Operistica, Recensioni

Andrea Chénier – La scala Milano 22 Dicembre 2017

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L’aggettivo giusto per l’allestimento di Martone è “suntuoso” (come peraltro tutti gli allestimenti del regista, mai sufficientemente rimpianto a Bologna dopo le sue Nozze di Figaro  di un passato assai remoto,  prima insomma che il duo Sani Ronchi – quello di “più opere moderne per portare la gente a teatro – si esibisse con ignobili scelte). Martone è “creativo” ma non nell’accezione peggiore che oggi viene utilizzata: “crea” o forse meglio sarebbe dire “ricrea” gli ambienti in cui si sviluppò la rivoluzione francese, dalla lussureggiante scena iniziale che rappresenta una festa di nobili fino alla spoglia scena finale in cui campeggia una sinistra ghigliottina. Se così posso esprimermi sono questi gli allestimenti che vorremmo vedere. Non sempre è ovviamente possibile (il budget della scala è astronomico rispetto a quello di altri teatri d’opera – d’altronde è la flagship della lirica in Italia e anche in buona parte del mondo) ma è l’impostazione e l’arte che contano e sono proprio questi elementi che mancano a tanti registi velleitari e “creativi ” (nel senso deteriore della parola) che oggi infestano i teatri e dei quali – grazie a scellerati sovrintendenti – non riusciamo a liberarci.

La prestazione del tenore Yusif Eyvazov (nella vita marito della protagonista Anna Netrebko) è lungi dall’essere memorabile in una parte oggettivamente difficile e ho derivato la stessa impressione sia ascoltandolo dal vivo che in TV in occasione della prima.  Ha un discreto registro intermedio ma il suo modo di cantare è sostanzialmente monotono e in occasione della prima non privo di incertezze. Insomma non trasmette tutto il pathos che una figura così rappresentativa dovrebbe esprimere.  In più la voce ha spesso inflessioni metalliche che nuociono alla interpretazione. Ovviamente di alto livello l’interpretazione della Netrebko anche se l’abbiamo ascoltata in esecuzioni migliori e di certo non le giova la stazza ormai matronesca di signora di mezza età mentre dovrebbe esprimere un personaggio nel fiore degli anni travolta da una passione che la porterà a condividere – nella partitura di Giordano – il tragico destino del poeta.

Di gran lunga il migliore sotto ogni aspetto è il baritono Luca Salsi in grado di sottolineare tutte le sfumature ambigue del personaggio con doti vocali assolutamente fuori dal come. Una prestazione assolutamente maiuscola anche dal punto di vista teatrale.  Molto buone le prestazioni anche di tutti gli altri interpreti. Assolutamente eccezionale la direzione di Chailly che trae da una partitura non facile e spesso diseguale tutti gli aspetti veristici e al contempo drammatici e lirici. Bravo senza se e senza ma.

Inevitabile grande successo di pubblico ma non sono mancate voci di dissenso. Uno spettacolo comunque all’altezza delle grandi tradizioni della scala. Avessimo a Bologna un sovrintendente come Pereira, un direttore come Chailly e i finanziamenti della scala e non un Sani qualunque fortunatamente giubilato ma …..

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Conductor
Riccardo Chailly
Staging
Mario Martone
Sets
Margherita Palli
Costumes
Ursula Patzak
Lights
Pasquale Mari
Choreographer
Daniela Schiavone
CAST
Andrea Chénier
Yusif Eyvazov
Maddalena di Coigny
Anna Netrebko
Carlo Gérard
Luca Salsi
La mulatta Bersi
Annalisa Stroppa
La Contessa di Coigny
Mariana Pentcheva
Madelon
Judit Kutasi
Roucher
Gabriele Sagona
Pietro Fléville
Costantino Finucci
Fouquier Tinville
Gianluca Breda
Mathieu
Francesco Verna
Un incredibile
Carlo Bosi
L’Abate
Manuel Pierattelli
Schmidt
Romano Dal Zovo
Il maestro di casa/Dumas
Riccardo Fassi
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3 risposte a "Andrea Chénier – La scala Milano 22 Dicembre 2017"

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    In teoria dovrebbe essere la voce a trasmettere emozioni…
    Ma siamo umani, ed il confronto con la splendida ragazza ante-parto giunge automatico. L’ ho vista l’ altro giorno in TV in un concerto col solito marito ed era … con i capelli giallissimi (bionda non sarebbe la parola giusta…) lunghi fino alla vita.
    Come farsi del male! L’ unica speranza temo sia il divorzio…
    Purtroppo succede così anche nella vita di tutti i giorni: le bellissime quando invecchiano si “notano” di più. E’ la rivincita delle bruttine in gioventù, che con qualche trucco ed “aiutino” si mantengono meglio e diventano gradevoli.

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Non amo il melodramma italiano dell’ ‘800 – ‘900 in genere e tanto meno l’ Andrea – forse per le urla ferine di Del Monaco che ero ” costretta ” ad ascoltare in casa da bambina… – quindi la visione in TV mi è stata noiosetta. Bella la regia, scarsino ( parecchio, a mio parere) il Principe Consorte, sempre in forma la protagonista per quanto il ricordo di una splendida Traviata di rosso vestita (queste donne, che sempre dovrebbero rimanere giovani e belle mentre gli uomini divengono “interessanti”…) rattristi un pochino.
    Purtroppo esistono i dischi e gli accenti de “La mamma morta” di una certa Maria Callas … Confronti sempre impari, per questa aria almeno.
    Mi pare che la sua recensione sia comunque positiva e che si sia divertito, Professore: di questi tempi un buon baritono è già un’ ottima notizia.

    Del tutto deprecabile, però, la “blindatura” del buon Yusif…

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    • Roberto Barilli ha detto:

      Forse più che giovani e belle (concetti assai elastici e che contano poco o niente a teatro……) per certi ruoli bisognerebbe controllare il peso..
      Diversamente diventa complicato trasmettere emozioni.
      Tutti noi conosciamo donne non più giovani e non belle dotate di fascino.

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