Operistica, Recensioni

Die Fledermaus – La Scala 11 Febbraio 2018

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Non sono mai stato un amante dell’operetta ma ci sono almeno due eccezioni: Le contes de Hoffman” e “Die Fledermaus”.  E bene ha fatto la Scala a riproporre per la prima volta (a Vienna viene riproposta ogni fine d’anno) l’operetta di Johann Strauss che sarebbe godibile sotto ogni profilo. Sarebbe…

se il regista non avesse trasformato un’operetta “fin de siècle” in una rappresentazione da baraccone, una sorta di avanspettacolo kitsch di periferia che la Scala di certo non merita.  C’è tutto il repertorio più scadente da parte del regista che ammicca alla sala stile Schikaneder da circo: totale trasformazione del testo con inserzioni fuori luogo, balletti dei protagonisti (ad esempio nel primo atto), balletti in generale (il corpo di ballo è l’unico che si salva),  il principe che diventa principessa, arie d’opera seria, esibizione di acrobati, battute di qualità infima e addirittura uno show di Paolo Rossi che con l’operetta c’entra come i cavoli a merenda. Fare una recensione seria di fronte a questo spettacolo sarebbe come sparare sulla croce rossa: praticamente non c’è nulla  che si salvi. Solo Adele  – die Zofe – (Daniela Fally)  offre una prestazione di valore con una spiritosa presenza scenica e una bella voce.”Il resto è noia….“. Pubblico ovviamente soddisfatto (!!!!!) ohimé.
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Cast
Direttore
Cornelius Meister
Regia
Cornelius Obonya
Co-regista
Carolin Pienkos
Scene e costumi
Heike Scheele
Luci
Friedrich Rom
Coreografia
Heinz Spoerli
Video
Alexander Scherpink
Eisenstein
Peter Sonn
Rosalinde
Eva Mei
Dr. Falke
Markus Werba
Frank
Michael Kraus
Adele
Daniela Fally
Princesse Orlofskaya
Elena Maximova
Alfred
Giorgio Berrugi
Dr. Blind
Kresimir Spicer
Frosch
Paolo Rossi
CAST CORPO DI BALLO
Una donna
Marta Romagna
Un uomo
Massimo Garon
Tre uomini czarda
Federico Fresi, Maurizio Licitra, Salvatore Perdichizzi
Coppia Solista
Beatrice Carbone, Massimo Garon
E il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
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4 risposte a "Die Fledermaus – La Scala 11 Febbraio 2018"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    A proposito di Paolo Rossi, mi viene in mente un episodio occorsomi ormai qualche anno fa.
    Mi trovavo a Reggio Emilia dove il filosofo della scienza Paolo Rossi presentava il suo ultimo libro. Purtroppo è stata l’ ultima volta che ebbi occasione di incontrarlo essendo egli scomparso poco tempo dopo, nel 2012.
    Finita la presentazione, mi recai nella libreria Feltrinelli che si trovava quasi di fronte al luogo dell’ incontro: la libreria era tapezzata di locandine che informavano dell’ evento, una proprio dietro alla cassa.
    Per farla breve: chiesi l’ ultimo libro di Paolo Rossi, ed il commesso, all’ apparenza non certo un novellino, mi portò un libro del comico.
    “No, non è questo”, dissi io, “il filosofo Paolo Rossi”.
    Il commesso mi guardò come si guarda una povera imbecille: “Noi di Paolo Rossi abbiamo solo questo”.
    Gli indicai la locandina, proprio dietro le sue spalle: “Ah!” fece lui, e si eclissò in cerca… Tornò dopo lunghi minuti: “Non ce lo abbiamo, forse non è ancora uscito”.
    Il libro era uscito da qualche settimana.
    “Allora lo abbiamo finito!” tagliò corto.
    Strano, pensai, non sapevi neppure di cosa si trattasse…

    Questo episodio mi è rimasto impresso ed è paradigmatico di come siamo messi, anche tra gli addetti ai lavori ed anche quando l’ evidenza è proprio dietro alle spalle.
    (E l’ offerta musicale segue il medesimo andazzo…)

    Mi piace

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