Cameristica, Recensioni

Angela Hewitt – Quartetto Milano 5 Dicembre 2017

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Che Angela Hewitt sia oggi una delle maggiori interpreti bachiane non è certo una novità. Ma ci sono nel percorso di un’artista come la Hewitt punte di eccellenza e una di queste è stata raggiunta nell’interpretazione delle Goldberg al quartetto. Tecnica impeccabile, perfetta calibrazione dei toni, sottolineatura delle linee melodiche hanno costituito la base del successo tributato giustamente dal pubblico all’artista che con il passare del tempo trova sempre più una propria cifra stilistica che spazia dal repertorio settecentesco a quello moderno (ad esempio Ravel. Ottima ad esempio la sua interpretazione di Le tombeau de Couperin). C’è da sperare che della sua attuale interpretazione delle Goldberg venga prodotto un CD che di certo svetterà nella ampia (e purtroppo eccessiva) schiera delle esecuzioni delle celebri variazioni.
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2 thoughts on “Angela Hewitt – Quartetto Milano 5 Dicembre 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Da tempo, purtroppo, i concerti sono “riti”, gli officianti più o meno i medesimi come i programmi e lo stesso vale per il pubblico. Un rito può dare molta soddisfazione a chi è abituato a parteciparvi ma tende ad escludere i non addetti.
    Addirittura, per garantire la (vera o presunta) star, si vieta persino l’ uscita singola a fine rappresentazione: fiori, coriandoli e claque osannante per tutti. Tanto, esattamente come col calcio, il cibo, il vino ed ogni altro tipo di spettacolo che , in quanto tale, dovrebbe procurarci godimento, va per la maggiore la “musica parlata”: non importa se lo spettacolo mi è piaciuto o meno, l’ importante è quello che scrive il grande critico XYZ. Se mi sono annoiato e lui esulta, ha ragione lui. Neanche la musica, ormai, può servire più solo a rallegrarci, a rasserenarci l’ animo. Mai potremo dire che, per noi, il re è nudo, insomma,
    Il problema è sempre il medesimo: quando non si sa essere autorevoli si è autoritari.
    E siamo solo all’ inizio, vedrete quanto questa “moda” attaccherà. Per il bene del pubblico “che non capisce” e “va educato” ovviamente…
    Quindi, “parla parla, qualcosa resterà”, come diceva qualcuno che se ne intendeva molto ed ha tenuto in piedi per anni un regime.

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  2. Annibale Bormida ha detto:

    la Hewitt è, come si dice, una pacifica garanzia. Lei accenna -giustamente – alle eccessive edizioni di questo immenso capolavoro. Io, nel mio piccolo, mi lamento di sentire più o meno sempre le stesse cose anche dalle nuove portentose leve dei pianisti. Credo che sia ormai davvero difficile sorprenderci dopo tonnellate di Hammerklavier, di Variazioni Diabelli, di Studi op. 10/25, ecc. ecc. Farei un monumento a quegli esecutori che — con minor ego — si riunissero per fare meritorie operazioni culturali proponendoci brani incantevoli e pressoché sconosciuti, per esempio del grande e sfortunato Kuhlau (esempio:op. 33 Sonata per Violino e Pianoforte/ op. 119 Sonata per Flauto, violino e Pianoforte) due opere splendide con melodie bellissime, che però girano solo su YOUTUBE. Non mi illudo ma continuo a sperare…Buona giornata Lei.

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