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Yuja Wang e il Corriere di Bologna – Bologna 30 Aprile 2018

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La valutazioni delle interpretazioni di un pianista

sono ovviamente soggettive. Non possono essere soggettive quelle tecniche, quelle che corrispondono a una disamina di fatti che prescindono dalla sensibilità dei singoli. È quindi incredibile quanto scrive oggi il Corriere di Bologna sul concerto di Yuja Wang, e in particolare sulla sua interpretazione dell’ultimo tempo della settima sonata di Prokoviev, eseguito come bis. Scrive il “critico” che la Wang si è persa… Ecco chi scrive ha studiato e suonato a lungo la sonata di Prokoviev e questo errore semplicemente non è accaduto. Sfido il critico a una riascolto del brano e a indicare dove e come la Wang si sarebbe persa. Ora o il “critico” non conosce la partitura, o il ritmo dispari di 7/8 gli è ostico oppure semplicemente si è distratto. Succede, ma poi non si trinciano giudizi a vanvera. La Wang è un’artista eccezionale sotto ogni profilo ma certamente  sotto quello tecnico è inattaccabile. Non è la Wang che si è persa ma il critico…. PS a proposito del fatto che la Wang punterebbe tutto sull’aspetto tecnico, il nostro ha ascoltato la sua interpretazione della Hammerklavier op.106 di Beethoven?
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4 risposte a "Yuja Wang e il Corriere di Bologna – Bologna 30 Aprile 2018"

  1. Antonietta Bormida Vallone ha detto:

    Buongiorno e grazie per la “stroncatura” della stroncatura fatta dal critico a proposito del bis della settima Sonata di Prokoviev.
    E’ ovvio che valutare una interpretazione sia un fatto soggettivo, mentre l’aspetto tecnico è oggettivo per sua natura. Ho smesso anni fa di far troppo caso alle valutazioni delle prime dopo aver letto quanto scritto dal famoso Piero Rattalino a proposito del pianismo di Ashkenzy (Pianisti e fortisti, pag.364) : “La civiltà russa che tra l’Ottocento e il Novecento si impone all’attenzione del mondo è il suo campo d’azione, la miniera in cui scava, tracciando una specie di storia dell’umanesimo, fondato a Vienna, trapiantato a Mosca, finito con Stalin.” Sarà di certo così , ma è di nuovo ovvio che tutta questa roba non possa essere scorta da tutti, sentendo il grande Ashkenazy suonare…
    Alla Wang, davvero grande artista, suggerirei piuttosto di evitare Bis sempre estremamente difficili. Di essere una virtuosa e musicista stratosferica lo dimostra già dai Concerti che interpreta. Sarebbe forse meglio usare i Bis per far conoscere brani magari elementari e magari poco conosciuti, contribuendo così ad accrescere la cultura musicale del pubblico.

    Mi piace

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