Operistica, Recensioni

Carmen – Berlino Komische Oper 17 Giugno 2017

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Ho visto certamente di peggio alla komische Oper e questa Carmen trasformata in un singspiel con struttura a musical può essere definita “curiosa”. C’è assolutamente di tutto: danzatrici reali (bravissime) di flamenco con accompagnamento di chitarristi, contrabbandieri trasformati in rivoluzionari con insegne di Marx e Lenin, una Micaela  agghindata come la fata turchina con tatno di nuvola al suo apparire, un Escamillo zoppicante (con il toro che dalla felicità si frega le zampe) un setting generale che ricorda le opere in versione Mario Lanza (predecessore di Bocelli), etc.etc.

Poi i commenti parlati da parte degli astanti, una sorta di coro greco che racconta lo svolgimento dei fatti e li spiega. E che dire di un’opera cantata un po’ in tedesco e un po’ in francese?  La taverna di Llla Pasta sembra un locale rock dove tutti ballano, e addirittura i baristi sembrano figure prese da un film anni’30. Film di cui vari spezzoni sono riproposti senza una vera ragione. Insomma un vero e proprio polpettone che, una volta smaltito lo shock iniziale, non è privo di un suo valore, basta che non lo si voglia chiamare Carmen di Bizet..

In questo contesto un giudizio critico non è possibile ma solo sensoriale. Una regia che non si è risparmiata nulla, persino i commenti esegetici dei vari episodi da parte di giornalisti televisivi. I cantanti e l’orchestra fanno del loro meglio in questa situazione caotica, più o meno tutti allo stesso livello: dei buoni professionisti senza punte di eccellenza.  Bravina Carmen cui la regia impone di tutto, compreso l’ abbigliamento da maitresse nel secondo atto e compresa  persino una sequenza in cui deve comportarsi come una marionetta (ma il mimo non  il suo forte) in occasione del duello fra Don José ed Escamillo.  Don José viene agghindato sempre come un perdente con giacconi scalcinati quasi a prescriverne fin dall’inizio il ruolo del perdente. Insomma siamo alla komische Oper che del tratto nazional-popolare fa la sua cifra distintiva ma che in questo caso ha lasciato il pubblico freddino, abituato  in questo teatro a emozioni più forti e spesso più volgari, Insomma migliora la qualità e diminuisce il gradimento. Panem et cinerces….
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità.
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Happy
Cast 
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INSZENIERUNG
BÜHNENBILD
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KOSTÜME
Ellen Hofmann
DRAMATURGIE
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LICHT
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VIDEO
Jan Speckenbach

BESETZUNG

DON JOSÉ
MICAELA
ESCAMILLO
FRASQUITA
MERCEDES
DANCAIRO
TÄNZERIN MANUELA
REMENDADO
MORALES
GITARRISTEN
Rajko Schlee, Zamna Urista-Rojas

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