Recensioni, Sinfonica

Haitink Lewis – Orchestra Mozart Bologna 6 Aprile 2018

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Avevamo già avuto occasione di ascoltare Paul  Lewis  nel 2014 e

la valutazione rimane la medesima.  Un ottimo professionista che però mai riesce a sorpassare quel limite di aurea mediocritas (in senso latino) che distingue un grande artista da un buon artista. Il suo pianismo è levigato, tecnicamente perfetto, ma algido e in un certo senso anonimo. Sia chiaro: non è nelle mie corde un pianismo di impostazione slava con tutti gli eccessi e le libertà che lo contraddistinguono ma qui siamo agli antipodi e per certi versi quello di Lewis risente dei limiti algebraicamente in negativo del pianismo slavo.  E certamente non l’aiuta – ad esempio – il rifiuto di un bis dopo una prova pianistica certamente non sfinente quasi a marcare ancora una volta l’assenza di comunicatività con il pubblico che è così importante in un artista. Se vogliamo fare un paragone anche il Pollini dei bei tempi aveva un’impostazione rigorosa e stilisticamente impeccabile ma riusciva comunque a comunicare quelle emozioni che sono così lontane a Lewis. E anche sui bis non era avaro. Peccato, veramente peccato. Quanto a Haitink, a 89 anni è ancora un miracolo la sua direzione (senza partitura!). Il gesto è rigido quando non assente ma riesce comunque a tenere in pugno l’orchestra che peraltro pare raddoppiare i propri sforzi per compensare le carenze della direzione. Ne deriva un’ottima esecuzione della sinfonia di Schubert, giustamente applaudita calorosamente dal pubblico. Per un’orchestra che ha avuto tutte le note traversie e composta da esecutori che si ritrovano solo saltuariamente una prova maiuscola che pare ricordare ancora la lezione di Abbado e che fa ben sperare anche per il concerto di domenica.  Anche se il suo futuro appare sempre piuttosto incerto.
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Programma
W. A. Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra n. 25 in Do maggiore K 503
F. Schubert Sinfonia n. 9 in Do maggiore D 944 La grande
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10 risposte a "Haitink Lewis – Orchestra Mozart Bologna 6 Aprile 2018"

  1. Antonietta Bormida Vallone ha detto:

    Posso uscire un attimo dal tema di oggi? Sono anni che attendo qualche anima buona suonare l’unico Concerto per pianoforte di Frederick Kuhlau, purtroppo quasi universalmente e assurdamente conosciuto per la Sonatina Op. 20 n. 1 !!!. Non sarà un assoluto capolavoro ma lo trovo interessante, pieno di belle melodie (con commovente e reverente citazione nell’allegro finale dell’Op. 15 beethoveniano). Possibile che si suonino sempre gli stessi Concerti? Grazie se potrà far qualcosa…p.s. : anche la suo Sonata OP 33 per violino e pianoforte è incantevole…

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    • E’ assolutamente vero. I programmi ruotano sempre sugli stessi autori e gli stessi brani. Purtroppo questo fa parte di un provincialismo degli organizzatori ma soprattutto degli interpreti. Gli organizzatori non possono imporre i programmi (costerebbe troppo!) e possono solo scegliere nel repertorio dell’esecutore se non addirittura farsi imporre i programmi. Tipico esempio sono i concerti dei solisti più famosi per i quali nelle locandine si trova spesso la locuzione “programma da definire” che significa che l’esecutore farà quello che gli pare. Oppure il caso in cui i brani previsti sono cambiati all’ultimo momento. Temo che ci siano poche speranze di ampliare il repertorio considerando anche il fatto che la maggioranza del pubblico è felice se viene riproposto un brano che conoscono. Dà sicurezza… E gli organizzatori vogliono viaggiare sul sicuro…

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  2. Maddalena Fiorio ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo con la sua recensione del concerto Haitink Lewis.Ho pensato di andare a rileggere il suo blog del gennaio 2014. Le chiedo se i “mixed feelings” di allora hanno avuto una riconferma o se questa volta lei è un po’ deluso.Un altro soccombente? Maddalena Fiorio

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    • “Mixed feelings” nel mio linguaggio (e in generale inglese) ha un significato tendenzialmente negativo anche se un po’ ammorbidito. Confermo quanto scrissi nel 2014 (e allora avevo già sentito due vole Lewis prima di intraprendere il cammino del blog..): un artista ma NON un grande artista

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  3. Sandra Festi ha detto:

    Mi pare (sottolineo il pare, molto soggettivo) che il giudizio su Paul Lewis sia un po’ agro. Mi sembra che la sua esecuzione sia stata ineccepibile; penso , piutttosto che la parte pianistica del concerto non sia sempre in sintonia con la parte orchestrale.
    Ma che dire del pubblico bolognese che in pochi anni ha dimenticato la sua adorazione per l’ Orchestra Mozart?
    Sandra Festi.

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    • Quanto all’adorazione era infatuazione del nome di Abbado (bravo ma certo non uno stinco di santo). La gente adora chi è stato osannato da altri senza capire un acca. Per Lewis ovviamente i gusti sono gusti. Hai detto bene “ineccepibile” ma priva di anima. E che dire del rifiuto del bis? Ma chi si crede di essere?

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