Operistica, Recensioni

Il turco in Italia – Teatro comunale Bologna 10 Marzo 2017

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Catapultato dal Rossini Opera Festival del 2016 approda a Bologna Il turco in Italia rossiniano. Diciamo subito che pur trattandosi di turquerie siamo del tutto lontani (per fortuna!) dall’orrore e dallo scempio del Ratto dal serraglio che ha aperto la stagione bolognese. La scenografia e la regia dell’opera, tutta giocata su un doppio piano fra scenografia tradizionale e richiami del felliniano 8 e 1/2 risulta gradevole e rispettosa del dettato musicale e del testo del libretto. Siamo in una versione rivista del “teatro nel teatro” anche se in questo caso si tratta della scelta del cast di una rappresentazione cinematografica dell’opera e delle fasi di  produzione con tanto di ciak e segretaria di produzione. Insomma, pur con tutti i limiti, una boccata d’aria fresca dopo la vergogna dell’opera di apertura. Naturalmente in molti casi c’è un eccesso di “fellinismo” e in particolare la presenza ossessiva e sguaiata di una “saraghina” che ad ogni piè sospinto fa “la mossa” (la stessa della famosa tabaccaia) anche in scene dove oggettivamente è totalmente fuori posto. Il tutto in un contesto da circo (sempre Fellini docet) con tutte le maschere tipiche di questo spettacolo.
Non mancano naturalmente altri personaggi di 8 e 1/2 come, in particolare, la “Gradisca” e una “pin-up” con abbigliamento di piume che si muove sul palcoscenico come se fosse in una riproposizione da café chantant ma forse più propriamente da avanspettacolo.
Ma tant’è: lo spettacolo complessivamente regge ma non scalda il pubblico, in parte decimato da altre due manifestazioni nella stessa serata, con tanti saluti alla capacità di programmazione e sincronizzazione degli organizzatori bolognesi. Dilettantismo puro.
 
La direzione d’orchestra ha risentito pesantemente della sostituzione del compianto Zedda dando luogo a una prestazione oggettivamente scialba nella quale – ancora una volta! – gli ottoni hanno hanno avuto imprecisioni di intonazione (in particolare tromba e – guarda caso! – i corni). Lamentarsi è come sparare sulla croce rossa: forse andrebbero segnalati i pochi casi in cui mancassero imprecisioni evidenti. Le voci: Hasmik Torosyan (Fiorilla) dopo una prima aria disastrosa (voce metallica, intonazione incerta etc.) è oggettivamente molto cresciuta nel corso dell’opera raggiungendo livelli oggettivamente di eccellenza specialmente nel finale: una voce con tutti i registri (forse qualche difficoltà negli acuti). Nicola Alaimo rende perfettamente la figura di Don Geronio sia da un punto di vista vocale che scenico mentre il Selim di Simone Alberghini non emerge mai dal di sopra di aurea mediocritas. Quanto ai comprimari sono dei buoni professionisti e nulla più. Complessivamente un spettacolo solo di poco al di sopra di una media accettabile ma forse con i chiari di luna economici e un management non eccelso sarebbe impietoso aspettarsi di più. O no?  
PS Debbo a un commento risentito del signor Giulio Ciofini la precisazione che la Gradisca è personaggio di Amarcord. È corretto ma nel redigere il post e volendo citare personaggi Felliniani mi è sfuggita dalla penna la precisazione. Me ne scuso ma anzichë correggere il post preferisco, per onestà intelletuale, semplicemente fare ammenda. Il commento completo della signor Ciofini che mi ritiene un incompetente è disponibile nel post.
 “HappySadHappy
Cast
Selim
Simone Alberghini
Don Geronio
Nicola Alaimo
Donna Fiorilla
Hasmik Torosyan
Don Narciso
Maxim Mironov
Prosdocimo
Alfonso Antoniozzi
Zaida
Aya Wakizono
Albazar
Alessandro Luciano
Direttore
Christopher Franklin
Regia e scene
Davide Livermore
Costumi
Gianluca Falaschi
Progetto luci
Nicolas Bovey
Videodesign
D-WOK
Maestro del Coro
Andrea Faidutti
Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
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8 thoughts on “Il turco in Italia – Teatro comunale Bologna 10 Marzo 2017

  1. elisaciofini ha detto:

    Solo poche domande per il simpaticissimo Sig. Barilli, così che ci si possa comprendere al meglio;

