Cameristica, Recensioni

Denis Kozhukin- Berlino Boulez Saal 15 Giugno 2017

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Diciamo subito che il russo Denis Kozhukin è un pianista interessante, che nel suo palmarés ha la vittoria a Brussels nel 2010 nel concorso della regina Elisabetta e in seguito ha svolto una carriera internazionale che lo ha portato ora a Berlino (naturalmente – per quanto ne so – non Italia dove molto spesso nelle grandi rassegne si invitano sempre gli stessi stagionati e consolidati artisti. Mai rischiare!). Il concerto di Berlino (tenuto nella bellissima, nuova sala dedicata a Pierre Boulez – di fianco alla Staatsoper – che di per sé merita una visita e che ospita una interessantissima serie di concerti di giovani e stagionati artisti) ha coperto una larga prospettiva temporale da Händel allo stesso Boulez passando per Brahms e Bartòk. La scuola di Kozhukin è una tipica scuola slava che non fa del rispetto filologico dei brani la principale, unica cifra interpretativa ma che evita gli eccessi cui tante volte abbiamo assistito per pianisti della stessa scuola. Händel, ad esempio, non mi ha totalmente convinto per la presenza costante di pedale e di coloriture ma di certo è stata esecuzione più che passabile. Il Brahms di Kozhukin è estremamente intimistico e – specialmente nel primo intermezzo – forse eccessivamente lento. Nel secondo intermezzo – uno dei miei favoriti con le sue costanti modulazioni che tanti studi musicologici hanno stimolato – la cifra interpretativa è stata quella giusta mentre ancora un eccesso di lentezza è stata riscontrata nel terzo intermezzo. Toni estremamente sfumati in tutti e tre i casi e quindi molto vicini a quelli che Brahms ha definito in un caso “la ninna-nanna del mio dolore” e in un altro caso “l’espressione del mio dolore”. Perfetta invece l’esecuzione di Bartòk, forse una delle migliori interpretazioni del compositore ungherese cui ho assistito, in cui tutti gli effetti timbrici e percussivi sono stati messi in perfetto risalto. Nella seconda parte del concerto è stata eseguita la seconda sonata di Boulez, una sonata che risente moltissimo dell’influsso di Webern con la sua architettura composta da episodi che appaiono nella maggioranza dei casi staccati e che solo a un ascolto più approfondito rivelano una qualche unità strutturale. Composizione comunque del giovane Boulez con tutti i limiti inevitabili e per uno strumento che da lì a poco sarebbe stato definitivamente abbandonato dal compositore francese, dopo l’esperimento finale di una sonata (la terza – rarissimamente eseguita) per la quale ogni esecutore può comporre a suo piacimento un ordito sulla base di molteplici episodi disponibili. Un’esecuzione di tutto rispetto, comunque, per un brano monumentale con i suoi 40 minuti di durata. Kozhukin non suona a memoria mentre io ricordo perfettamente una favolosa serata del 1975 a Firenze con Pollini che suonò le Variazioni Diabelli e la seconda sonata di Boulez a memoria. Ma quelli erano altri, favolosi tempi del pianista milanese. Un solo bis, una sonata di Scarlatti, e un grande successo da parte di una sala gremita in tutti gli ordini di posti.
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Happy
Programma
GEORG FRIEDRICH HÄNDEL  Suite Nr. 7 g-moll HWV 432
JOHANNES BRAHMS Drei Intermezzi op. 117
BÉLA BARTÓK  Szabadban «Im Freien» / Klavierzyklus Sz 81
PIERRE BOULEZ Sonate Nr. 2

Apology:  i
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3 thoughts on “Denis Kozhukin- Berlino Boulez Saal 15 Giugno 2017

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