Cameristica, Recensioni

Radu Lupu – Bologna Musica Insieme 25 Marzo 2018

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Rarefazione è il vocabolo che durante tutto il concerto  ho avuto in mente: il pianismo di Lupu  
è ormai improntato a una sorta di sublimazione che si incrementa a  ogni apparizione suscitando inevitabilmente sensazioni contrastanti. Lupu è una vecchia conoscenza  del pubblico bolognese (cito a titolo di esempio l’ultimo concerto in ordine di tempo nel 2017) e nel corso di una lunghissima carriera ha sempre avuto come cifra distintiva un estremo rigore, un rispetto quasi sacro dello stile del brano eseguito, un approccio interpretativo che della misura ha fatto la propria caratteristica. Ed è certamente questo il carattere distintivo del concerto in questione con il limite, però, che si assiste progressivamente a un eccesso di queste caratteristiche che rasentano il rischio di una perdita di identità musicale. Lupu è maestro nella espressività e nella ricerca delle sonorità più soffuse che ben si attagliano al mondo schubertiano, in un concerto tutto dedicato al grande maestro viennese, suo autore preferito senza dubbio, nel quale però ci sono state luci ed ombre. Un’interpretazione quasi perfetta dei 6 momenti musicali ma una più che discutibile scelta dal punto di vista dinamico nelle due sonate eseguite. Qui – e segnatamente in quella in la minore –  è venuto totalmente a mancare il contrasto fra primo e secondo tempo, con un tempo esecutivo del primo di fatto identico a quello del secondo. Si è quindi persa totalmente la drammaticità del primo tempo. sfilacciato e persino in certi passaggi inutilmente lamentoso mentre la partitura ben altro intendeva trasferire agli ascoltatori. Va bene sottolineare ogni singola sfumatura ma il brano ha un suo sviluppo dinamico che non si è percepito con una perdita della sua caratteristica e in ultima analisi della sua bellezza. Stesso limite nella seconda sonata (seppure un po’ più attenuato) e viene da chiedersi se il futuro esecutivo del pianista rumeno continuerà sulla china pericolosa in cui oggi si trova, al limite (sempre più spesso oltrepassato) fra ampiezza del fraseggio e eccesso di allargamento della dinamica. E si sarebbe potuto ipotizzare che il tutto fosse forzato da una senescenza tecnica che invece non ha trovato riscontro nell’ultimo tempo della sonata in la minore con il tempo staccato e l’esecuzione quasi perfetta delle difficili ottave che lo concludono (e che induce molti esecutori a un forzato rallentando non in stile).  Insomma un concerto “al limite” che a una parte del pubblico è sembrato quasi soporifero (e con qualche ragione). Un improvviso schubertiano come bis e l’aspettato e inevitabile successo (e a chi lo si nega a Bologna?).
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Da tempo ho  rimosso il mio profilo su  facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
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Programma:
Franz Schubert Sei Momenti Musicali D 780,  Sonata n. 14 in la minore D 784, Sonata n. 20 in la maggiore D 959
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3 risposte a "Radu Lupu – Bologna Musica Insieme 25 Marzo 2018"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Recensione magistrale come sempre.

    Vorrei chiedere al gentile Professore di ospitare questo mio off topic ( ma non troppo…)

    Sopraffatti dalla melassa mediatica riguardante l’ improvvisa scomparsa di un loquace presentatore televisivo, sta passando sotto silenzio la scomparsa del Maestro José Antonio Abreu, creatore di quel formidabile El Sistema, capillare introduzione alla musica nelle sue varie forme dei bambini/ragazzi delle zone più disagiate del Sud America al fine di emanciparli, incoraggiarli, introdurli in un mondo diverso da quello al quale parevano e paiono incatenati per destino. La Musica serve anche a questo.
    I lettori del blog ricorderanno l’ impegno profuso anche dal mestro Abbado, nei suoi ultimi anni, nel pubblicizzare e tentare di introdurre anche in Italia questo progetto di inclusione sociale che per una volta non fa leva sulla carità fine a se stessa ma cerca la crescita individuale e del cittadino attraverso la conoscenza e l’ impegno concreto del fare. Purtroppo la cosa, da noi, non ha avuto seguito.

    A lungo ho sperato che il Premio Nobel per la Pace venisse assegnato al Maestro Abreu: in tutta evidenza, purtroppo, l’ estrema valenza politica di questa particolare onorificenza lo ha impedito.
    Per chi volesse conoscere l’ opera davvero particolare e fruttuosa del Maestro,
    segnalo il suo discorso di accettazione del premio TED ai TED Talks ed il film che è stato girato, con la partecipazione dei più noti Direttori d’ orchestra (da Abbado a Rattle a Domingo, ecc…) al fine di illustrare e sostenere il progetto.
    Non so se posso linkare, quindi inviterei i lettori di cercarli su YouTube: ne vale certamente la pena.
    Grazie.

    Mi piace

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