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Politically correct – Bologna 18 Aprile 2018

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E’ interessante leggere alcune dei commenti (per lo più privati, violando le mie raccomandazioni…)
su alcuni dei miei posts. Siamo nel paese delle carte bollate. degli avvocaticchi che debbono sbarcare il lunario (la percentuale di avvocati rispetto alla popolazione è unica in tutta Europa!), dei TAR che si occupano di tutto, dei giudici ammazzasentenze etc. Ed ecco che alcuni mi scrivono paventando un ricorso alla magistratura a causa di giudizi fortemente negativi senza sapere che ci sono – per fortuna – fior di sentenze della cassazione che escludono qualunque violazione di legge per giudizi anche molto severi quando non attengono alla sfera personale (e se si leggono i miei posts si vede subito che il criterio è rigorosamente rispettato). Ma non è questo il punto. Il punto è che  ormai siamo abituati a ricorrere alla magistratura come alla mamma per qualunque cosa (fortunatamente con il rischio – finalmente – di essere sanzionati per cause palesemente prive di fondamento). Un giudizio positivo non lo si vuole ottenere sul campo ma per decreto come se questo cambiasse le cose. Può ben essere che alcuni dei miei posts non siano perfettamente politically correct ma la realtà è che Kurvenal si caratterizza proprio per questo, per dire per iscritto quello che molti dicono a mezza bocca. Leggiamo in un articolo di giornale (quando c’è…) “L’interpretazione del brano non si può considerare in linea con i canoni interpretativi ..” che significa: una schifezza. Oppure “le scelte tecniche, dinamiche e le imperfezioni hanno nuociuto ..”  leggasi: un’esecuzione sventatamente troppo veloce e/o piena di strafalcioni.  E allora ecco che Kurvenal prova a ristabilire l’ordine del linguaggio e a dire le cose come stanno. E naturalmente il giudizio è per il singolo concerto in questione: se in un concerto successivo l’esecuzione dell’interprete  sarà al contrario buona o ottima sarò il primo a felicitarmene e a scriverne in materia con la stessa onestà intellettuale. Ma per favore smettiamo di avere paura della nostra stessa ombra! (E non va dimenticato in materia che più di una persona ha perfino paura di ammettere ufficialmente – manco fosse una rivista porno – di leggere Kurvenal o di conoscere il suo estensore per timore di non si sa bene quali ritorsioni e per modestissimi se non squallidi interessi di bottega. Ben sapendo che tutti sono perfettamente consapevoli che viene letto! Questo è il triste panorama del coraggio intellettuale italiano, anche in questo piccolo settore!)
Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Ho rimosso la mia iscrizione a facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
PPS La gestione di un blog è operazione complessa e talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” in basso a destra di ogni post o in quello nero sopra ogni postGrazie anticipatamente.
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NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
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3 risposte a "Politically correct – Bologna 18 Aprile 2018"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Tra le patologia dell’ uguaglianza, accanto alla “razza”, la religione, il sesso, le condizioni economiche, … c’è la lingua.
    I tecnicismi, gli ammiccamenti, il dire-non dire, i discorsi obliqui comprensibili solo tra “esperti” o tra “amici”, sono un ostacolo all’ eguaglianza se espressi in un contesto che vuol comprendere anche un pubblico ampio e generalistico.
    Insomma, è sempre più spesso difficile, in molte recensioni, cogliere il “non detto”, interpretare l’ eufemismo da parte dei meno accorti.
    Mi vengono in mente certi “giudizi” espressi dagli insegnanti su quella che una volta si chiamava pagella: talmente contorti e pieni di giri di parole – soprattutto se il giudizio è negativo – che il genitore alla quale è diretta assai spesso si chiede: “Insomma, è un cinque o un sei?”
    Nel caso di Kurvenal non ci sono dubbi. E per fortuna.

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  2. Franca Laschi ha detto:

    io condivido pienamente quanto Lei scrive oggi (politically correct) e mi auguro possa continuare con questo spirito in tutte le occasioni.Grazie!

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