    – E’ certo di aver letto bene nel mio curriculum? Clarino basso?
    – E’ certo di aver letto bene il post del Sig. Giovanni Neri sul Turco in Italia? E’ proprio sicuro che Il Sig. Neri criticasse me nelle sue osservazioni (tanto che ne sarei “piccato” come lei scrive) visto che nella partitura del Turco in Italia non c’è neppure una nota affidata al mio strumento (il clarinetto basso)?
    – E’ certo di aver letto bene il mio post? Lei mi attribuisce, virgolettandola, la frase “i musicisti non si possono criticare perchè lavorano in contesti difficili e problematici nelle loro esecuzioni pubbliche” mentre, come ognuno può verificare, ho scritto che un critico di professione lo si riconosce, tra le altre cose, perchè “non si sognerebbe mai di accanirsi contro i musicisti dell’Orchestra o contro i cantanti”. Mi pare ci siano delle belle differenze.
    Vede Sig. Barilli aveva capito bene il senso del mio scritto anche il Sig. Neri il quale mi ha risposto in un modo che ho sinceramente apprezzato; “cercherò di essere il più possibile oggettivo nei miei giudizi, senza fare sconti a nessuno”. Questo, assieme ad altre cose, fa un critico di professione; è oggettivo nei suoi giudizi, non fa sconti a nessuno ma al tempo stesso non si “accanisce”.

    Chiudo comunque ringraziandola del suo post; mi ha fatto sorridere, l’ho trovato ricco di spunti, sicuramente ha aggiunto valore a questo già prezioso blog che leggo quasi sempre.
    E la prego Sig. Barilli non me ne voglia di tutte le domande che le ho fatto; neppure le chiedo di rispondermi visto che, in sintesi, la medesima domanda che le faccio io se la pone lei stesso alla fine del suo commento: “ho letto bene che……?”
    Le risponde, in mia vece, Guglielmo dal Così fan tutte:

    Eppur un dubbio,
    Parlandoti a quattr’occhi,
    Non saria mal, se tu l’avessi.

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    • Pubblico, ma con qualche perplessità perchè il blog non deve diventare un’arena per polemiche personali. Ricordo comunque che il diritto alla critica – anche feroce – è stato ripetutamente sancito dalla cassazione. E invito il dig. Ciofini a usare un suo account se vuole intervenire nei commenti per evitare malintesi sull’origine dei commenti stessi.

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    mi inserisco volentieri nello scambio di commenti fra il prof. di clarino basso Giulio Ciofini, componente dell’Orchestra del Teatro Comunale, e Giovanni Neri.
    In cui il primo si è sentito piccato per un commento del secondo circa ‘i fiati che hanno steccato’ nel complesso della rappresentazione.
    Fin qui, a mio parere, siamo nella normale contrapposizione di due parti in causa in cui la prima si è sentita personalmente (il clarino basso è un fiato….) tirata in ballo per la critica ricevuta che evidentemente ritiene ingiusta.
    Lá invece dove la cosa assume una dimensione bizzarra è quando il prof. di clarinetto basso sostiene che ‘i musicisti non si possono criticare perchè lavorano in contesti difficili e problematici nelle loro esecuzioni pubbliche’ (ho riassunto per comodità….).
    Prof. Giulio Ciofini: ho letto bene che un componente di un’orchestra, o più componenti di un’orchestra, deve essere al di sopra di ogni giudizio critico al pari di un cantante solo perchè svolge un lavoro ‘difficile e problematico’?
    Forse intendeva scherzare e per una qualche ragione non è riuscito a esprimersi come avrebbe voluto.
    Ne sono quasi sicuro.

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    • E’ probabile che la parola “stecca”, per quanto usata regolarmente in modo colloquiale, possa risultare sgradita. Senza cambiare nulla del significato della frase ho sostituito la parola “stecca” con “imprecisione di intonazione”. Fra l’altro la mia critica andava agli ottoni e non ai legni di cui fa parte il sig. Ciofini. Per terminare una polemica sterile (che non mi condizionerà in alcun modo e certamente inficiata dalla pretesa di considerarmi un incompetente – fra l’altro sarebbe interessante che mi fossero segnalati i critici “seri” visto che la recensione è un genere letterario ormai in disuso) vorrei segnalare che anche nel mio mestiere si fanno “stecche” nel senso che di fronte a un’aula di studenti che non aspettano altro che “beccare” il professore si fanno “stecche” e l’unica cosa che si può fare in tal caso è scusarsi. Come recita un famoso proverbio “anche i preti sbagliano all’altare”!|

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  3. elisaciofini ha detto:

    Gent.mo Professore, la sua replica mi costringe a rispondere ancora per chiarire innanzitutto che chi Le sta scrivendo è Giulio Ciofini; per lasciare il mio precedente commento ho usato (come sto facendo anche adesso) l’account WordPress.com di mia figlia Elisa. Nessuna incertezza quindi sull’identità dell’autore del commento. Spero di aver così soddisfatto le Sua legittime curiosità in proposito.

