Cameristica, Recensioni

Grigorij Sokolov – Musica Insieme Bologna 15 Maggio 2017

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Nella prima satira di Orazio si legge “sunt denique certi fines quos ultra citraque nequit consistere rectum” (ci sono ben definiti confini al di qua e al di là dei quali non può trovarsi il giusto). Questo verso andrebbe ripetuto mille volte a Sokolov che ormai scivola sempre più velocemente verso una china manieristica nell’ambito della quale ritiene che tutto gli sia lecito. Ne avevo già avuto sentore e ne avevo scritto in occasione del concerto tenuto per il Bologna Festival nel 2016. Sia chiaro: se al pubblico va bene che gli importa? fa quello che gli pare e via. Però l’interpretazione musicale seria ha delle regole: è come un fiume che deve scorrere in un alveo. L’alveo è lo stile dell’epoca e il rispetto della partitura: nell’ambito di questi confini ha diritto di cittadinanza l’interpretazione. Fuori si cade invece nell’arbitrio. E’ il caso di Sokolov con Mozart: tempi smodatamente allargati, costanti cambiamenti di tempo, accelerati e rallentati, sonorità con un campo di variabilità da pianoforte romantico alla Rachmaninov etc. etc. Piace? E allora che farsene dei parrucconi (categoria alla quale sono da moltissimi anni iscritto) che predicano la misura, che apprezzano i Michelangeli, i Brendel, i Volodov, etc. etc. ? Rimane loro solo il diritto inalienabile a considerare questo modo di suonare intollerabile. E certamente fa specie che venga da un artista che nel tempo passato ha toccato vette altissime. Un po’ meglio l’esecuzione delle sonate beethoveniane (ma dove c’è scritto che i trilli debbano iniziare con la nota superiore, un vezzo di stile settecentesco?) e poi ecco che ricasca nell’interpretazione soporifera oltre ogni immaginazione quando si passa alla famosissima “arietta” finale dell’op. 111, dimenticando anche che le variazioni in larga misura dovrebbero rispettare il tempo dell’aria su cui si basano mentre qui nella terza variazione improvvisamente il tempo accelera per poi ricadere in un ritmo da Wiegenlied. Stop: su Sokolov cade, per quanto mi riguarda, una sorta di “crux filologica“.  Va anche segnalato che l’esecuzione di tutti i brani non è stata neppure tecnicamente immacolata: si sono avuti errori anche in passaggi molto semplici. E che dire della pretesa di eseguire tutti i brani di una parte del concerto senza soluzione di continuità, non facendo chiedere al pubblico dall’astenersi dall’applauso (ovviamente lecito), ma attaccando letteralmente la fine di un brano all’inizio del successivo anche quando chiaramente diversi come impostazione e stile con un effetto veramente sgradevole.  Sei (6) bis (almeno fino a quando per l’ora tardissima sono uscito): un momento musicale di Schubert, due notturni di Chopin, una sonata settecentesca (penso di Scarlatti ma non solo lo Shazam della musica classica!), l’arabesque di Schumann e un preludio di Chopin. Grandissimo, immancabile, ma anche tristissimo successo acritico di un pubblico da panem et circenses (sono mancate solo le vestali in deliquio) ma su questo non commento ulteriormente: chi mi legge capisce perfettamente la mia opinione. Piccolo inciso: il concerto è terminato alle 11.40, il che dice quale sia l’allargamento dei tempi. Pareva di essere a Bayreuth quando Gatti dirige il Parsifal (corre voce che colà le maschere abbiano diritto a un extra per l’allungamento dei tempi)!
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Programma
Wolfgang Amadeus Mozart  Sonata in do maggiore KV 545, Fantasia in do minore KV 475, Sonata in do minore KV 457
Ludwig van Beethoven Sonata n. 27 in mi minore op.90, Sonata n. 32 in do minore op. 111
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10 thoughts on “Grigorij Sokolov – Musica Insieme Bologna 15 Maggio 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Dato che, in teoria, si andrebbe ad ascoltare un lavoratore al servizio della musica – generalmente ottimamente pagato – e non a ricevere “doni”, per quanto mi riguarda preferirei un programma ben pensato e concluso in se stesso.
    A volte tali “doni” non ci entrano nulla col programma – ammesso e non concesso che il programma sia coerentemente apparecchiato musicalmente e non per mostrare le funamboliche ( o meno) capacità del fenomeno – anzi lo sminuiscono disorientando i presenti e diluendo la concentrazione. Insomma, per quanto mi riguarda, la musica prima di tutto.
    Vorremmo bis anche a Die Winterreise? Immagino di sì… si tratta di “doni”, quindi…

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  2. Maddalena Fiorio ha detto:

    Da un po’ di tempo seguo il suo blog con tanta ammirazione per la sua cultura e per la precisione delle sue recensioni .Il giorno dopo il concerto sono curiosa di leggere le sue parole ogni volta, però, provando la frustrazione dell’ignorante che vorrebbe commentare, come lei ci invita a fare, ma non ne ha la capacità e la preparazione (nonostante anni di frequentazione di concerti) perché la musica è molto difficile. Proprio per questo mi sento di difendere quel pubblico “acritico da panem et circenses” che lei spiritosamente (le vestali in deliquio) rimprovera. Nonostante la mia inadeguatezza ho condiviso le sue opinioni e anche questa volta la ringrazio e le esprimo la mia grande ammirazione. Maddalena Fiorio

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  3. carlo giulio lorenzetti settimanni ha detto:

    Confesso senza alcun pudore di non possedere una preparazione musicale tale da cogliere tutti i tralignamenti e gli errori che con grande severità Lei addebita alle esecuzioni di Sokolov. Personalmente ne ho apprezzato il tocco, la leggerezza e il sentimento che traluceva da molti brani. Noto che questa volta ha risparmiato la presentazione, forse un po’ troppo sbilanciata sul versante storico.
    Pienamente d’accordo sulla stranezza di quelle sonate eseguite una dopo l’altra senza intervalli.
    L’indomani dei concerti corro sempre a leggere le sue recensioni non solo per la curiosità di conoscere i suoi giudizi sugli interpreti ma per prendere coscienza dei limiti di una sensibilità basata solo sull’orecchio e su di una certa consuetudine all’ascolto.

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  4. Sandra Festi ha detto:

    Ma chi è lo Shazam della musica?
    Eppoi, mi permetto di ricordare alla Signora Marcucci che i bis sono un gentile dono dell’ artista al pubblico che lo applaude. Quello stesso pubblico che va a teatro a tossire, guardare freneticamente i cellulari e uscire rumorosamente prima degli artisti. Sandra Festi.

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  5. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Ma sono proprio indispensabili i bis ( che per la maggior parte delle volte non ci entrano col programma, ammesso e non concesso che il programma stesso abbia una logica intrinseca…)?

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