Cameristica, Recensioni

Bonitatibus Raffo – Bologna Festival 17 Aprile 2018


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Almeno per una volta un concerto di canto (non proprio liederistico)
ma sempre meglio del nulla che da anni ci ammannisce Musica Insieme (che sarebbe la rassegna che proprio di questi concerti dovrebbe essere paladina e che per conservatorismo – o ignoranza?  – da lungo tempo li trascura. Che pensi che il pubblico bolognese sia composto solo da ignoranti musicali – magari con qualche ragione?). Veniamo al concerto. Arie d’opera, arie da concerto e alcuni Lieder. Inserirvi un brano puramente pianistico è semplicemente senza senso. Cos’è? Un favore al pianista per esibire le sue qualità (non eccelse – un buon professionista)? Mai, dico mai, all’estero, nelle sale da concerto serie ci potrebbe essere una scelta così ridicolmente provinciale. Ma gli organizzatori non hanno nulla da dire in materia oppure pensano di “alleviare” le sofferenze di un pubblico impreparato ai concerti di canto con un brano più  “orecchiabile”? Roba da dopolavoro (con tutto il rispetto che gli si deve)! Il mezzosoprano Bonitatibus (un nome certamente inconsueto) ha una bella voce che esprime il meglio dove può esprimere tutto il suo potenziale, una voce che in alcuni tratti ricorda quello della grande Horne. Un po’ meno felice è invece nei mezzi toni e nei tratti più lirici e certamente le sottigliezze del Lied le sono estranee. Quindi luci e ombre in una sala che mostra un numero esorbitante di posti vuoti a riprova del fatto che il pubblico bolognese quanto a sensibilità musicale è all’anno zero. Ma ecco che l’organizzazione ha una grande pensata: riempire un po’ di posti vuoti con ragazzini delle scuole. Una follia visto che nelle scuole non viene loro impartita alcuna educazione musicale (e la tipologia del concerto è da iniziati) e nella noia della serata l’unico momento che vale è l’intervallo per potersi sparare i consueti selfies. E i posti loro riservati non sono sparpagliati in sala cosicché la tentazione di chiacchierare e disturbare è irresistibile nonostante la  buona volontà delle maschere appostate per reprimere la maleducazione. Un successo di pubblico molto contenuto nonostante i tre bis imposti più che concessi. Una piccola nota: si potrebbe suggerire al mezzosoprano di cambiare stilista? Il vestito rosa confetto era più adatto a una bomboniera che a una sala concerto. Insomma una serata non felice che dovrebbe essere in futuro riscattata da un vero concerto liederistico (come avviene regolarmente alla Scala con successo di pubblico) al posto di questa riedizione locale in sedicesimo dei concerti vocali e strumentali Martini e Rossi (e da questa citazione si può ben inferire l’età di Kurvenal…)!
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Da tempo ho  rimosso il mio profilo su  facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
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Programma:
Vincenzo Bellini  Questa è la valle… Quando incise su quel marmo… Spergiura! (scena drammatica)
Gioachino Rossini  Giovanna d’Arco (cantata a voce sola) 
Ludwig van Beethoven  L’amante impaziente op.82 n.3 (arietta buffa), L’amante impaziente op.82 n.4 (arietta assai seriosa)
Franz Schubert Guarda che bianca luna D.688, II , Mio ben ricordati D.688, IV 
Vincenzo Gabussi La luna (arietta n.7), La protesta d’amore (arietta n.10)
Franz Schubert Improvviso op.90 n.3
Giovanni Battista Perucchini Se i sospiri degli amanti (arietta op.IV n.5), Odi d’un uom che muore (arietta op.IV n.6)
Vincenzo Bellini O crudel che il mio pianto non vedi (arietta), A palpitar d’affanno (arietta),Le souvenir présent céleste (arietta)
Gioachino Rossini Un rien (Péchés de vieillesse, Vol.XII), Francesca da Rimini:“Farò come colui che piange e dice” (recitativo ritmato), Beltà crudele (melodia), Mi lagnerò tacendo (arietta)
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Blogposts translations are available!
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PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
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4 risposte a "Bonitatibus Raffo – Bologna Festival 17 Aprile 2018"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Quello dell’ insegnamento della musica a scuola è un problema fondamentale. Anche dove “si fa” – poco e male – viene vissuta come “materia che non conta alcunchè”.
    L’ approccio del resto è assolutamente sbagliato: col poco tempo a disposizione occorrerebbe concentrarsi soprattutto sull’ ascolto e lasciar perdere solfeggio e flautino. E l’ ascolto dovrebbe iniziare non con un concerto del genere – mi meraviglio, in questo caso altro che “avvicinare”, li si fa scappare…! “Guarda che bianca luna” … Ma scherziamo? – ma fornendo le più varie occasioni : ciascuno sceglierà spontaneamente le più consone alla propria sensibilità.
    Per quanto mi riguarda – ero molto piccola – non sopportavo la musica che si ascoltava in casa – opere e lieder – ma rimasi folgorata da un Carosello: ricordo vagamente una “pancia che non c’era più” e la musica di Grieg. Negli stessi giorni la maestra ci mostrò un filmino ( allora usava…) con dei meravigliosi fiori che sbocciavano al ritmo del Valzer dei Fiori dello Schiaccianoci; poi mi innamorai delle ouverture di Wagner… Tutta musica altamente emotiva.
    Questo va offerto ai bambini/ragazzi, vanno offerte delle “occasioni”, che possibilmente, dati i tempi, coinvolgano anche altri sensi: quanti si sono avvicinati alla musica “colta” attraverso un film, uno sceneggiato TV…
    Anche la musica cosiddetta “pop” – cosa c’è di più “pop” del Melodramma italiano dell’ 800 ? – ha le sue qualità. Un tempo quasi ogni ragazzo si arrangiava ad imparare, magari autonomamente, uno strumento: la chitarra, la batteria, la tastiera… per “fare” musica” assieme agli amici ( un po’ come si usava, mutatis mutandis, “fare musica” nelle case borghesi, soprattutto del Nord Europa). Poi da cosa nasceva cosa.
    Ora non è tanto colui che si fa chilometri per un concerto ad impensierire ma la continua fruizione, più o meno forzata, di musica di scarsa qualità che ci viene imposta ovunque: la musica è ormai “sentita” come sottofondo scacciapensieri, passatempo o invito al consumo e non più “ascoltata”, pensata, introiettata.
    E questo è come rovinarsi il palato con il continuo consumo di vino in cartone o cibo spazzatura: ci si abitua a quel genere di gusto ed un prodotto buono e genuino non lo si apprezza più.

