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Musica moderna – Bologna 24 Maggio 2017

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Il sostanziale rifiuto del pubblico bolognese (ma non solo..) della musica del XX secolo è stato evidenziato ancora una volta dallo scarsissimo pubblico (andando via via rarefacendosi nel corso dell’opera) del Peter Grimes di Britten, un’opera oggettivamente non troppo difficile sul piano musicale ma risultata comunque indigesta anche a molti fedeli frequentatori della sala del Bibiena (che – va ricordato – ha ospitato la prima italiana del Lohengrin con grande successo). Un vero peccato perché l’opera è molto bella e per una volta messa bene in scena e molto ben diretta con ottimi cantanti. Sto ascoltando in questo momento sul V canale (la ex filodiffusione) delle musiche da film e molte di queste corrispondono come tipologie a quelle così indigeste al pubblico di cui sopra ma che risultano accettabili se costituiscono il sottofondo o anche l’accompagnamento di pellicole cinematografiche. In un certo senso questo corrisponde al costume – ormai assolutamente maggioritario – dei brani pop che sono pressoché costantemente introdotti con video che ne “interpretano” i contenuti o addirittura raccontano una storia del tutto scorrelata al testo della canzone. Ma mentre nel caso delle pellicole cinematografiche la musica “moderna” è accettata e addirittura considerata necessaria per sottolineare l’azione, tutt’altro discorso vale se l’azione è fusa con la musica come nel caso dell’opera di Britten. Interessante fenomeno di difficile interpretazione.

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5 thoughts on “Musica moderna – Bologna 24 Maggio 2017

  1. Chiara Del Rio ha detto:

    Per la verità, sabato 20, turno C, il teatro era gremito e il pubblico calorosamente plaudente fino alla fine…. analogamente martedì 23, turno A… forse si è sparsa la voce che era un’occasione da non perdere ( appunto, prima rappresentazione a Bo in 70 anni di vita dell’opera…)

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Accoppiare la musica con l’ immagine rende il tutto altamente emotivo: pensiamo ad un Morricone o ad un musical alla West Side Story ( musica non facile, per altro…).
    Del resto è sempre stata molto più “popolare” la musica rappresentata (melodramma, ecc…) di quella solo eseguita : i sensi coinvolti sono di più.
    Ne sa qualcosa Andrew Lloyd Webber che col suo “Jesus Christ Superstar” – una miscela azzaccatissima di musica colta e pop, unita ad una storia altamente coinvolgente e nota a tutti come le antiche rappresentazioni della Settimana Santa –
    ha ottenuto un ( a mio parere meritato) successo con pochi precedenti.
    Ho sempre pensato che nessuno di noi sia un unicum, nel senso che in molti condividiamo le medesime emozioni ( ben lo sa la pubblicità!): bene, il mio leggero fastidio nei confronti della musica classica che si ascoltava “asetticamente” in casa, si è trasformato in uno sviscerato amore dopo la visione, in seconda elementare, di un “filmino scolastico” ( chi li ricorda?) nei quale il Valzer dei Fiori dallo Schiaccianoci accopagnava l’ immagine dello sbocciare di immensi, esotici e coloratissimi fiori. Altro che canzoncine dell’ asilo!
    Una folgorazione. A volte basta poco, il difficile è continuare, poi …
    Ben vengano quindi le musiche da film, e le messe in scena non troppo “creative”…

    Per altro, però, non ci si poò aspettare da tutti il medesimo riscontro: ci sono cervelli non “programmati” per la musica, le neuroscienze ce lo indicano chiaramente ( ed io purtroppo ne ho uno, per altro coltissimo ed altamente scolarizzato, proprio in casa: una jattura…alla terza battuta si addormenta… ☺)

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