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Rumours – Bologna 8 Maggio 2018

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Arrivano i primi rumours
sul cartellone delle opere del teatro comunale 2019. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. I titoli? Eccone alcuni: trovatore, traviata, Rigoletto, Turandot, barbiere, west side story (si schiaccia l’occhio un pubblico di bocca buona) etc.. Opere già presentate negli ultimi due-tre anni  basate su messe in scena con un ricorso massiccio a giovani (spesso acerbi e impreparati) mandati allo sbaraglio perché costano poco.  Nessuno rimpiange l’era Sani e i suoi “esperimenti” come “non c’è perché”, “il colore giallo” e la perla finale con quel “ratto” ignobile. Ma qui c’è una restaurazione da manicomio con l’aggravante di direttori e registi da brivido (o più semplicemente ignoti). Unica eccezione la Salome di Strauss (peraltro vista di recente) ma “una rondine..”.  E qualche volta tentare un titolo meno noto, ad esempio il  Rienzi di Wagner o “Die Frau ohne Schatten” di Strauss o un’opera barocca come “Lo frate ‘nnammurato” etc? Non fia mai: che sono questi titoli ignoti? E uno perché dovrebbe rinnovare l’abbonamento nel deserto culturale del teatro? Ma qualche vero esperto musicale nella compagine direttiva sarebbe un sacrilegio?
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Una risposta a "Rumours – Bologna 8 Maggio 2018"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Bologna è ormai un enorme ristorante all’ aperto ( direi piuttosto un …pub… assai poco inglese se non per l’ ubriachezza molesta notturna). Le straccerie hanno sostituito i negozi storici, i cinesi gestiscono i bar del centro, i pachistani i beveraggi notturni per i meno abbienti. Altre etnie offrono ad ogni passo altri tipi di “svago” ancor prima che faccia buio. Impuniti, in nome dell’ “accoglienza”. Si sa, i giovani devono pure divertirsi e spendere… La città “rinasce” grazie alla sua Università ed ai fuori sede. La “rinascita” però temo non si debba tanto alla serietà dell’ offerta formativa quanto all’ offerta di divertimenti “popolari” e sballo, sempre in crescita.
    Anche il Teatro deve essere quindi “popolare”, in omaggio ai tempi nuovi.
    Cioè “antichi”.
    Non c’è nulla di “nuovo” nelle eterne bancarelle di “artigianato” , negli schiamazzi notturni, nella città ridotta a latrina olezzante di primo mattino – e non solo – nella onnipresente mendicità molesta, negli “artisti di strada” che incrociano le loro performances in uno schiamazzo assordante, negli onnipresenti muri imbrattati con insulti e ghirigori.
    Piuttosto un ritorno al Medioevo ed alla sua “vita di strada”.
    Cosa vuole che partorisca una città ridotta in questo modo? E siamo solo all’ inizio, temo…
    “Venghino, venghino, c’è la Traviata” … Aspettiamo la romanza…! E la regista “trasgressiva e creativa” improvviserà magari un bello stupro di gruppo sulla scena oppure delle poco velate molestie sessuali in omaggio al “Me too”; così sarà politicamente correttissima e “sul pezzo” oltre ad ottenere tanti begli articoli
    che inneggeranno… alla sua “responsabilità”. Basta poco, che ce vo’?
    E’ da un pezzo che va così. E pare funzioni, per il portafogli di molti.

    Mi piace

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