Cameristica, Recensioni

Katia e Marielle Labèque – Musica Insieme Bologna 22 Gennaio 2018

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Sono notoriamente contrario alle “contaminazioni” ma nel caso delle Labèque l’allargamento dell’orizzonte musicale – che talvolta sconfina, non in questo caso, nel repertorio Jazzistico – è sempre accompagnato da un grande gusto musicale oltre che da un’eccezionale esecuzione. Le Labèque sono le eredi del grande duo Kontarsky e certamente costituiscono oggi il meglio che il panorama del repertorio possa offrire. Affiatamento perfetto, ottima tecnica e grande sensibilità musicale fanno di tutti i loro concerti un evento. E va anche aggiunto uno spiccato senso dell’umorismo come evidenziato dal  bis finale. Il concerto odierno le ha viste accompagnate da due eccezionali percussionisti che le hanno accompagnate nel difficilissimo e bellissimo (purtroppo raramente eseguito) concerto per due pianoforti e percussioni di Bartók. Molto interessante anche il brano post minimalista di Dessner (un compositore che si alterna fra rock e classica) e sarà molto stimolante ascoltarne il concerto per due pianoforti e orchestra in via di composizione. Naturalmente non sono mancati brani che fanno parte del repertorio classico del duo (microkosmos di Bartók e danze ungheresi di Brahms) e a completamento un brano solistico virtuosistico del batterista. Un concerto godibilissimo e di grande qualità che ha riscosso il plauso incondizionato del pubblico.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Ho rimosso la mia iscrizione a facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
PPS La gestione di un blog è operazione complessa e talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” in basso a destra di ogni post o in quello nero sopra ogni post.Grazie anticipatamente.

Programma
Bryce Dessner
El Chan per due pianoforti
Béla Bartók
Cinque pezzi da Mikrokosmos per due pianoforti
Johannes Brahms
Da Ventuno Danze Ungheresi: n. 1 in sol minore; n. 20 in mi minore; n. 5 in fa diesis minore – trascrizione per due pianoforti
Maki Ishii
Thirteen Drums op. 66 per percussioni
Béla Bartók
Sonata per due pianoforti e percussioni
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2 risposte a "Katia e Marielle Labèque – Musica Insieme Bologna 22 Gennaio 2018"

  1. Livio Giberti ha detto:

    Caro Prof. Neri, ammiro molto le sue argute e colte recensioni musicali, con le quali finora mi sono trovato sempre d’accordo. Ha ragione, in Italia i giornali non le pubblicano quasi piu’ e si sentiva la necessita’, per noi melomani, di avere un blog di discussione.
    Ho ascoltato ieri sera il concerto delle sorele Labeque alla Societa’ del Quartetto di Milano e concordo pienamente con il suo giudizio: due concertiste eccezionali, brillanti, coinvolgenti e tecnicamente fortissime. Nel concerto di ieri sono partiti col Sacre (impressionante) e passando per Debussy hanno finito con i quattro movimenti di Philip Glass, quasi musica leggera quest’ultima ma eseguita con una verve e una gioia di far musica che si trasmetteva direttamente al pubblico, rendendo l’ascolto piacevolissimo (e infatti sono miracolosamente scomparsi i colpi di tosse e gli scartocciamenti di caramelle). Bis di Bernstein (dal West Side Story) e Ravel (il finale di Ma mere l’oye, purtroppo funestato da un sibilo elettrico di oscura provenienza). Pubblico caloroso ma non quanto le due avrebbero meritato.
    Personalmente, anche se certamente si tratta di interpreti diversissimi per approccio interpretativo e per temperamento, ho apprezzato assai di piu’ questo concerto rispetto a quello di Andras Schiff del 16 Gennaio, che mi aspettavo di trovare da lei recensito, purtroppo invano. Avevo gia’ ascoltato Schiff un paio di volte, l’ultima in un concerto (che avevo apprezzato pur senza restarne entusiasta) in cui alternava due diversi pianoforti in funzione dei brani da eseguire, ma non ricordo una tale freddezza ed iper-analiticita’, uniti ad una tecnica esecutiva basata quasi esclusivamente sullo “staccato”, sulla rinuncia al cantabile e all’espressione delle emozioni. Questa impostazione iper-oggettiva, asettica e analitica era unita ad un’esecuzione frammentata, in cui per evidenziare e differenziare ogni aspetto strutturale e armonico della musica se ne perdeva il fluire, ne veniva come essiccata l’espressivita’ e il discorso musicale diventava un susseguirsi di micro-episodi quasi slegati l’uno dall’altro. Dei brani in programma (Fantasia op.28 di Mendelssohn, Sonata op.78 di Beethoven, Pezzi op.76 e Fantasie op.116 di Brahms e Suite Inglese BWV 811 di Bach), quello di Bach per ovvi motivi ha subito meno negativamente questo approccio, ma mai avevo ascoltato un Mendelssohn cosi’ freddo e accademico, una sonata op.78 cosi’ priva di umorismo e di poesia (penso a Kempff !!!) o un Brahms cosi’ dissanguato, secco, spigoloso, privo di passione (ho in mente Katchen e Gilels !!!). Ho notato anche un certo impaccio tecnico nel risolvere i passaggi piu’ ostici dei pezzi brahmsiani (notoriamente perfidi!), con rallentamenti e micro-interruzioni del discorso musicale che posso spiegarmi solo con il fisiologico calo di performance dovuto all’eta’ (ma Schiff non e’ neppure cosi’ anziano).
    Su questo concerto di Schiff sarei curioso di conoscere la sua opinione e quella di altri lettori del suo blog.
    Con molta stima.

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    • Purtroppo non ho assistito al converto delle Labèque a Milano nella erronea convinzione che suonassero lo stesso programma di Bologna e quando me ne sono accorto … era troppo tardi. Non ho neppure assistito al concerto di Schiff al Quartetto per impegni personali (ogni tanto debbo anche lavorare…). Non saprei dire di Mendelssohn ma concordo con Lei su Schiff in generale: è un grande e raffinato pianista ma non dotato di tecnica eccelsa e per qualche strano motivo si è recentemente incaponito a suonare Brahms che è sempre, ripeto sempre (lo dico per esperienza personale) tecnicamente impegnativo anche nei brani apparentemente più più semplici. A Bologna ha eseguito lo scorso anno un disastroso (veramente disastroso) secondo concerto (v. mia recensione http://wp.me/p5m12m-1jK) , tecnicamente riconosciutamente difficilissimo, con risultati da brivido. Penso che sarebbe assai più saggio che si limitasse al repertorio che gli è più confacente e in cui è maestro (Bach, Schubert, Beethoven – che normalmente suona molto bene. Forse non era in serata..). I greci la chiamavano “υβρισ” e il sostantivo è drammaticamente appropriato in questo caso!

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