    Quanto ai suoi dubbi sulle mie competenze provo a risponderLe senza cadere nell’autocelebrazione che trovo essere pratica tanto diffusa quanto di cattivo gusto. Lavoro come musicista da oltre trent’anni nei più importanti Teatri Italiani ( Teatro Comunale di Firenze, oggi Opera di Firenze, Teatro Comunale di Bologna, Teatro Regio di Torino, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Bellini di Catania…) ed ho collaborato nel tempo con tutti i più importanti Direttori D’Orchestra (Riccardo Muti, Zubin Metha, Daniele Gatti, Michele Mariotti, il grande George Pretre purtroppo recentemente scomparso, Christian Thielemann, Vladimir Yurovski ecc…). Mi sono formato in Italia ma ho studiato per parecchio tempo in gioventù anche all’estero (Francia e Stati Uniti) e ho vinto parecchi concorsi Internazionali.
    Nonostante questo però non sosterrei mai di essere una persona che ha le competenze per valutare uno spettacolo lirico o un’esecuzione musicale, se non in modo soggettivo e quindi opinabile.
    Lascio volentieri ai critici di professione questo importantissimo compito; ce ne sono anche oggi di bravissimi (lo dico davvero) e li si possono riconoscere dall’uso sempre composto della lingua italiana, dalla precisione direi quasi scientifica delle loro osservazioni critiche ma soprattutto dal fatto che nei loro scritti non si sognerebbero mai di accanirsi, come fa sempre Lei, contro i musicisti dell’Orchestra o contro i cantanti; sanno benissimo infatti, conoscendo la materia, quanto possa essere difficile e problematica un’esecuzione in pubblico anche per i più grandi.
    Cordiali saluti
    Giulio Ciofini

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    • Grazie per la Sua ferma ma cortese risposta. Potrei elencarLe anche le mie competenze ufficiali (diploma in pianoforte, concerti, accompagnamenti di cantanti e violoncellisti etc.) ma come giustamente Lei suggerisce niente è peggio dell’autocelebrazione nonostante che traspaia dalla Sua risposta la convinzione di una mia sostanziale incompetenza e addirittura di un mio italiano incerto (sic!). Quindi credo che una polemica sterile come questa meriti solo di essere terminata. Posso solo confermarLe che, come per i solisti, cercherò di essere il più possibile oggettivo nei miei giudizi, senza sconti per nessuno. Sono certo che il Suo curriculum sia di assoluta eccellenza e non ho avuto mai la sensazione di incertezze nei legni dell’orchestra del Comunale. Non posso dire altrettanto per gli ottoni. A puro titolo di esempio ebbi una polemica simile alcuni anni fa con una gentile cornista bolognese a proposito di un passaggio del Don Pasquale e alla fine risultò che il mio orecchio aveva colto l’imprecisione che talvolta può sfuggire anche ai più esperti dal momento che l’attenzione non può essere spasmodica per 180 minuti. Cordialmente

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  4. elisaciofini ha detto:

    Gent.mo Professore, l’altra sera ero presente anche io alla Prima del “Turco in Italia” e a dir la verità tutte le stecche dei fiati che lei sottolinea non ci sono state; se vuole possiamo recuperare e risentire senza nessun problema la registrazione che in Teatro viene sempre fatta per archivio. Mi pare invece che una brutta stecca veramente imperdonabile la faccia Lei quando scrive: ” Non mancano naturalmente altri personaggi di 8 e 1/2 come in particolare la Gradisca…….”. Via, Professore, non si può sbagliare una cosa del genere neppure per distrazione, quello che Lei cita è un personaggio di “Amarcord”, lo sanno tutti anche i bambini.
    E questi scivoloni, non infrequenti nei suoi commenti (che leggo quasi sempre), la dicono lunga sul reale valore delle sue valutazioni in campo artistico. Cordiali saluti.
    Giulio Ciofini

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    • Sulla Gradisca ho solo voluto ricordare un personaggio del mondo felliniano. Nel post ho inserito doverosa ammenda per la imprecisione. Sul resto del suo commento e sulle valutazioni negative del mio blog non posso che rallegrarmi: sarebbe persino noioso ricevere solo commenti positivi! Grazie per essere un lettore seppure saltuario anche se mi permetto di avere gli stessi dubbi sulla Sua competenza artistica che Lei rimprovera al sottoscritto…. Il mio è un blog indipendente non facendo io parte di nessuna orchestra…Una curiosità: perchè il commento arriva da Elisa Ciofini ed è a firma di Giulio Ciofini?

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