Operistica, Recensioni

Orfeo e Euridice – Teatro alla Scala 17 Marzo 2018

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Sicuramente uno spettacolo all‘altezza della Scala ma che lascia qualche perplessità.
In primo luogo la scelta della versione francese che rispetto a quella italiana originale di Ranieri de’ Calzabigi perde qualcosa proprio nella lingua (si pensi solo alla bellissima aria „Che farò senza Euridice?“

che nella versione francese diventa un lagnoso e poco significativo „J’ai perdu mon Eurydice“) che ricorda la Barbarina delle „Nozze di Figaro“: molti altri esempi potrebbero essere comunque portati. In secondo luogo l‘eccesso di coreografie che di fatto trasformano l‘opera in un balletto con alcuni intermezzi vocali. Non una sola sezione dell‘opera ne è priva, fra l‘altro non sempre di altissimo livello. Mentre molto bella – ad esempio – è la coreografia delle furie infernali e quella delle anime celesti, discutibili sono le ultime nelle quali è in scena solo Orfeo (dove è finita la ritrovata Euridice?) passivo spettatore di contorcimenti di difficile interpretazione mentre assai più in linea con l‘impostazione Gluckiana sarebbe l‘esecuzione puramente orchestrale. Mentre una scenografia a più piani è decisamente felice, meno felice è l‘effetto sull‘esecuzione orchestrale, sia per la compressione del suono quando viene abbassato il piano sovrastante l‘orchestra, sia per il fatto che il direttore volta sempre le spalle ai protagonisti con ovvi effetti sugli attacchi. Sempre con riferimento alle scene finali la presenza statica di Amour a livello dell‘orchestra in atteggiamento tribunizio non può che lasciare perplessi. Molto buona la prova dell‘orchestra. Mariotti ha saggiamente tralasciato certi impeti che spesso caratterizzano le sue esecuzioni rispettando in pieno il dettato barocco. Con tutti i limiti che un‘opera destinata a piccoli teatri evidenzia quando eseguita in un grande teatro. Ottime le escuzioni solistiche di flauto e oboe ma in generale ottima la prestazione orchestrale. Non per niente è l‘orchestra del più importante teatro italiano.

Maiuscola la prestazione di Juan Diego Flores che da solo regge la grande prova del primo atto. Perfetta intonazione e assoluto rispetto delle dettato barocco per la vocalità.  Buona la prestazione di Christiane Karg che avevamo già ascoltato in un repertorio più adatto alla sua vocalità ma va anche ricordato che la sua parte è ridotta e non viene aiutata da una scenografia che la fa apparire più una petulante signora che una vera eroina. Di  buona professionalità la prova di Fatma Said nella parte di Amour. Uno spettacolo quindi con più luci che ombre ma che lascia il rimpianto di come avrebbe potuto essere se alcune scelte fossero state più accorte. Grande e giustificato successo di pubblico.
FPS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Ho rimosso la mia iscrizione a facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
PPS La gestione di un blog è operazione complessa e talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” in basso a destra di ogni post o in quello nero sopra ogni postGrazie anticipatamente.
CasT
Orphée  Juan Diego Flórez
Euridice Christiane Karg
L’Amour Fatma Said
Conductor Michele Mariotti
Staging Hofesh Shechter and John Fulljames
Choreography Hofesh Shechter
Sets and costumes Conor Murphy
Lights Lee Curran

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