trash che dovrebbe incutere paura ma fa solo un po’ ridere.  Alla fine su quel trono siede Carlo V che con il suo parlare pietrifica tutti (ma non era morto? Una vacanza dalla tomba?). Mah.. I costumi sono risibili, fra un modernismo che vede Posa nel primo atto addobbato in un completo azzurro sgargiante da guappo napoletano, la povera Elisabetta impalandrata in un improbabile lugubre vestito (e una acconciatura da popolana del sud dell’800), le compagne di Eboli con ombrellini di stile giapponese etc. Tristissima la scenda dell’autodafé/incoronazione in cui la tradizionale parata di armigeri è sostituita (spending review?) da una statica posa dei protagonisti che sembrano aspettare che la musica finisca come in una scena del Godot beckettiano. Insomma uno spettacolo scenicamente molto, molto carente e di gusto barocco-trash. Veniamo alla parte musicale. Da lodare senza riserve la prova di Michele Mariotti che sembra crescere ad ogni spettacolo e che il comunale rimpiangerà amaramente a partire dal 2019. Direzione vigorosa, rispettosa della partitura e in grado persino di evitare i rischi dell’inizio dell’ouverture del primo atto con l’assolo dei corni (un miracolo?). Quanto alle voci, sopra tutti svetta la Eboli di Veronica Simeoni, una voce, calda in tutti i registri, capace di toni drammatici e lirici, a suo agio nell’agilità e negli acuti. Veramente una prestazione di altissimo livello. Un gradino sotto Maria José Siri (Elisabetta di Valois) che solo a tratti sfoggia tutte le sue capacità vocali (ad esempio nell’ultimo atto), forse compressa anche dal cosutme di scena. Una prestazione, comunque di qualità. Così come vocalmente di prim’ordine è risultato Luca Salsi nella parte di Rodrigo anche se la sua voce non si sposa perfettamente con quella di Roberto Aronica (Don Carlo). Quanto a quest’ultimo, sottoposto a una parte veramente impervia, riesce raramente a impostare correttamente gli acuti che spesso sfociano in una emissione strillata neppure compensata dalle parti di registro intermedio. Buoni i due bassi: Filippo II (Dmitry Beloselskiy) assolve diligentemente la sua parte anche se nelle arie pricipali (e in particolare la famosissima ella giàmmai m’amò) non riesce a esprimere il travaglio del personaggio. Bravo anche Luiz-Ottavio Faria come Grande Inqusitore anche se la brevità della parte non permette una valutazione signiicativa. Ancora una volta un grave errore organizzativo del teatro: non si fa iniziare alle 20 un’opera che dura 4 ore. Provincialismo puro. Teatro molto vuoto nei palchi e buon (non strepitoso) successo. Inutile tornare sul degrado di Piazza Verdi ora ostruita da un colossale container che fa a pugni con il luogo. All’uscita non si sono visti i soliti spacciatori anche se la pattuglia di poliziotti se ne stava raggruppata in un angolo (e il controllo del territorio?). Così non si va da nessuna parte. Ci salverà (orrrore, orrore !) il bruto e incolto Salvini insieme al giovin signore dalla sintassi incerta che scambia Cile con Perù? A coloro che leggono il blog chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente effettuata “clikkando” sul riquadro nero sopra ogni post. Così facendo riceveranno un e-mail tutte le volte che un nuovo post è pubblicato.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Da tempo ho  rimosso il mio profilo su  facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.

