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Followers – Bologna 24 Maggio 2017

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Questo post è solo parzialmente correlato all’argomento principale del blog, ovvero le recensioni e i commenti sui fatti musicali. Si tratta invece di una riflessione sulla popolarità della musica classica (o “forte” come la definisce Q.Principe). Negli articoli sui tragici, inaccettabili fatti di Manchester (la prova di una peste ben lontana dall’essere debellata) viene riportato il numero di “followers” della cantante (23 anni se ho ben capito) che si è esibita a Manchester: circa una decina di milioni, ma si citano anche i casi di altre “popstars” più affermate (come Beyoncé) che hanno qualcosa come centinaia di milioni di followers. Ecco ho confrontato questi numeri con il numero dei miei followers (310), un numero che mi pareva già un grande successo e che in confronto è assolutamente ridicolo. E certamente altri blog più blasonati e da più tempo attivi nello stesso settore non godono di migliore situazione. E’vero che l’argomento, la dimensione locale e anche il linguaggio dei miei posts è assolutamente lontano dalle “twittate” alla Trump ma certo il confronto fa riflettere e dice semplicemente come molto probabilmente la musica forte sia destinata più o meno lentamente a scomparire o diventare quello che oggi è per noi la musica del ‘3-400, roba da specialisti e da ricercatori. La mia vetusta età mi impedirà di assistere a questa tragedia ma mi chiedo se non sia possibile cercare di invertire la tendenza. Vado spesso a Berlino e mi si apre il cuore quando vedo schiere di ragazzini recarsi a scuola con il loro strumento (non il solito flautino diritto di plastica con cui suonacchiare qualche motivetto) essendo colà la musica materia obbligatoria in tutte le scuole. Vorrei sapere se la fulva ministra dell’istruzione Fedeli è consapevole della carenza culturale che gravita nelle nostre scuole che di certo non può essere colmata da quelle poche scuole medie a indirizzo musicale e dagli ancora più rarefatti licei a indirizzo musicale, dopo che una sventurata riforma dei conservatori, propugnata dai professori dell’istituzione nel maldestro tentativo di farsi equiparare ai professori universitari (ridicolo!) ne ha ridotto drasticamente le possibilità di accesso (rendendo anche pressoché impossibile conseguire un diploma da privatisti). Vogliamo dirci una volta per tutte che la musica vale quanto l’italiano, la matematica, la storia etc. etc. O no?

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2 thoughts on “Followers – Bologna 24 Maggio 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Moltissime colpe hanno a mio parere le “vestali” della Musica – con la M maiuscola – che trattano tutto ciò che chiamiamo “musica classica” ( che un tempo era, in parte, musica popolare o da questa in gran parte proveniva) come se fosse esclusivamente “affare loro”. Insomma, solo loro “ci capiscono”, il loro ascolto è quello “giusto”, tutti gli altri sono imbecilli. Non aiuta.
    La musica cosiddetta “colta” è ormai ferma da decenni. Una mia personalissima teoria – certamente non condivisa – è che l’ epoca del “facciamolo strano” – l’ ubriacatura atonale – ha sostituito, in questa come in tante altre forma d’ arte, il “facciamolo bene”: insomma, la “ricerca per la ricerca” ( ammesso e non concesso che spesso non si tratti di imbonitori…) ha lasciato dietro di sè parecchi cadaveri di possibili fruitori che “non capiscono” una musica biologicamente sfavorita e nel circolo degli adepti in pochi si azzardano a gridare che, spesso, il re è nudo.

    Non aiuta soprattutto in un Paese erroneamente giudicato “il Paese della musica” ma nel quale la musica cosiddetta “colta” è sempre rimasta lontana da quella popolare.
    Nella Germania luterana il canto era ( ed è ) parte integrante del rito religioso frequentato da tutti e gli Inni, spesso mutuati da melodie popolari, erano ( e sono) quelli di Bach. Da noi il canto gregoriano era una esclusività dei monaci, e quando, con la recente “riforma” si è iniziato a cantare in chiesa, l’ estrema – direi vergognosa – povertà musicale dei piccoli intermezzi cantati ha scoraggiato anzichè promosso qualsivoglia desiderio di approfondire… Ho ancora nelle orecchie – uno tra i miei peggiori incubi – la voce stridula della perpetua che nella chiesa della mia infanzia sovrastava lo svogliato coro dei fedeli ! E che dire degli inni che accompagnavano le processioni, dei “canti Scout” o delle canzoncine che si imparano nelle scuole e sulle quali i bambini si fanno l’ orecchio ( e che piaccino più ai grandi che ai piccoli, ma quello passa il convento e loro si adattano)? E vogliamo parlare della “messa beat” ora sostituita dalla”messa africana” con canti e balletti pseudo-gospel lontani mille miglia dalla nostra sensibilità? La chiesa, un tempo frequentata da tutti, è sempre stata il più potente veicolo musicale.
    E vogliamo parlare del famigerato flautino?
    Insomma, da noi chi volesse “capire” la musica si deve arrangiare ( come in tutto il resto, per altro : che dire dell’ arte figurativa? Quanti in adorazione di millantati “capolavori epocali” nelle nostre pubblicizzatissime mostre! Capolavori che il giorno prima magari giacevano desolatamente ignorati nella Pinacoteca della medesima città!) andarsi a cercare compositori, esecuzioni ed esecutori ed ascoltare, ascoltare, ascoltare… Avrà poi il tempo e l’ orecchio educato dall’ ascolto per costruirsi una competenza e scegliere fior da fiore.
    E possibilmente tenersi lontano da quelle “signorine” di un tempo che facevano lezione a bimbetti di prima elementare che non avevano mai ascoltato alcunchè a forza di scale e solfeggi ( un altro dei miei peggiori incubi ): scoraggerebbero sul nascere chiunque.
    Insomma, la musica è lontana dalla nostra vita di tutti i giorni, nonostante ne siamo continuamente assillati, dal centro commerciale al museo, al bar, alla biblioteca: junk music peggio del junk food. La diseducazione al massimo grado. Diseducazione della quale non ci si occupa perchè distrugge la sensibilità senza far ingrassare ( massimo terrore postmoderno).
    Non a caso anche la rapidissima evoluzione della musica popolare – siamo passati in pochi anni da Nilla Pizzi ai Pink Floyd – che ha sostituito in termini di ricerca quella colta è nata e si è sviluppata altrove. Noi abbiamo solo copiato, e male.

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    Mi piacerebbe di essere il primo ad applaudirla per quello che ha scritto perchè ha fotografato la situazione esistente da noi, ministra Fedeli compresa, Berlino compresa e flautino compreso.
    Non mi convince invece il suo pessimismo circa il trend rapidamente disvendente che riguarda la musica classica.

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