    (Forse ho scritto troppo, mi scusi Professore…)

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  2. ITALO BICCHIERRI ha detto:

    Ieri sera IL Manzoni mezzo vuoto,cosa del resto prevedibile. Una sala troppo grande per un genere non amato ne’ apprezzato purtroppo in citta’. LE VARIE ISTITUZIONI CONCERTISTICHE BOLOGNESI DOVREBBERO INSERIRE NELLE PROPRIE PROGRAMMAZIONI CONCERTI DI LIEDER, MA AHIME’…SI PREFERISCE AMMANNIRE IL SOLITO FAMOSO SOLISTA O GRUPPO ORCHESTRALE.NON SI RISCHIA, COSI COME IL TEATRO COMUNALE HA PREFERITO RIMETTERE IN CARTELLONE UN SIMON BOCCANEGRA GIA’ VISTO E ASCOLTATO

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    • Ovviamente totalmente d’accordo. Ma la cultura e i timori delle organizzazioni li spingono ad “andare sul sicuro” che poi non è tale. Ma purtroppo questo è quello che passa il convento a Bologna: mi spiace dirlo ma Milano è anni luce davanti!

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  3. Antonietta Bormida Vallone ha detto:

    Come sempre, assai amena la recensione. Verrebbe da pensare che da quelle parti la competenza degli organizzatori sia ferrea, e di sicuro scevra da eventuali appartenenze partitiche. Far sentire ai ragazzi italiani, dove la musica è materia aliena, un concerto di quella fatta ( ma qualsiasi altro concerto purtroppo) sarebbe quasi passibile di arresto. I giovani d’oggidì fanno centinaia di chilometri per assordarsi a decibel mortiferi con le varie Band, dove una melodia appena decorosa è più unica che rara, altro che classica…Le auguro miglior fortuna la prossima volta: davvero se la merita e grazie per la preziosa opera di informazione.

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