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that Don Carlo is one of the most important works (in my opinion the most important) of Verdi.  Monumental score, apart from the unbearable end – Grand Guignol like – with Charles V which makes a stroll from the grave and saves Don Carlo from the minions of Philip II. Opera whose booklet does not belong to the rubbish that frequently haunts Verdi’s production (and for which, for the sake of academy, some “scholars” strive to perform an unlike exegetical analysis). Opera of great importance with arias that have made the history of the opera  (as ella giammai m’amò or the duet of Philip the second II with the Great Inquisitor) of very high musical profile. Too bad that once again the city theatre has not been able to propose something not repetitively staged, for sake  of an easy insurance for the box office. To mention important opera houses abroad, but also Italian opera houses (Scala, Turin, Rome, Florence etc.) that “dare” to venture into productions not necessarily of very narrow repertoire, would be like to behave as Maramaldo (but the Bologna opera house is not Francesco Ferrucci but just a poor Don Abbondio). In short we must accept what is offered and ” state contenti, umana gente, al quia” (be happy human people with the quia): the conversion of water into wine ended at the wedding of Cana. Sed de hoc satis (enough) and now to the evaluation of this production. Fortunately, we are very far from the unbearable stagings of the non-regretted superintendant Mr. Sani. This looks like much (or is it the same apart from some retouching?) to that of  San Carlo’s Otello (same director and scenographer…). Nothing wrong but the statement in the advertising poster “New production of the Teatro Comunale di Bologna” sounds a little misleading……. The scene is constantly dominated by a monumental and “horror” throne in which the Grande Inquisitore steadily sits, up to dialogue with Philip the II, draped as a character from trash movies that should induce fear but only triggers a little laugh. At the end of the opera, on the same throne sits Charles V who with his speech  petrifies all (but was not he dead? A little vacation from the grave?). Mmhh.. The costumes are laughable, between a modernism that sees Rodrigo in the first act dressed in a complete bright blue as  a  neapolitan “Guappo”(gangster), the poor Elizabeth submerged by an unlikely black dress (and a hairstyle from south italy of the nineteenth century), the gilrs companions of Eboli with Japanese style parasols etc. Sadly the scene of the autodafé/coronation in which the traditional parade should  take place is replaced (spending review?) by a static pose of the protagonists who seem to wait for the music to finish like in a scene of Beckett’s Godot. In short a show scenically very, very lacking and tasting baroque-trash. Now let’s come to the musical part. To praise unreservedly is the direction of Michele Mariotti that seems to grow at every performance and that the local theatre  will bitterly regret starting from 2019. Vigorous direction, respectful of the score and able even to avoid the risks of the beginning of the overture of the first act with the solo of the horns (a miracle?). As for the voices, above all stands the Eboli of Veronica Simeoni, a voice, warm in all the registers, capable of dramatic and lyrical tones, at ease in the agility and in the treble. Truly a very remarkable performance. A step under Maria José Siri (Elisabeth of Valois) that only at times exhibits her vocal gifts (for example in the last act), perhaps compressed by the costume. A performance, however of good quality. As well as vocally first-rate was Luca Salsi as Rodrigo even if his voice does not fit  perfectly with that of Roberto Aron (Don Carlo). As for the latter, in  a truly difficult part, he rarely manages to set correctly the trebles which often result in a squealing emission not even compensated by the parts of intermediate register. Good the two “bassi”: Philip II (Dmitry Beloselskiy) diligently fulfils his part even if in the main arias (and in particular the famous ella giammai mi amò) fails to express the anger of the character. “Bravo” also Luiz-Ottavio Faria as the great Inqusitore although the short lencth of the part does not allow for a significant evaluation. Once again a serious organizational error of the theatre: an opera which lasts 4 hours must not start at 8 p.m! Pure provincialism. Theatre fairly empty in the boxes and good (not great) success. I would kindly ask the readers of this blog to  register  (which implies nothing) which can be easily made  by “clicking” the black square above each post. By so doing they will receive an e-mail whenever a new post is published.
PS A “blogger” is not an oracle and inevitably makes errors (the minimum possible..). I often receive “corrections” not always fundamental and not always accurate. Just as I submit myself to the judgement of others with the name and surname so those who want to have the goodness to report errors or inaccuracies will have to do so only by sending a comment: everyone has his own responsibility. Since long time I have removed my profile on Facebook and therefore I cannot be contacted for private issues via messenger but only by email at giovanni.neri@unibo.it.

 

 
Cast
Direttore, Michele Mariotti
Regia, Henning Brockhaus
Scene, Nicola Rubertelli
Costumi, Giancarlo Colis
Maestro del Coro, Andrea Faidutti
… … …
Interpreti:
Filippo II Re di Spagna     Dmitry Belosselskiy
Don Carlo, infante di Spagna     Roberto Aronica
Rodrigo, Marchese di Posa     Luca Salsi
Il Grande Inquisitore     Luiz Octavio Faria
Un frate     Luca Tittoto
Elisabetta di Valois     Maria José Siri
La Principessa Eboli     Veronica Simeoni
Tebaldo, paggio di Elisabetta     Nina Solodovnikova
Il Conte di Lerma     Massimilano Brusca
L’araldo reale    Rosolino Claudio Cardile
Voce dal cielo Erika Tanaka
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
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Operistica, Recensioni

Don Carlo – Teatro Comunale Bologna 6 Giugno 2018

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3 risposte a "Don Carlo – Teatro Comunale Bologna 6 Giugno 2018"

  1. Annacarla Bigi ha detto:

    Non vado tanto all’ opera anche se di recente mi sto appassionando molto. Per me è un mondo nuovo e leggendo questo blog capisco tante cose che altrimenti non capirei. Bello che ci sia qualcuno che spiega a chi non è tanto dentro l’ opera. Cerco anche di leggere e documentarmi prima in modo da capire il più possibile. Ma in questo caso non capisco perché le donne hanno dei vestiti che mi hanno ricordato “Morte a Venezia” di Visconti . E perché ci siano dei signori vestiti come ad una prima comunione in provincia, anni ’70. E mi sembra di capire che la gente sul palco non sappia bene cosa fare. Ma non ci dovrebbe essere qualcuno che glielo spiega?

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  2. Gianstefano Folli ha detto:

    Il Rolex di Cesare Augusto.
    Se in un film vediamo Cesare con un Rolex al polso, ci crolla il mondo addosso. La coerenza e la verosimiglianza che sostengono un racconto storico sono indispensabili per evitare il disorientamento di chi guarda. Nell’ opera lirica invece valgono altri meccanismi! Don Carlo, capolavoro Verdiano, prevederebbe location da far tremare qualsiasi scenografo serio. Fontenbleau, Escurial…e altri “ambienti” sono, o dovrebbero essere, interconnessi con la musica suonata e cantata. Altrimenti lo “collochiamo” a Gardaland ,il che consentirebbe al Sommo Regista Illuminato, di lanciarsi in spericolati percorsi di racconti …che fanno tanto moderno quando pubblicati sul programma di sala. Ma che forse lasciano più che perplesso quel pubblico che non capisce quel Rolex al polso dell’ Imperatore. Purtroppo ho visto solo immagini dello spettacolo…e mi pare ci fosse il festival dell’ orologiaio in scena, per usare una metafora! Ho ascoltato alla radio l ‘opera, mi pare che il Team Creativo sia stato accolto da sonori convinti e prolungati “buuuu”. Qualcuno forse ha sentito la mancanza di quel “ciarpame figurativo” che dovrebbe sottendere al racconto musicale? Qualche nostalgico antiquato?
    Non credo proprio!
    Sipario!

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